Venerdì sera, arrivato alla Piatta dopo un paio di giorni di assenza, a sole tramontato mi sono reso conto che la stagione stava cambiando. “Ci si sveglia un mattino che è morta l’estate”, scriveva Pavese. Insomma l’aria era frizzantina, il che mi fa pensare anche a quel che dice Luca Goldoni, che è questo il periodo dell’anno in cui ci si accorge di avere un anno in più, tra rientri dalle vacanze, inizio del lavoro, della scuola dei figli eccetera.
Ora, naturalmente le vite di oggi sono certamente meno regolate e incanalate – soprattutto per quanto riguarda il lavoro – rispetto agli anni Ottanta quando quella frase è stata scritta; ma l’intuizione è corretta. In più, poiché per accidente – essendo nato quando l’estate finisce – le due cose per me coincidono, mi sono messo a pensare a quel che voglio fare ancora. (Non a ciò che ho già fatto, perché non mi interessa molto.)
Mi godo i miei ultimi giorni da quarantatreenne e questi giorni di estate. Tornerò presto a parlare qui di traduzioni e di marketing. La vita si ristrutturerà a breve tra sveglie, bambine a scuola, ufficio eccetera. Strutturare il tempo di veglia è importante per chiunque, e vagabondare per i boschi è bello ma altrettanto interessanti ed essenziali sono i ritorni al punto di partenza, soprattutto per vederlo con occhi nuovi e più consapevoli.
Ecco, anche questo retour au bercail sarà affascinante. Lascerò dietro di me delle cose e ne ritroverò altre, ma soprattutto avrò delle esperienze e dei pensieri in più da portare con me. Arriverò ai quarantaquattro con curiosità e voglia di fare e di vedere, di capire che cosa c’è da fare ancora.
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