Tag: famiglia

Tutto per momenti come questo

Sono stato qualche giorno con mia figlia piccola a Venezia.

Papà e figlia, figlia e papà in un dialogo fitto e continuo, lungo quattro giorni. Io tutto preso dalla meraviglia delle sue scoperte, come gli occhi dilatati dalla sorpresa quando si è resa conto che il ponte di Rialto è così alto; o una lunghissima passeggiata nel sestiere Castello, dove i turisti sono rarissimi, e Michela che mi dice che per lei quella è la zona più bella di Venezia, pareggiata forse solo dai canali dietro l’isola di Torcello, oltre la chiesa, in un luogo dove ci arrivi solo andandoci apposta e/o molto per caso.

La magia è negli occhi di chi guarda, insomma. E penso a Venezia come città in piena difficoltà, perché è di fatto un albergo gigante, un luogo dove vivere è complicato, è resistenza, è un atto d’amore.

E penso a me stesso, anche, a come sono cambiato in questi anni (questo diario è uno specchio abbastanza fedele di questa trasformazione): pubblico e ingessato un tempo, intimista e lieve oggi. E con tanti capelli grigi, è vero; ma che mi paiono quasi medaglie al valore.

Ma soprattutto penso a che cosa significa essere genitore, che in […] continua a leggere »

Cinquant’anni

ieri
C’è una poesia che mi gira in testa per descrivere la giornata di ieri, un giorno in cui io sono stato semplice spettatore. Purtroppo non ne ricordo l’autore né riesco a ricordarmi quelle tre-quattro parole chiave che sarebbero sufficienti per ritrovarla, ma comunque la sensazione del tempo lunghissimo che è passato e che passa che quel testo irradia mi è ben presente dentro.

Cinquant’anni ieri, ovvero domenica 25 settembre 1966, papà e mamma si sposavano. Cinquant’anni, ieri, una vita – anzi due.

Ho sfogliato l’album, l’ho confrontato nella mente con le immagini di oggi. Ho pensato alla circolarità del tempo, alle cose che cambiano e ritornano e rimangono le medesime. Ho pensato a queste due persone miti, indifese ma comunque oneste – l’onestà è sopra tutto il valore per cui le ringrazierò sempre di avermi passato, qualunque cosa succeda.

Ho pensato alle loro vite tribolate, alle fatiche. Ora mi sovviene qualche verso di Attilio Bertolucci:
oggi

Finita l’opera sei tornato a casa
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#ER16

estate
Abbiamo fatto la pazzia, e la responsabilità è innanzitutto mia.

Tutto trae origine da un pensiero: vedere mia figlia piccola così spensieratamente bambina, innocente e felice nei suoi giochi (“La vita è fatta solo di giochi”, ha detto alla mamma non più tardi di un mese fa), e capire, sapere che è al limitare dell’infanzia, che questa sarà forse l’ultima sua estate di bambina; e allora cercare di fermare il tempo, e fermarlo io so che si può solo mirando a viverlo nella sua pienezza intera, nel suo andare, nel suo flusso naturale, con l’idea (forse infantile, e certamente ingenua) che tutto questo contribuirà a rinforzare i miei ricordi di lei quando bambina non sarà più.

Allora abbiamo invitato nel nostro rifugio tra i monti la sua classe intera, per una settimana che è quasi qui. Ed è stato un successone di adesioni: nella prima settimana di luglio saremo in compagnia di ventidue diconsi ventidue bambini scorrazzanti, urlanti, ridenti, felici intorno a noi.

Bambini felici.

Ecco, alla fine delle fini mi sembra che essere genitore sia questo. […] continua a leggere »

Cento anni

Ho scoperto che, prima di nascere, sono vissuto
sempre in uomini saldi, signori di sé,
e nessuno sapeva rispondere e tutti eran calmi.
(Cesare Pavese, Antenati, vv. 8-10)

Ho sensazioni strane, in questo periodo. Metterle su carta non è semplice. Credo che ciò sia connesso con la mezza età, il vedere – immaginarla, almeno – la fine del tempo, la trasformazione del corpo e della mente. E con la casa che è della mia famiglia da cento anni.
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Cento
anni.

Da quando le sette suore Rosine rimaste lasciarono il convento per prendere la via di Torino, correva l’anno 1920, e il nonno Giovanni comprò l’immobile per impiantare la sua fabbrica.

E c’è questa foto con papà e nonno che mi attrae tanto. Stimo sia della primavera avanzata del 1937, papà aveva 8 anni all’epoca, il nonno era negli ultimi mesi di vita – ma non lo diresti guardando la foto, né nessuno poteva prevederlo in quel momento.

E penso che il tempo è circolare. Io sono il padre (il nonno […] continua a leggere »

Il flow, una bambina, la professione e io

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Ho tardato a pubblicare oggi perché l’idea per il post mi è nata solo ieri sera tardi, e avevo bisogno di elaborarla, di “cucinarla” nel mio laboratorio di scrittura, e di chiedere – prima che fosse fuori – il parere e i consigli di mia figlia piccola nella maniera di cui dirò tra poco.

Tutto nasce da una combinazione di due fatti:

– sto leggendo questo libro. L’autore lo conosco bene (ne ho parlato ad esempio qui), il suo concetto di flow è un pilastro per le prestazioni in diversi campi;

– ieri, domenica, ho passato tanto tempo con mia figlia piccola a giocare insieme e fare altre cose (ma giocare soprattutto, anche perché per lei ogni cosa del mondo è un gioco). E se ieri nel gioco c’era solo il gioco e nessun’altra considerazione, pensandoci oggi ho capito che lei mi insegna tante cose del flow che sa per istinto, per natura: e dunque frutto laterale del giocare con lei è l’imparare come se si stesse leggendo un libro. […] continua a leggere »

Bimbimbici

Bimbimbici
Metti un pomeriggio di sole pieno, una di quelle giornate dove la primavera è talmente sbocciata e rotonda che pensi di essere di essere in estate. (Ieri.)

Prendi una bici per te e una per tua figlia piccola.

Metti un evento come questo. L’impegno di tante persone sorridenti, l’idea che la bicicletta è divertente, economica, utile, anche maestra.

Tua figlioletta ti pedala accanto, tutta impegnata a farti vedere che anche nelle salite più ripide usa la marcia numero 3, e tu pensi che è vero quel che scriveva Sinisgalli, che la felicità si può prendere per la coda come un passero e che la vita, a ben vedere, è più o meno tutta qui.

Un sogno ricorrente

Avvertenza per il lettore: questo è un post molto personale. Cioè, credo che molto di quel che scrivo affondi le radici nella mia esistenza (giusto o no che sia, io so scrivere così), ma qui vado forse ancora un po’ più in là.

Faccio un sogno ricorrente, in questo periodo. Credo che sia il segno – la figura, per ricordare ancora una volta Auerbach – che la mezza età è già qui con me. Che ci stia per entrare, che ci stia entrando o che ci sia già entrato fa poca differenza. Nel sogno, che è articolato e piuttosto indistinto, ci sono tre personaggi: io da piccolissimo e papà e mamma da giovani. Probabilmente è di una sorta di eden felice, del tempo precedente la mia consapevolezza.

Mi sovviene Bernard de Chartres:

Siamo come nani sulle spalle di giganti, ed è per questo che possiamo vedere più cose di loro e più lontane: non certo per l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.

Poi, da sveglio, mi guardo allo specchio e vedo un uomo maturo con i capelli grigi, con il volto che cambia, con i segni dell’età. (Non che […] continua a leggere »

Tòjo Fnoj, in memoriam

TF
È morto un amico, qualche giorno fa.

Un ragazzo di 82 anni, sempre col sorriso sulla bocca e una parola buona per tutti. Sempre di buonumore, qualcuno che portava gioia ovunque andasse.

Se n’è andato così, in un momento, senza nessun tipo di preavviso.

Per il giorno del funerale mi sono tornate in mente le parole che Simon Turner pronunciò all’orazione funebre per David Henderson:

Oggi farò un buon pranzo e berrò un buon bicchiere in onore dell’amico scomparso. Forse potrò anche ubriacarmi, perché così lui avrebbe voluto.

Allora proprio in quel momento ho scelto di fare l’attività che amo di più, giocare a golf. Ho giocato a golf durante il suo funerale, perché la sua volontà sarebbe stata la gioia e non certo le lacrime.

Il giorno dopo sono andato a trovarlo al cimitero. Ho cercato a lungo la tomba, poi grazie ad un aiutante magico che si è materializzato nella forma della signora dei fiori l’ho trovata. Sono stato con lui per un po’, gli ho parlato, ho versato qualche lacrima. Poi sono andato […] continua a leggere »

Famiglia

famiglia
(Rielaboro qui alcuni pensieri della settimana scorsa.)

A volte mancano le parole.

Io, pur essendo di fatto cresciuto nella famiglia di mamma, ho sempre avuto l’idea che la mia famiglia fosse quella di papà, forse perché poco o tanto mi vergognavo di quelle origini povere e campagnole.

Ma quella famiglia – la mia famiglia – ha radici profonde e salde, e i cui anelli tengono. Allora incontrarsi, come mi è successo mercoledì scorso, al funerale di una zia mi ha fatto, come una madeleine, tornare alla mente tanti episodi della famiglia, soprattutto di quando ero bambino e il mondo finiva più o meno a Tetti Lusso.

A volte mancano le parole ma se ci penso bene no, non è che manchino: è soltanto che noi facciamo tante cose, ci immaginiamo dei monti lontani, facciamo la guerra, facciamo il giro del mondo ma alla fine ci troviamo sempre sul sagrato di quella chiesa a ricordare chi non c’è più.

La famiglia è sangue, è terra, è vento e nebbia e fatica e travaille […] continua a leggere »

Porto Pollo blues

La Corsica dunque misura la mia vita. I pensieri che provoca, così facendo, sono a volte gioiosi e a volte un po’ tristi. Sia gli uni che gli altri sono però sempre sereni: questo posso giurarlo (Stefano Tomassini, Amor di Corsica)
Marmuntagnja
Non è stato diverso rispetto all’anno scorso – non poteva esserlo.

Per giorni prima della partenza avevo immaginato quel “pellegrinaggio”, il sabato pomeriggio, a salutare, rendere omaggio, vedere per una volta ancora i luoghi della “mia” Corsica. (No, la Corsica non è mia, sarò sempre un ospite qui, ma l’incantagione che mi provoca la rende parte di me.)

Quando è venuto il momento ho preso l’auto. C’era mia figlia piccola con me, il che rendeva meno doloroso quel distacco. Siamo andati verso i luoghi che fanno parte della nostra mitologia corsa: Porto Pollo (ça va sans dire), Serra di Ferro (per via di U San Petru), Marmuntagnja (dove, e non so spiegarmi con precisione perché, c’è una casa che è per […] continua a leggere »