Domani

STL
Ho iniziato a lavorare (lavorare, via, condividere è più soddisfazione che lavoro) con Sabrina Tursi quasi quattro anni fa, e grazie a lei ho tenuto per STL diverse giornate di seminario in aula, in cui abbiamo parlato degli argomenti che conosco (il marketing per il traduttore, con tutto quel che gli sta intorno).

Domani alziamo l’asticella, per così dire: sarà la mia prima giornata di corso a distanza. L’apprendimento a distanza ha diversi vantaggi e qualche svantaggio: è più economico ma meno “interattivo”, in estrema sintesi. Ma non per questo non è utile, anzi: la mia promessa con me stesso è che chiunque vi prenda parte ricavi dall’investimento un valore almeno dieci volte superiore – altrimenti se ne perde il senso.

L’intero programma è qui. E devo dire che è davvero completo, perché copre ad ampio spettro tantissimi temi che interessano i traduttori che fanno il loro ingresso sul mercato, e sono dunque desiderosi di apprendere qualche strumento in più.

L’appuntamento con me è per domani (Prezzi, preventivi, agenzie: il mercato del traduttore), e poi di nuovo per la settimana prossima, quando parleremo di curriculum (CV e lettera di presentazione). Ma oltre a me ci sono tanti altri colleghi preparati e competenti, che renderanno questo corso completo e ricco.

Temi diretti, immediati, poco “accademici”: forse ci si potrebbe/dovrebbe aspettare che le scuole di traduzione colmino lacune come queste, ma nella pratica così non è (per fare uno yogiberrismo, in teoria la teoria e la pratica sono la stessa cosa, ma in pratica no). Dunque si fa.

Commenti

Luigi Muzii ha detto:

Ha proprio ragione Renato, allora: si può diventare traduttori in pochissimo tempo.
Speriamo, prima o poi, di vedere anche i tassi di conversione, di sapere cioè quanti, di coloro che si saranno attenuti agli insegnamenti ricevuti, avranno avuto il successo promesso. Finora, non se ne sono visti, da parte di nessuno.

giannidavico ha detto:

Se in pochissimo tempo non lo so – non puoi imparare a fare il notaio o il panettiere in quindici giorni. Io credo che la regola della 10mila ore valga in qualunque attività umana: ovvero, per diventare un virtuoso in qualunque disciplina ti occorrono 10mila ore di pratica concentrata e focalizzata. Ma d’altronde da qualche parte occorre pur cominciare, e corsi come questi – insieme a tanti altri strumenti, ovvio – sono non una garanzia di successo, ma un inizio possibile.

Inoltre: se io nel 1996, quando assolutamente per caso mi sono affacciato a questa professione, avessi avuto degli aiuti simili ne avrei certamente tratto giovamento, e mi sarei risparmiato errori non di poco conto. (Se poi sia meglio fare errori oppure no è dibattibile.)

Detto questo, se i traduttori che grazie ai corsi STL (o grazie a corsi come questi) sono entrati meglio sul mercato vorranno dire la loro saranno certamente i benvenuti. Dire però che i risultati sono pari a 0 è certamente eccessivo, se non altro per le testimonianze ricevute (e documentate) nel corso del tempo.

Luigi Muzii ha detto:

Voi tutti sembrate dimenticare di aver cominciato almeno vent’anni fa, se non di più, in altre condizioni economiche e con ben altri strumenti, e quando erano richieste ben altre competenze. Proporre oggi certi percorsi significa proporre anche investimenti notevoli per dedicarsi poi a un’attività dalla remunerazione estremamente incerta, oltre che impegnativa.
Quindi, sì, 18 ore mi sembrano decisamente poche soprattutto in considerazione delle cose che sento ripetutamente dire e ribadire da coloro che sono stati chiamati a prestare la docenza.
Sarà pur vero che le persone amano coloro che dicono loro quel che desiderano sentirsi dire…

giannidavico ha detto:

Luigi, vent’anni fa una parola come Federcentri era per me la porta (chiusa) di un mondo sconosciuto e inesplorato. L’America non era lontanissima, non era nemmeno sulle carte.

Con la mia valigia di cartone, provando e riprovando, sbagliando e risbagliando (ma cercando di non sbagliare per tre volte di fila) ho capito qualcosa di questo mondo. Ora quel qualcosa – quel poco – cerco di trasmetterlo.

Le 18 ore sono poche in un’ottica generale, sì; ma sono un inizio, una traccia che poi ciascuno svilupperà come crede e può.

Luigi Muzii ha detto:

Quello che conta, alla fine, è a chi giova. Se giova agli utenti, buon per loro, perché temo che certi discorsi servano solo ad alimentare illusioni. Giova sicuramente agli organizzatori, per i quali è un’attività tutto sommato a basso investimento, rischio praticamente inesistente e redditività quasi garantita. Forse è per questo che sono in tanti a provare a vendere formazione, meglio se ai più giovani e inesperti colleghi che più di altri hanno bisogno di essere rassicurati.
Peccato non senta mai, mai il principio cardine di questa attività: compra a poco e vedi a tanto.
Auguro ai frequentanti miglior sorte di quella capitata a me venerdì scorso. Un bel resoconto è qui: http://goo.gl/PdBshG.

giannidavico ha detto:

In una parola, Luigi, io *so* come si fa a gestire un’azienda, a motivare le persone, a fare il PM e così via (lo dicono i numeri). E *so* di poter trasmettere valore a chi ascolta, perché altrimenti non lo farei (non è certamente il denaro che mi motiva). Poi ascoltare un seminario (o mille seminari) non ti dà patente alcuna, né particolari diritti o privilegi e così via. Ma ti ha instradato, e da lì in poi tocca a te.

Che ci siano troppi traduttori in Italia (e nel mondo) è un fatto; ma alla stessa maniera ci sono troppi panettieri, avvocati, notai e supermercati. Ma non per questo se avessi vent’anni di meno chiuderei bottega o metterei a tacere le mie speranze e i miei sogni.

Luigi Muzii ha detto:

Tu sai. Buon per te. Fallo sapere anche a noi, dacci i numeri. O almeno dalli a quelli che pagheranno per sapere anche loro quello che sai tu.
Quanto a instradare, è importante che la strada sia quella giusta. E su questo, permettimi, ho qualche dubbio. Sicuramente è la strada che alcuni conoscono meglio, se non l’unica magari, e di cui altri hanno sentito decantare le lodi.

giannidavico ha detto:

Oggi parlerò anche di numeri, già, perché per i numeri si potrebbe dire la stessa cosa di cui Pavese diceva delle parole: “Sono tenere cose, intrattabili e vive, ma fatte per l’uomo e non l’uomo per loro”.

Quanto ai tuoi dubbi, essi sono certamente legittimi. Non pretendo di conoscere nessuna verità; anzi mi sento ben descritto nelle parole di Tim Ferriss: “Io non sono l’esperto. Sono l’esploratore e la guida”.

Luigi Muzii ha detto:

Io preferisco quelle di Socrate. Per questo spero di vederli anch’io quei numeri. Chissà…

giannidavico ha detto:

Socrate vs. Pavese/Ferriss, è una bella lotta…

Luigi Muzii ha detto:

Socrate vincerebbe con le mani legate dietro, i piedi in due secchi, gli occhi bendati e la bocca cucita. Gli basterebbero le cose che non ha nemmeno dovuto scrivere, senza bisogno di barare… (v.http://goo.gl/mlg7k)

giannidavico ha detto:

Perdonami Luigi, ma stai citando uno che dice di non aver nemmeno letto i libri di Ferriss! Mi fa ridere!

Per me non è questione se è più bravo Totti o se è meglio Del Piero, desidero semplicemente condividere quel che so. Nonostante gli errori che certamente commetto, sono sicuro che è la strada corretta.

Strada che evidentemente a te non piace. Ma cosa posso dire? Me ne faccio una ragione.

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