Lug 14

Se telefonando
Sono stato con il mio fornitore di telefonia fissa e ADSL (non importa il nome) negli ultimi sette – otto anni, da quando decisi di liberarmi dal giogo dell’incumbent (e giurai a me stesso che mai in vita mia, mai per nessun motivo, sarei tornato indietro; intendo restare fedele alla promessa).

Con questo fornitore ho passato due traslochi cambiando città, ma siamo riusciti a fare tutto in buona regola. Sono stato sempre discretamente soddisfatto.

Fino a quest’anno almeno. Ad aprile, in seguito ad uno spostamento interno, ho chiesto di traslocare la linea. All’interno dello stesso stabile, sullo stesso piano, tra due appartamenti confinanti. Il lavoro consiste nello spostare una borchia telefonica 10 metri [sic] più in là.

La mia richiesta è del 26 aprile o giù di lì. A oggi ancora nulla. Il problema è che telefono al numero verde e parlo con una malcapitata persona che non ha assolutamente alcun potere decisionale né autorità di alcun tipo. Ha le mani legate, legge uno schermo e probabilmente la più parte del tempo si domanda che cosa facendo lì. L’ultima volta, qualche giorno fa, l’operatore mi dava ragione, simpatizzava con me e con questa assurdità italiana del 2014, ma diceva che non poteva fare nulla. Lui capiva me e io capivo lui, ma di fatto stavamo perdendo tempo in due.

Simone Perotti l’ha detto bene qui. Il problema è che non ci si prende la responsabilità di quello che si fa. Questo provider – ma di fatto è assolutamente la stessa cosa per tutti gli altri – si trincera dietro il fatto di essere una grande azienda, che è un organismo senza testa e senza onore. Mi sovviene la mia diatriba di questi anni con l’INPS: io avrei voluto parlare con qualcuno da uomo a uomo ma invece no, o ci si parla per raccomandate, avvocati eccetera oppure… oppure niente, è così è basta.

Ora. La mia attività, sia lavorativa che professionale in genere che extralavorativa, passa per la sua quasi totalità dalla nuvola. Devo spostare un cavo di dieci metri e in quasi tre mesi questo non è stato possibile. Ha ragione Simone Perotti che se ne va in mare, hanno ragione – mille volte ragione – coloro che lasciano l’Italia: perché queste cose qui, che sono scandalose (perché questa è la parola), rimangono la normalità e non possiamo fare nulla. Perché di là c’è una grande azienda e di qua c’è una bottega.

Poi guardo le pubblicità di questo o quel fornitore di telefonia fissa e mobile e non mi arrabbio, no. Ho visto e toccato con mano il servizio pessimo offerto. Io scrissi la carta dei diritti del cliente di Tesi & testi il 1° febbraio 1995, e ogni tanto vado a rileggermela per cercare di essere all’altezza della situazione, di essere davvero quel professionista che dico di essere. Ma nel caso dei fornitori di telefonia no, non c’è carta dei diritti che tenga. Al di là di tutte le parole belle conta quello che vedi e che sperimenti, ed è il disastro totale.

In conclusione oggi firmo un contratto con un fornitore nuovo. Sarà meglio? Sarà peggio? Non lo posso sapere ora, ma almeno non sarò stato ad aspettare che un operatore parlasse con un tecnico, e che questi si mettesse d’accordo con un collega, firmassero un foglio d’ordine eccetera. Almeno l’avrò scelto io.


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