L’annoso problema dei (micro)pagamenti

Ricevere pagamenti da aziende – tipicamente di traduzione – al di fuori dell’Unione Europea è sempre stato un problema per i traduttori, ovviamente dovuto ai costi notevoli delle transazioni.

Qualche anno fa PayPal irruppe sul mercato e, per un po’, si ebbe la sensazione che la difficoltà fosse risolta. Tuttavia, con l’andare del tempo è apparso chiaro che la situazione è certamente migliorata, ma il problema rimane. (Considero i pagamenti che ricevo via PayPal da clienti americani quasi il corrispettivo per un favore, perché mettendo insieme differenza di cambio e commissioni viene fuori un quadro piuttosto scoraggiante.)

Ora Common Sense Advisory segnala Translator Pay, un sistema che potenzialmente potrebbe diventare l’Amazon dei pagamenti (nel senso che la piattaforma è di fatto il luogo in cui avviene il passaggio di denaro), di piccola entità ma non solo.

Hélène Pielmeier, l’autrice dell’articolo, appare positiva rispetto al servizio:

We expect freelancers to take to this new service because they’ll be able to get faster payments, favorable exchange rates, and no transfer fees would be deducted from their payment whatsoever. LSPs will like it because they can batch process vendor payments without having to figure out which method is most cost-effective for the freelancer.

A me pare però l’ennesimo rattoppo ad una situazione che è comunque penalizzante. (Va detto anche che al momento il sistema non funziona per inviare denaro dagli Stati Uniti, il cha taglia fuori – per noi italiani almeno – una buona fetta potenziale di mercato.) Ovvero, se io iniziassi ora in questo campo (o altri), è probabilmente un fornitore che prenderei in considerazione; ma con una situazione stabile non mi pare – opinione personale, ovvio – che cambiare sia una vera soluzione. Ciò detto, credo sia importante per un traduttore giovane o per una giovane agenzia considerare la possibilità.

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