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Ritornare selvatici

Dunque, la società di oggi ha tante meraviglie, ma altrettante – e forse più – manchevolezze. Il precario equilibrio con la natura è una di queste, e non certamente secondaria.

Ritornare selvatici. Le parole nomadi di Tavo Burat è un film che va in questa direzione. È uno dei testamenti spirituali di Tavo Burat, grande personaggio e grande persona, studioso brillante, uomo mai domo e con un senso di giustizia fortissimo dentro di sé (qui un mio piccolo ricordo).

E nello stesso tempo è anche l’invito accorato all’uomo di oggi a salvaguardare, a tenere da conto la terra, la natura, le proprie radici, la biodiversità come si direbbe oggi con una parola di moda, perché è tutto quel che ha. (Personalmente mi vedo molto bene, invecchiato, nel mio rifugio sui monti, a custodire una piccola parte di natura, a cercare di lasciarla in buone condizioni alle generazioni future. Ritornare selvatici – io ci arrivo.)

O, per dirla con le parole di Tavo:

Essere ancora selvaggio, oggi, forse vuol […] continua a leggere »

Eloy Moreno, Ricomincio da te

Il protagonista di Ricomincio da te è simile a troppe persone del mondo di oggi: lavoratori della conoscenza troppo presi dalla quotidianità per accorgersi che la vita, intanto, scorre in fretta (“Una volta entrati nella spirale, quando ormai siamo dentro, non sappiamo più scappare e quel che è peggio è che neppure ci pensiamo più”, p. 144; il grassetto è mio). E a tratti, leggendo il romanzo, vorresti intervenire in suo aiuto, dirgli di smetterla o piuttosto di ricominciare, di parlare con sua moglie, di andare col figlioletto al parco anche se non è sabato mattina e così via.

Una vita impantanata dentro a schemi già scritti; una vita che poi ha un epilogo felice, anche se troppo scontato, appiccicato al resto, meno vivido e reale, troppo romanzesco e poco accattivante. Questo è il lato debole di questo romanzo che è per il resto ben scritto e ben congegnato e che si fa leggere più che volentieri.

L’editing è molto curato (non ho trovato nessun refuso); […] continua a leggere »

La casa che vorrei

Avevo un’idea vaga di che cosa fosse il cohousing, ma l’ho inteso meglio grazie ad una segnalazione sulla newsletter curata dal nostro direttore Daniel Tarozzi.

L’articolo segnalato è qui. L’idea del recupero di una casa che giaceva in stato di abbandono per l’utilizzo da parte di più famiglie mi piace molto. E a ben vedere la mia idea relativamente alle montagne non è molto diversa: penso che ripopolare una zona semiabbandonata non è solo possibile, ma anche pregno di significato, conveniente da un punto di vista economico e fonte di soddisfazioni future. (Occorre superare molte barriere psicologiche che sono dentro di noi, e questo è certamente l’aspetto più difficile.)

Ma insomma a Ferrara otto famiglie “normalissime, […] che fanno lavori normalissimi” si sono consorziate per andare verso questo progetto ammirevole.

L’associazione Solidaria crede che il futuro abitare sarà in immobili costruiti o ristrutturati secondo i canoni del risparmio energetico e della bioedilizia, economici da gestire e sani.

Forse c’è un pizzico di sogno in questa visione – ma senza sogni come […] continua a leggere »

Sentiero Umano di Solidarietà Ambientale

 

Ho parlato qui spesso delle “mie” montagne (più “in prestito d’uso” che “mie”, in realtà: mi impegno a riconsegnarle alla generazione dopo di me in uno stato almeno un po’ migliore rispetto a come le ho trovate). Ora, grazie all’amico Alberto Guggino, dalla cui semplicità e ostinata pazienza imparo anche senza rendermene conto, mi sono imbattuto in questo progetto, che a un tempo mi fa pensare alle montagne, ai nostri figli, all’armonia con la natura e alla giustizia.

L’idea – folle: ma aut insanit homo aut versus facit, e poi senza follia come potremmo progredire? – è di creare una catena umana lunga 50 chilometri, dal centro di Torino fino a Susa, per tre minuti in un giorno ancora da stabilire. Le centomila mani – che sanno di pane – saranno figura, nel senso auerbachiano del termine, della riconciliazione – oggi non più procrastinabile – dell’uomo, di noi, con l’ambiente.

Perché questo progetto? Lo spiega il sito:

perché se la terra della Valle non respira, soffoca la città con tutti i suoi abitanti.

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Insegnami a leggere

Papà ha 82 anni, il diabete, cammina con molta fatica, porterà l’ossigeno per sempre e ha circa un decimo di vista per ciascun occhio. (Proprio lui che, sembra ieri, mi sollevava come un fuscello.)

Michela, mia figlia piccola, ha cinque anni.

Martedì ho portato papà ad una visita presso un ottico (a 400 metri da qui e devi già prendere l’auto eccetera: un vero viaggio). L’idea era (ed è) quella di acquistare un videoingranditore per permettergli nuovamente, dopo un paio d’anni, di leggere senza che ci sia qualcuno che gli debba esporre un articolo. (Avevi 17 anni, la guerra appena terminata, tuo padre morto da poco e un mondo completamente a terra, hai attraversato l’oceano e affrontato l’ignoto per cercare la tua strada; a 82 non dici nulla perché questo è il tuo carattere ma certo tanto piacere non fa, il fatto di non riuscire nemmeno a leggere i titoli più grandi di un giornale o di una rivista.)

Martedì Michela ha scritto la sua […] continua a leggere »

La casa in collina


È successo qualche giorno fa. Ho accompagnato mia figlia piccola da un’amica che abita in una villa della collina torinese. Per me la ricchezza (intesa come soldi) legata a quei luoghi si configura in un tempo verbale, si annida: vedo il denaro letteralmente annidarsi in queste colline.

Mi aspettavo una villa imponente. Già la strada per arrivarci è significativa: è lunga chilometri ma è privata, e il viandante – che sia in auto oppure a piedi – ne è avvisato da diversi cartelli. Egli/ella è quindi gentilmente invitato a non entrare, a meno che non abbia un valido motivo.

(Non potevo fare a meno di pensare alle comunità cintate descritte da Jeremy Rifkin in L’era dell’accesso.)

La villa in questione da fuori non si vede. Entri e ti trovi una piscina nel giardino, poi passiamo nel garage dove si trova l’amica che cercavamo. Solo il garage è grande grossomodo il doppio di tutta casa nostra. (Fino al 1920 la nostra casa era l’appartamento della madre superiora delle suore Rosine, è il luogo dove nacque mio padre […] continua a leggere »

Il web e le montagne

Sabrina dice che quello che scrivo qui (la Piatta ecc.) è spesso buffo. Già, lei ama le cose veloci e i luoghi dove le cose succedono, mentre alla Piatta il fatto che arrivi una macchina è già un avvenimento.

(Ma gli avvenimenti veri sono i caprioli che corrono sotto casa, il silenzio totale della notte, l’aria che in questi giorni diventa frizzantina, la sera, e il profumo dell’erba e del legno appena tagliati.)

(Ah, sapere i nomi di quelle erbe e di quelle piante!)

Eppure qual è l’alternativa? La città, forse? Il luogo / non-luogo dove tutto è rumore e corsa? (Ma corsa per andare dove, poi?) Il luogo dove con centomila euro, il guadagno di anni di lavoro, compri un micro-nido per continuare a correre ancora più veloce?

No, grazie: questo non fa per me. Capisco mia figlia preadolescente e il suo desiderio di compagnia e amicizie, lei ha bisogno di costruire la sua personalità e alla Piatta non potrà fare molto, […] continua a leggere »

La spiaggia, o dell’ozio creativo

È estremamente importante che tu possa disporre di un tempo continuo – diciamo almeno tre settimane all’anno (ho detto almeno) – per stare lontano dal lavoro, in maniera da ragionarci sopra a mente lucida e senza le preoccupazioni giornaliere che rendono molto difficile pensare strategie perché si è troppo occupati a badare alle urgenze e alla quotidianità.

(Ma se sei troppo occupato a inseguire le urgenze per curarti delle cose che ti importano davvero, la soluzione è semplice: smetti di pensare alle urgenze. Tutto lì.)

È chiaro che oggi non è pensabile poter stare per un tempo così lungo lontani dal computer: semplicemente non è possibile. Questo non significa però che le urgenze debbano avere la meglio sui progetti importanti o più in generale sulle priorità.

E la spiaggia è una metafora perfetta della pianificazione a lungo termine della propria vita. Che cosa vuoi davvero? Rispondere allo sfinimento all’ultima mail (e l’ultima mail non è mai, per definizione, l’ultima) oppure cose ed esperienze di sostanza? Immergerti nell’ennesimo progetto noioso da cui non imparerai nulla oppure qualcosa che sia per te e per […] continua a leggere »

L’approccio intimista e l’approccio sociale

Anni di grandi incertezze, questi. Pochi soldi che girano, forse poco entusiasmo, naturalmente paura per l’avvenire. Ognuno reagisce alla sua maniera, ma oggi vorrei analizzare un paio di approcci alla questione: il primo che potremmo definire “intimista” e il secondo che potremmo definire “sociale”.

L’approccio intimista è quello che mi contraddistingue. L’idea base è che l’equilibrio dentro di me è il primo ingrediente necessario per una vita sana e felice: aiutare gli altri è fondamentale, ma può venire solo dopo che mi sono aiutato da solo, che ho trovato la mia strada. E allora mi verrà naturale, e sarà fonte di gioia, andare verso l’altro da me e dare al mondo tutto quello che posso – e che, del tutto immodestamente, credo essere molto.

È la stessa visione della vita – o una simile, comunque – che ha Simone Perotti, e che ha uno stuolo di blogger giustamente famosi come – solo per fare un paio di nomi – Chris Guillebeau e Leo Babauta.

In poche parole la formula è più o meno questa:

equilibrio interiore > felicità interiore > felicità per gli altri

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