Riti di passaggio

Il ritmo della mia vita è ormai scandito a tempo pieno dalle figlie. In un giorno normale lungo l’anno scolastico, i compiti prevedono portare una e l’altra, prendere una e prendere l’altra, portare una tennis eccetera.

È un ritmo che segue le stagioni, un ritmo che sarà bello ricordare quando saranno grandi. E la stagione, la scorsa settimana è cambiata.

La scorsa settimana è finita la scuola. E se il distacco tra la seconda e la terza media è piccolo, quello tra la scuola materna e la scuola elementare è gigante. (Non tanto per Michela, che il giorno dopo aver terminato da una parte è andata a fare continuità alla scuola elementare e si è trovata con altri bambini che conosceva già, è partita col piede giusto e insomma sembrava da sempre appartenere a quell’ambiente di bambini grandi.)

Non tanto per Michela, ma per i suoi genitori sì. L’anno scolastico è stato così bello, il grembiule i piccoli amici i riti i pianti i sorrisi le recite le feste, che è volato.

Io ho bisogno di tempo per metabolizzare questo passaggio, per me la piccola è ancora alla scuola materna.

E un pensiero va anche alle maestre di Michela, da cui lei, noi, io abbiamo imparato tantissimo. Il sorriso sempre presente sui loro visi qualunque cosa accadesse – ecco, questo è un insegnamento che non ha prezzo.

“Oscuramente forte è la vita”, direbbe Quasimodo.

Finisce un’epoca, inizia un’altra epoca. Siamo fortunati, e mi sovviene il dottor Seuss:

Don’t cry because it’s over. Smile because it happened.

Finisce un’epoca, inizia un’altra epoca. Fino a qui siamo arrivati, e ora andiamo avanti.

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