Gabe Bokor e il Translation Journal


Il lavoro di certi uomini – calmo, paziente, preciso, ostinato, testardo, sereno – mi fa pensare che c’è ancora molta speranza. Non importa se perdiamo i riferimenti, abbiamo ancora le nostre mani che possiamo adoperare bene. Possiamo esprimere noi stessi al massimo delle nostre possibilità, possiamo lasciare un segno nel mondo.

Gabe Bokor è una tra queste persone. Un “monumento” della traduzione (sia detto con tutto il rispetto che ho per lui, come persona attiva – e come! e quanto! – nell’industria della traduzione). Oggi ne parlo perché ha pubblicato il numero di ottobre del suo “Translation Journal”.

Be’, al di là dei contenuti – sempre di tutto rispetto – la cosa meravigliosa è che questa pubblicazione è online dal 1997. È al suo quindicesimo anno (and counting).

Ho conosciuto Gabe di persona nel 2003, quando con la mia valigia di cartone mi avventurai in un viaggio di dieci giorni fatto di appuntamenti con colleghi per cercare di capire come si affrontasse il mestiere di là dall’oceano. (E la decisione di scrivere un libro sull’industria della traduzione la presi lì.) E di lui ho ben presenti la pacatezza, la cultura, la simpatia. Insomma la persona oltre al lavoro.

Il lavoro che ha fatto e che farà parla a voce molto alta: come traduttore, come imprenditore, come tesoriere per l’ATA eccetera Gabe Bokor è un’istituzione per l’industria della traduzione.

Basterà un piccolo grazie?

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