Mag 27

La risposta non può che essere soggettiva, certo; ma per me la mezza età è iniziata nel mio quarantaseiesimo anno di vita – questo.

Me ne accorgo da piccoli ma decisivi segni.

Da un punto di vista mentale, mi accorgo di fare errori che prima non facevo – piccoli errori di battitura per esempio, io che sento una trafittura fortissima ogniqualvolta vedo una parola non scritta come si deve, un accento sbagliato e così via.

Da un punto di visto fisico, per via di piccole trasformazioni (non certo in meglio) cui è soggetto il mio corpo, e questo nonostante le cure quasi maniacali – allenamenti prolungati, palestra, corsa eccetera – che gli dedico. (Ne ho parlato di recente qui.)

Qualche anno fa per via del golf mi è stato chiaro – limpidissimo – che corpo e mente esistono senza soluzione di continuità, e dunque il declino dell’uno va di pari passo con quello dell’altra. Questo non mi stupisce; mi infastidisce assai, però.

In più, ci sono i miei toiramenti – che forse sono tipici dell’età, ma non ne sono sicuro – per cui mi devo preoccupare di far quadrare i conti, rispondere di errori del passato eccetera. Volevo fare un lavoro creativo e mi trovo a fare il ragioniere, ma tant’è. Il lato positivo di tutto questo è che non esiste carico tanto pesante che ti viene dato che tu non possa sopportare; e, anche, che tutto accade per una ragione.

Insomma tutto questo girarsi e rigirarsi con la sensazione bruttissima di non di andare da nessuna parte ha un motivo preciso che domani scoprirò. Pavese (Agonia), come al solito, mi viene in soccorso:

Girerò per le strade finché non sarò stanca morta
saprò vivere sola e fissare negli occhi
ogni volto che passa e restare la stessa.
Questo fresco che sale a cercarmi le vene
è un risveglio che mai nel mattino ho provato
così vero: soltanto, mi sento più forte
che il mio corpo, e un tremore più freddo accompagna il mattino.

Son lontani i mattini che avevo vent’anni.
E domani, ventuno: domani uscirò per le strade,
ne ricordo ogni sasso e le striscie di cielo.
Da domani la gente riprende a vedermi
e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi
e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo,
ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo
di esser io che passavo – una donna, padrona
di se stessa. La magra bambina che fui
si è svegliata da un pianto durato per anni:
ora è come quel pianto non fosse mai stato.

E desidero solo colori. I colori non piangono,
sono come un risveglio: domani i colori
torneranno. Ciascuna uscirà per la strada,
ogni corpo un colore – perfino i bambini.
Questo corpo vestito di rosso leggero
dopo tanto pallore riavrà la sua vita.
Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi
e saprò d’esser io: gettando un’occhiata,
mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino,
uscirò per le strade cercando i colori.


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