TransPerfect, qualche lustro dopo

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Questo articolo mi ha dato da riflettere.

TransPerfect è stata per me per anni l’epitome dell’azienda che avrei voluto costruire. Ho ammirato il coraggio imprenditoriale dei due fondatori; forse l’incoscienza, quasi, di quando – correva l’anno 1993 – accettarono quel progetto grandissimo di traduzione verso il russo di 600 pagine: erano ancora all’università ma avevano già dentro di loro l’idea, chiara, di creare la società di traduzioni più grande al mondo.

(Lascio da parte qui tutti i commenti negativi che tantissimi traduttori hanno verso questa azienda, per i suoi metodi sbrigativi eccetera – avendoci lavorato come fornitore per un certo periodo, sia pure molto tangenzialmente, posso dire di aver sperimentato di persona tutto questo, ma non è ciò di cui voglio parlare qui: mi impressionò molto di più, per dire, la vista che si godeva dal trentanovesimo piano del grattacielo di Park Avenue, 3.)

Nel 2000 l’azienda entrò nella Inc. 500, ed era la prima volta per il nostro settore: io mi sentii talmente felice per quel riconoscimento che fu come se l’avessero dato a me, perché veniva pubblicamente premiata l’importanza del mio mestiere. (Erano anni in cui quella parola, growth, era come una sorta di stella polare per me.) Il fatturato 2013 ha superato i 400 milioni di dollari. Tutto pare quindi andare a gonfie vele. Ma…

Ma forse i soldi sono diventati troppi, forse è stata la sete di potere, oppure le gelosie, chissà. Il punto è che sono entrati in scena gli avvocati, il che – comunque sia – non è un bel segno. (Se hai bisogno di un avvocato hai comunque perso.)

Succederà quel che succederà, però per parte mia la lezione è questa: oggi sono molto più contento di non essere riuscito a costruire una grande azienda, perché casi come questo dimostrano che il pericolo che le cose prendano una brutta piega è più che reale. Tutti quei soldi danno ebbrezza, certamente, ma non danno libertà e dunque non mi attirerebbero, né invidio i due fondatori. Preferisco far fatica (anche tanta) nel mio piccolo ma essere libero, mi bastano e mi piacciono i miei fatti minimi, va bene così.

Commenti

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