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Sul crinale

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Ora che non ho più il mio rifugio tra i monti (la storia della cui terminazione racconterò più avanti, quando l’avrò capita – perché se oggi dovessi spiegare il perché e il percome veramente non saprei che cosa dire – e interiorizzata meglio), mi sento più libero di spaziare nei miei peregrinari montani.

Venerdì, dopo una settimana di piogge continue, e nonostante il meteo incerto, ho scelto comunque di andare a percorrere questo sentiero. (“The timing is never right”, come dice Tim Ferriss.)

Era un luogo che, per quanto vicino ai percorsi soliti, non conoscevo; o meglio nel mio tempo adolescenziale affondavano vaghissimi ricordi di questo santuario, ma niente di più. (Quante volte passiamo accanto a cose e scegliamo di ignorarle!)
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Coi miei fidi scarponcini sono partito, ho camminato, ho liberato i pensieri. I contorni erano a tratti nebbiosi, a tratti più chiari. Ho apprezzato particolarmente il fatto di aver […] continua a leggere »

La valle Grana vista dall’alto

Venerdì mattina sono partito alla volta dell’alta valle Grana con l’idea di camminare tantissimo, allo scopo ultimo di pulire i pensieri. La giornata era discreta ma non limpidissima. Arrivato su, però, superato il santuario di Castelmagno, intorno al rifugio Trofarello (che, a proposito, grazie a progetti regionali avrà nuova vita a partire dall’estate 2018) trovo la prima sorpresa:

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Insomma la giornata lassù, sopra i 2.500, si preannunciava molto tersa. Lascio l’auto nei pressi del colle d’Ancoccia, là dove molti resti di fortificazioni militari abbozzano una storia minore che prima o poi dovrebbe essere raccontata, poco prima della lapide della Meja dove come in un brevissimo flash mi sembra di capire qualcosa, e inizio il mio giro. Il primo passo è facile: il colle del Mulo, che per me è un nome evocativo della mia infanzia: almeno una volta l’anno era “obbligatoria” una gita colà.

Poi il percorso prosegue per il passo della Valletta, da cui inizia una lunghissima discesa che fiancheggia l’imponente Rocca La Meja, che è il maestoso simbolo di questa valle e dell’attigua val Maira. […] continua a leggere »

Per quel che si può

Col presupposto che tante volte questo mio diario pubblico è anche il mio diario personale, sono andato a riprendere alcuni vecchi post che riguardano il mio rifugio tra i monti. Ho riletto, pensato, provato dei sentimenti. Nei giorni scorsi, soprattutto grazie alle parole di Batista, l’amico mio più caro, e di Gyorgyi, una traduttrice che mi è ugualmente molto cara anche se non l’ho mai incontrata de visu, ho capito che dopotutto posso fare a meno di quel luogo. A molto malincuore, si capisce: ma il fatto è che io amo quella valle, quella cultura, quei silenzi (i silenzi sopra tutto, questo non è prescindibile), e in parallelo che non ho più l’età per fare tanti compromessi.

(Di quel che è successo di preciso dirò quando l’avrò metabolizzato per intero.)

Per quel che si può, però: perché noi pensiamo di fare delle cose e trighiamo e brighiamo eccetera ma poi ciò che succede, i risultati delle nostre azioni, è una combinazione di fatti quasi assolutamente casuali e quasi del tutto slegati tra di loro. Quindi io penso di non volere fare compromessi ma poi fatalmente ciò accade. E pazienza; ma per quel che posso controllare il mio […] continua a leggere »

Pulire i pensieri

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Avevo un problema grosso. Per tutta la settimana scorsa avevo continuato a pensare a quello che era successo la domenica precedente, a casa mia nel mio rifugio tra i monti. È qualcosa che sono riuscito ad elaborare solo l’altro ieri, sabato, salendo al bivacco Rousset, che è un luogo che mi dà pace e tranquillità.

Sì, un fatto molto simile mi era successo l’anno scorso, quando salendo lassù avevo avuto la sensazione magnifica di liberarmi completamente dei problemi avuti con l’INPS che mi avevano tolto il sonno per un paio di anni: fu proprio come togliermi un peso, una splendida metafora della leggerezza dopo il tormento.

Questa volta è stato un po’ diverso, nel senso che sono salito lassù magari un po’ inconsciamente ma di fatto con l’idea di pensare, di riflettere, di sistemare le cose dentro di me. E quando sono arrivato in cima a quelle montagne sono stato in grado di capire quello che non riuscivo a razionalizzare.

(Non era #ER16, come hanno paventato alcuni amici! I bambini non hanno […] continua a leggere »

#ER16

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Abbiamo fatto la pazzia, e la responsabilità è innanzitutto mia.

Tutto trae origine da un pensiero: vedere mia figlia piccola così spensieratamente bambina, innocente e felice nei suoi giochi (“La vita è fatta solo di giochi”, ha detto alla mamma non più tardi di un mese fa), e capire, sapere che è al limitare dell’infanzia, che questa sarà forse l’ultima sua estate di bambina; e allora cercare di fermare il tempo, e fermarlo io so che si può solo mirando a viverlo nella sua pienezza intera, nel suo andare, nel suo flusso naturale, con l’idea (forse infantile, e certamente ingenua) che tutto questo contribuirà a rinforzare i miei ricordi di lei quando bambina non sarà più.

Allora abbiamo invitato nel nostro rifugio tra i monti la sua classe intera, per una settimana che è quasi qui. Ed è stato un successone di adesioni: nella prima settimana di luglio saremo in compagnia di ventidue diconsi ventidue bambini scorrazzanti, urlanti, ridenti, felici intorno a noi.

Bambini felici.

Ecco, alla fine delle fini mi sembra che essere genitore sia questo. […] continua a leggere »

Salire per scendere

In poche parole, sabato è andata così:
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A mezzogiorno ero al santuario, che è di fatto il punto di partenza per tante mie camminate, e ho iniziato la salita verso il monte Tibert, dove sono arrivato due ore più tardi. Su c’era la nebbia ma non mi importava: i pensieri erano puri, puliti, leggeri. E poi si cammina per camminare, mica per altro o per giungere a un punto preciso: si cammina per mettere un passo dopo l’altro, salire, scendere o quel che comunque ti presenta la strada. Si va, si va e basta.

Ho poi seguito il crinale fino al monte Crosetta, anche piangendo per la commozione di quello spettacolo immenso e assoluto. Già, non ho ancora metabolizzato il fatto che al mondo esista tanta bellezza.

A un certo punto ho scorto Narbona (L’Arbouna):
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E in quel momento mi è stato chiaro perché ero arrivato fino a […] continua a leggere »