Dic 06


Ho conosciuto Rossella Bernascone ad un intervento organizzato dall’AITI. Mi ha colpito, di quel tardo pomeriggio, una parola che ha usato spesso, “passione”. Mi è risuonata a lungo in testa. Passione per il lavoro fatto bene, passione per quello che si fa e per come lo si fa. E l’effetto di entrare nel “laboratorio” che lei e Susanna Basso descrivevano è stato per me – per dirla con Pavese – come “toccare un filo di corrente”, ovvero un riandare ai miei anni universitari in cui la letteratura mi avvolgeva (“intenso senso di letterarietà dell’esistere”, così descrivevo allora a me stesso quel periodo).

Insomma mi ha colpito l’amore di Rossella per la parola scritta. E oggi mi rendo conto che se mia figlia undicenne, che legge un paio di libri a settimana (non so se sia un bene o no, ma sono riuscito a passarle – o meglio, lei è riuscita ad afferrare – quello che Bobbio chiama “il morbo della lettura”, quello che ti fa chinare per terra quando vedi un biglietto del tram per leggere che cosa c’è scritto sopra), conosce opere come Diario di una schiappa nelle sue varie versioni è merito di Rossella (non esclusivo, per carità – sento già il suo schermirsi; ma uno zampino suo, e grosso come una casa, c’è, e come!).

Allora le ho chiesto se le andava di rispondere a qualche domanda sulla traduzione e sull’insegnamento. Sono lieto che abbia accettato, e il risultato è qui a seguire.

Gianni: In questo tuo video di presentazione dici: “Faccio […] la traduttrice letteraria nel tempo libero, diciamo – è quasi un hobby, quello”. Quando io mi sono laureato gli incoraggiamenti di Einaudi e Bobbio mi avevano molto lusingato, e dentro di me sapevo che il mio mestiere naturale sarebbe stato l’editor, il revisore dei testi degli altri. Tuttavia ho dovuto scegliere tra la letteratura e il campare, ed è venuto fuori il campare. Che cosa diresti tu al me stesso di allora? Ovvero, che cosa diresti al neolaureato di oggi che si trovi ad un bivio simile? Quali suggerimenti?

Rossella: Non so cosa direi al te stesso di allora, erano tempi diversi…; ma so cosa direi a un neolaureato che mi chiedesse un parere adesso. Direi: segui la tua vocazione. Sappiamo bene che di questi tempi non si presenta quasi più la dicotomia tra la letteratura e il campare. Non certo perché tutti possono avere il lavoro dei propri sogni, ma anzi proprio per la ragione opposta. Conosco fior fiore di laureati che lavorano in un call centre, ma a fianco continuano a perseguire la loro vocazione.
Ho la sensazione che oggi, più che in altri periodi, si stia creando il futuro. Le grandi difficoltà che la crisi ci chiede di affrontare, possono essere altrettante possibilità di sviluppo.

G: A latere, sarei molto curioso di sapere come vedi il futuro del mestiere di traduttore.

R: Mi fai delle domande difficili! Stiamo parlando di traduttori editoriali vero? Perché degli altri non ho grande esperienza.
Nella mia sfera di cristallo 😉 vedo che in futuro i traduttori saranno sempre meno isolati, e non soltanto per le associazioni di categoria, o per le mailing list eccetera, ma perché ho già visto che diversi miei allievi hanno formato delle agenzie di traduzione specialmente per cataloghi d’arte e traduzioni specialistiche.

G: Mi piacerebbe sapere che cosa pensi delle associazioni di categoria (AITI, SNS eccetera). Le ritieni utili per un traduttore?

R: Per i traduttori editoriali penso che si potrebbe fare molto, prendendo spunto da altri paesi (la Norvegia in testa).

G: E della proposta di un ordine professionale dei traduttori?

R: Non ho esperienza degli ordini professionali e quindi non so se possano avere un’effettiva utilità per i traduttori. Io credo che sarebbe necessario avere degli standard di qualità sia da parte dei traduttori sia da parte dei committenti. Un ordine sarebbe garanzia di qualità?

G: Presso l’agenzia formativa tuttoEUROPA hai tenuto un seminario dal titolo Psicologia della traduzione. Sarei curioso di saperne di più.

R: È un seminario che tengo regolarmente per la scuola di specializzazione per traduttori editoriali. Nasce dall’incontro di due interessi: sono anche un counselor e la psicologia è sempre stata un grande interesse della mia vita. La UE, che finanzia i corsi, richiede che vengano espletate alcune ore di questa disciplina, nulla di meglio quindi che unire le due cose: così conduco i partecipanti attraverso tre incontri ad ascoltarsi meglio per ascoltare meglio il testo.

G: Mi parleresti di Mrs Carter?

R: È un’altra esperienza bellissima! È nata alcuni anni fa da un’idea di Ada Arduini e Gioia Guerzoni. Abbiamo informalmente costituito, insieme a Susanna Basso, un quartetto che ogni anno organizza un seminario autogestito per traduttori professionisti. Per tre o quattro giorni si lavora insieme a un autore inedito in Italia su un suo testo, gomito a gomito. È un lusso sfrenato per noi traduttori essere in compagnia di ottimi colleghi e dell’autore e avere il tempo di sviscerare e confrontare ogni scelta. Ne usciamo sempre rivitalizzati!

G: Qui parli del GNH (Gross National Happiness), che è a mio parere un indicatore che potrebbe diffondersi nel prossimo futuro. Mi sembra un commento solo abbozzato. Vorresti approfondire?

R: Oh questa è un’idea geniale del quarto re del Bhutan (che se non avesse già quattro regine, gli farei una proposta di matrimonio!), quando salito al trono intorno al 1974 a diciassette anni, con tutto l’idealismo di un teenager ha coniato l’idea della felicità interna lorda che dovrebbe essere un indicatore più preciso sulla salute di uno stato del prodotto interno lordo. C’è tutta una serie di parametri per misurare la felicità dello stato e un paio di anni fa, in occasione dell’incoronazione di suo figlio il quinto re, la stampa mondiale si è interessata al Bhutan e a questo concetto che pare essere molto saggio e potenzialmente applicabile in futuro. Io mi trovavo in Bhutan proprio in quei giorni e così avevo scritto il pezzo per Giudizio Universale.

G: Hai detto (scherzosamente, ma forse solo fino ad un certo punto) che vorresti scrivere un libro tradotto in 21 lingue. Sono affascinato dalla tua scrittura. Quando vedremo un tuo libro pubblicato? (Ho visto che in passato hai pubblicato qualcosa ma, voglio dire, un libro con tutti i sacri crismi?) E sarà un romanzo o un saggio? O magari un’opera teatrale?

R: Com’è un testo con tutti i sacri crismi? Io vado assai fiera di quel mio lontano libro, L’ABC della traduzione letteraria: era un saggio postmoderno sul Compito del traduttore di Benjamin. Ora si trova solo in qualche biblioteca ed è bene così perché ha fatto il suo tempo. Poi sono affezionata a molte delle traduzioni pubblicate; mi considero autrice di traduzioni e per quanto mi riguarda le “scrivo”. Non so se pubblicherò mai altro. Ma se così fosse credo che potrebbe essere un memoir, o un’opera teatrale. Meglio ancora un memoir in forma d’opera teatrale!

G: Passione è una parola che adoperi spesso. Che cosa significa esattamente per te?

R: Credo che sia un sinonimo di entusiasmo, con quel briciolo anche di sofferenza che la parola “passione” richiama, perché per le proprie passioni bisogna essere pronti a fare sacrifici. E perché più ci si identifica con quel che si fa, più si è destinati a soffrire. Ma non è necessariamente male, no? È un’esperienza di vita.

G: Infine?

R: Un eterno inizio.


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4 commenti “Rossella Bernascone, la traduzione come stile di vita”

  1. […] This post was mentioned on Twitter by Silvia P., Gianni Davico. Gianni Davico said: Rossella Bernascone, la traduzione come stile di vita: https://giannidavico.it/brainfood/?p=546 […]

  2. anna blu ha detto:

    che meraviglia questo intervento! non conosco personalmente rossella, ma ho creato un gruppo su facebook, “le traduzioni di rossella bernascone”. chiunque abbia voglia di iscriversi è il benvenuto. buona giornata

  3. […] ritratto di Rossella Bernascone, ospite del blog Brainfood, in cui si parla di traduzione e, ça va sans dire, di […]

  4. Giovanni ha detto:

    Brava Rossella e grazie – lo conservo, questo testo, per rileggerlo nei giorni in cui mi assale qualche dubbio… e la parola Passione, con il richiamo a quel po’ di sofferenza legata ai sacrifici fatti per ciò che si ama, come dire, la sottoscrivo pienamente…

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