Nov 30

Il mio ultimo post era una richiesta d’aiuto, motivata dal fatto che tante teste pensano mooolto meglio di una sola (il potere del crowdsourcing, lo potremmo chiamare ora). (A proposito: Renato Beninatto ci fa sapere che in 36 giorni l’ultimo libro di Dan Brown, 614 pagine, è stato tradotto in svedese da sette traduttori, rivisto, impaginato, stampato e distribuito in 300mila copie.)

Ho ricevuto pochi suggerimenti, il che può voler dire essenzialmente due cose:
– ho pochi lettori (ma sarebbe un colpo troppo grande alla mia vanità di scrittore, preferisco non ritenerla una causa);
– la felicità, soprattutto se associata al lavoro, lascia attoniti e sconcertati (sì, dev’essere senz’altro così! :-).

Tra i consigli richiesti, Silvina Dell’Isola suggerisce questo “piccolo granello” (così lo ha chiamato lei). Ok, può dare qualche indicazione.

E segnala un altro contributo di taglio accademico, mettendo l’accento su quanto riportato alla slide 45:

Paradosso del reddito: maggiore reddito non determina maggiore felicità. […]
Nel tempo: negli ultimi decenni nei paesi industrializzati il reddito pro capite è aumentato molto, ma la felicità media è leggermente diminuita.

Questo è un punto da studiare. Il problema principale, credo, sta nel trovare delle misurazioni sufficientemente oggettive; ma poiché questo non sarà possibile, dovremo allora accontentarci del buono ritenendolo in questo caso nemico dell’ottimo. (Proprio Chris Guillebeau ne ha parlato poco fa.)

Kirsi Ninita Raty dice che per lei sono importanti:

The Power of Now, di Eckhart Tolle, “rigorosamente su carta, sempre nella borsetta”. Bene, l’ho ordinato e lo sto aspettando, saprò dire;
The Happiness Project e i suoi preziosi link; e su questo concordo.

Molto, comunque, rimane da fare. (Nel mio piccolo, mille parole a settimana nei prossimi sette mesi. Mi rimetto al lavoro.)


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