Strano

telefono Siemens S62
Sono andato la settimana scorsa a comprare un telefonino, accompagnato da mia figlia grande in qualità di esperta nella materia. Sono stato costretto: quello precedente stava morendo (preso tre anni fa e già defunto: questi oggetti non sono evidentemente fatti per durare).

Di tutti i modelli che c’erano, scintillanti e baluginosi davanti a noi, ne ho visto uno solo – forse due – di quelli che credo si dicano flip, che per me sono modernissimi (per mia figlia antidiluviani, ça va sans dire). Per il resto ero in un mondo che non comprendevo.

La ragazza che me lo ha venduto a un certo punto guarda i miei capelli grigi e mi chiede:

Col touchscreen sarebbe troppo difficile?

Leggero sconcerto. Però dal suo punto di vista ha ragione lei: chi compra ancora oggigiorno telefonini come questo?

È vero, io in queste cose di telefonia sono un po’ indietro – molto indietro, probabilmente (talmente indietro che chiamo telefonino quell’oggetto, per distinguerlo da quello che per me è il telefono, ovvero quello che uso in ufficio) – e capisco (pur non condividendola) la vergogna che prova mia figlia. Ma quando il risultato di tutto ciò è che lei mi dice che io sono “strano”, qualunque cosa intenda, per me è un complimento.

Sono strano, credo sia vero. Ma sono andato a riprendere quel che dei telefonini – o telefoni che siano – scrivevo nel libro:

Ho avuto per sette anni il medesimo telefonino, un Motorola V66i, che ho dovuto cambiare solo perché è “morto” – il 22 gennaio 2010, riposi in pace. E anche adesso vedo intorno a me troppe persone con telefonini che potrebbero captare il segnale di Tele Capodistria, ma poi dubito che abbiano veramente dei contenuti significativi da far passare dentro a quelle meraviglie tecnologiche.

Non faccio, ad esempio, foto ad ogni cosa che vedo perché non ho lo strumento e penso in parole piuttosto che in immagini. Probabilmente non vado allo stesso passo del resto del mondo – buona parte di esso, via. Sono strano, già – e con quella lieta sensazione di contentezza per essere così.

Commenti

Michele Bonavero ha detto:

Ma alora sto sacociàbil it l’has catalo o nò? Con ël toca-scrin o sensa? lass-ne ne con costi dubi che peui i riessoma pì nen a deurme.

giannidavico ha detto:

Eh! I l’hai dovù, përchè col con ël fil a andasìa pì nen! Ma sensa toca-scrin – i savrìa nen còs fene! 🙂

Lascia un commento