Gen 05

Non smetteremo di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta.
Thomas Stearns Eliot, Quattro quartetti

Rosine
È stata strana la geografia della mia vita lavorativa: la versione corta è che ci ho messo circa ventitré anni per tornare al punto di partenza.

La versione lunga è un po’ più articolata. Tutto cominciò intorno al 1992, quando comprai il mio primo computer e iniziai a fare i primi piccoli lavori (una sorta di proto-Tesi & testi, diciamo): avevo una scrivania accanto al letto, e questo era tutto. Il modem era di là da venire (probabilmente non sapevo nemmeno che cosa fosse), il concetto di Internet non era nel vocabolario comune né nella pratica del lavoro.

A settembre 1994, fresco di laurea (avevo 27 anni – sono lento in tutto, questo mi è pacifico da tempo immemore), andai a lavorare per un ingegnere che stava creando una casa editrice multimediale (il CD interattivo allora era una frontiera, e come!): questa è stata di fatto la mia unica esperienza paragonabile in qualche maniera (maniera molto all’acqua di rose, per la verità) al lavoro dipendente. L’ufficio era in centro Torino, solo che i soldi durarono soltanto tre mesi e il quarto già non c’erano più (già allora capitava che non si pagasse il lavoro, che cosa credi?). E dunque il 31 gennaio 1995 nacque ufficialmente la mia ditta individuale, la Tesi & testi di Giovanni Davico, con sede in quello stesso luogo (l’ingegnere era assolutamente disorganizzato ma assolutamente geniale e, da un punto di vista lavorativo, ci completavamo bene – dunque non mi andava di perdere il legame).

Rimasi lì per un anno e mezzo, dopodiché ebbi il mio primo “vero” ufficio, una stanza di una ventina di metri quadrati nei pressi di Palazzo Nuovo. Non era male (vi scrissi il mio primo libro, tra l’altro), ma avevo ambizione; con l’aiuto di papà e mamma a fine 1997 acquistai – nel palazzo a fianco – una sede molto più grande, che come ho detto più volte immaginavo di riempire di persone e progetti. La cosa si avverò ma solo in parte; comunque dopo una partenza lenta (eh, questo tema è una costante) l’attività prese l’abbrivio e funzionò bene a pieno regime. Furono gli anni del mio impegno pubblico, delle conferenze, del libro, degli interventi su Langit e altrove. (Soprattutto delle conferenze ho ricordi splendidi.)
Guastalla
Poi fu una combinazione di due fatti: l’incipere dei quarant’anni e una mia evoluzione personale, insieme alla cosiddetta crisi che tolse lavoro e opportunità. Risultato: spostai l’attività in un ufficio più piccolo e più decentrato. Era un bel luogo, tranquillo, dove potevo pensare in santa pace. Spesi un bel po’ di denaro per sistemarlo come desideravo e mi ci trovavo anche bene ma fu solo un passaggio, perché il numero di persone si ridusse ancora e alla fine mi sembrava eccessivo avere un ufficio lontano da casa, con tutti i costi (anche di tempo) che ciò comporta, quando era di fatto inutile. (Non vi scrissi libri, e a pensarci ora lo trovo curioso.)
bande nere
Mi trasferii allora – era il 2009 – in un ufficio a fianco di casa, tredici metri quadri che mi hanno accolto per qualche anno e hanno visto la gestazione del mio libro più recente e di tanti pensieri che prima mi erano sconosciuti.

Circa un anno fa mi sono spostato nuovamente, e grazie a sistemazioni interne lo studio di oggi è la stessa stanza che nel 1992 costituì il punto di partenza della mia attività. Ventitré anni, sette uffici, tre libri. Insomma ho fatto il giro del mondo (si fa per dire) per arrivare oggi allo stesso punto di partenza, col vantaggio non da poco di poter guardare questo luogo – e per estensione il mondo – con occhi nuovi.


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Un commento a “I miei uffici”

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