Apr 20

Sto tirando le fila del mio libro, e mi trovo con un’opera organica e completa (almeno, io penso che lo sia), che mi è cresciuta tra le mani senza quasi che me ne accorgessi.

Questo manuale (purtroppo io sono come quell’operaio di una fabbrica di armi da guerra di quel racconto di Rodari, che per quanto si sforzasse di costruire giocattoli pacifici per il nipotino gli venivano sempre fuori armi: io so solo scrivere manuali), che vedrà la luce entro l’anno (sono ora nella fase della ricerca dell’editore), ha la pretesa di dire che un mondo – del lavoro, soprattutto – migliore è possibile, che non si devono sempre seguire le regole imposte da altri, che si può vivere bene e decentemente anche senza ammazzarsi di lavoro.

Una domanda, in questi anni, mi è girata in testa tante volte: quanti tra di noi, arrivati in punto di morte, vorrebbero aver passato più tempo in ufficio? A mio modo di vedere, lo scopo del lavoro è quello di liberare il tempo e quindi di permetterci di dedicarci a compiti più importanti e significativi. Oggi, anche grazie alla tecnologia, tutti possiamo farlo: se lo faremo o no dipende solo da noi, dal grado di libertà che decideremo di assegnare alle nostre proprie vite.

Parlo ogni volta che ne ho l’occasione con persone che hanno molte responsabilità sul lavoro, e non riesco a capire il loro punto di vista quando si riferiscono al loro lavoro come a qualcosa di inevitabile al pari di uno schiacciasassi (come loro non riescono a capire il mio: “Eh, beato te che puoi lavorare così poco…”). Ma per me una vita più semplice, più piena e più ricca di significato, svuotata da preoccupazioni inutili e soprattutto non ricolma di lavoro fino all’orlo, è possibile: sta a noi darci l’autorizzazione a vivere secondo le condizioni che avremo deciso per noi stessi.

Sono arrivato a queste conclusioni cambiando molto, in questi anni: ho imparato a semplificare, ad applicare il principio di Pareto e la legge di Parkinson. Ora tutto riguardo al lavoro e non solo mi sembra enormemente più semplice; e penso di poter e saper trasmettere questa filosofia (spicciola) di vita. Ecco perché sono convinto che questo libro può fare del bene a molte persone.


2 commenti “Il libro, un aggiornamento”

  1. Stefano ha detto:

    Grazie, è lo stesso stile di vita che ho adottato io 10 anni fa, quando ho mollato tutto e mi sono trasferito qui. Spero di leggerlo un giorno. Stefano

  2. Gianni Davico ha detto:

    Grazie a te! Tu sicuramente hai molta esperienza sul campo. Traduzioni, tedesco e Marocco: mitico! Spero che vorrai condividere anche qui parte della tua conoscenza pratica.Gianni

Lascia un commento

preload preload preload