Lo sport è “solo” una metafora.
Sono nelle mie seconde nove, forse già alla 12 o alla 13, perso in mezzo al campo chissà dove.
I limiti che mi prefiggo di superare non vogliono essere dei record, sono “semplicemente” dei confronti con me stesso. Dei segni del mio essere vivo.
È questo che mi spinge a cercare il miglioramento nel gesto tecnico golfistico, a correre anche quando non ne avrei punto voglia, a fare kilometri in bici, ad andare in palestra, a camminare per ore anche in mezzo ai rovi (anzi proprio in mezzo ai rovi, col burrone davanti e la montagna dietro, le risposte vengono anche più chiare).
Ho scritto un libro che probabilmente contiene parole sensate ma la risposta non esiste, ciascuno la trova per sé.
Lo sport è “solo” una metafora. Voglio raddoppiare i miei sforzi perché il corpo cambia, perché finita la 12 arriva la 13 e un giorno, senza che io me ne accorga, qualcuno metterà per me l’asta in buca alla 18. Fine.
È per questo che voglio correre di più: non ho bisogno di dimostrare delle cose a chicchessia, solo dirmi delle cose.
Correre più forte. Tirare più lungo. Farla fuori dal vaso.

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