Oggi mescolo diversi spunti.
Sono partito da una poesia di Alda Merini, o meglio dal ricordo delle sensazioni che quella poesia che non ricordo mi diede e mi dà. La poetessa parlava della leggerezza di Chagall come contraltare alla pesantezza della sua vita, che avvertiva piena. Ecco, sono partito appunto da una considerazione del genere, dal fatto che vorrei leggerezza e semplicità nelle mie giornate ma troppo spesso mi trovo a fare i conti con miei errori del passato, forse con mie sbadataggini o anche con decisioni che sono state plain stupid.
Amarcord si pronuncia con la o chiusa, dice Zu, e leggendolo e rileggendolo capisco che vedo quella sua leggerezza di scrittura come un bel traguardo cui mirare, perché riflette una leggerezza di vita (o anche solo un momento di leggerezza).
A volte mi viene da pensare come l’Homer Clapp dell’Antologia di Spoon River:
E allora capii di essere un buffone della Vita,
di quelli che solo la morte avrebbe trattato da eguale
agli altri, facendomi uomo.
Ma poi ci rifletto, e non mi pare il caso. Mi sovviene Ligabue:
Leggero, nel vestito migliore
senza andata né ritorno, senza destinazione.
(Ligabue è stato importante come Montale e Luca Goldoni, nella mia formazione.) E cosa importa quel che non ho fatto? Quel che non ho fatto non ho fatto, pace. Pasolini:
Non importa avere amato, solo amare importa.
Sono qui. Respiro. Leggero. Il resto passa.

Commenti
Leggero: http://t.co/APYRd5KePH [da un amarcord di @giuliozu] http://t.co/CtGe13L1YZ
Non sono mica convinta della “o” chiusa. La sento pronunciare da quando sono piccola, lato paterno. Perché non sei venuto a vedere Chagall a Milano? È un incanto di leggerezza, nella fatica di vivere – che fu anche sua e del suo popolo.
Sulla o chiusa oppure aperta non sono competente, non so dire.
E sulla leggerezza della mostra di Chagall non dubito!