Apr 04

Mi sono imbattuto qualche giorno fa nella voce di Fiorello, che per Sky magnificava i canali 3D e il fatto che entro l’anno ci saranno non ricordo più quanti nuovi canali in 3D. (Chissà perché il marketing deve sempre usare la parola “nuovo”, nel comunicare l’offerta. Ciò che solo ieri era il massimo oggi è totalmente out.)

Allora mi è venuta in mente mia figlia che vorrebbe che io comprassi uno smartphone “o almeno un telefono col touchscreen”. Ma io sto benissimo col mio telefono da 49 euro, non ho bisogno di più. (Anzi, mi spiace tantissimo che il telefono precedente, dopo otto anni di onorato servizio, sia stato giocoforza messo fuori uso dal tempo che passa.)

Non ho bisogno di un telefono nuovo. Non ho bisogno di un’auto nuova. Non ho bisogno di un televisore 3D. Non voglio lavorare di più per avere il denaro necessario per comprare degli oggetti di cui non ho bisogno. Signori del marketing: domando la vostra comprensione, ho altre priorità.

Mi pare di essere come quell’”ectoplasma d’uno scampato” di montaliana memoria; con la differenza (non da poco) che mi sento felice. (Anche senza smartphone.)

Adoro il marketing, ma non piace quella parte di marketing che vuole farmi possedere oggetti di cui non ho alcun bisogno.

Si tratta di decidere dove vogliamo dirigere le nostre vite. Per dirla con Paolo Inghilleri (La “buona vita”. Per l’uso creativo degli oggetti nella società dell’abbondanza), si tratta di andare verso il materialismo dotato di senso, o materialismo strumentale (ovvero adoperare gli oggetti come strumenti per la nostra felicità), e di allontanarsi dal materialismo terminale (che si ha quando gli oggetti esauriscono la loro funzione in termini di puro possesso):

Il materialismo terminale è connesso a una modalità di consumo degli oggetti basata unicamente sulla necessità di possedere un numero sempre maggiore di cose, di avere, e quindi di controllare, simboli di status e, in ultima istanza, di consumare più energia ambientale, fisica ma anche psicologica.
Nel caso del materialismo terminale, ad esempio, compriamo abiti, oggetti di arredamento, elettrodomestici, telefonini, automobili, non in base a reali necessità o a un effettivo piacere nel loro uso, ma unicamente per il fine ultimo di comperare, possedere e mostrare agli altri questo nostro possesso.

E – chiaramente – il materialismo terminale drena per forza molte tra le nostre energie, con ciò sottraendole di fatto ad altri ambiti significativi dell’esistenza come le relazioni personali, la solidarietà, l’arte, la natura e così via.

Io per me voglio significato e non cose. Signori del marketing, signor Fiorello, invoco di nuovo la vostra comprensione e mi tengo il mio televisore del 1998.


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