Partiamo dai fondamentali

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Nel post di lunedì scorso ero stato – volutamente – provocatorio, perché la mia idea è che bisogna dare degli scossoni e non solo delle piccole spinte per provocare il cambiamento.

Ma che cosa significa, questo, in pratica? Che cosa si potrebbe fare per migliorare la propria condizione economica al fine di migliorare il proprio stato generale di benessere? È una domanda legittima, cui ora cercherò di dare non delle risposte (impossibile), ma qualche indizio.

Parto dalla mia definizione di ricchezza:

La vera ricchezza è data dal tempo che hai a disposizione, non dal denaro.

Siamo sulla stessa pagina o no sul punto? Se no, non ha senso proseguire.

Se invece siamo intesi che è così, ne consegue che il lavoro è uno strumento per liberare il proprio tempo. E dunque condizione necessaria per la vita 2.0 (lo dico semplificando) è quella di lavorare per conto proprio. Il vero rischio è infatti essere un dipendente, ovvero ciò che un tempo appariva un rifugio sicuro. (Parlo per me, ma nonostante tutti gli errori fatti sino a qui – e chissà quanti ne commetterò ancora – mai e poi mai se potessi tornare indietro sceglierei di lavorare alle dipendenze di terzi.)

E il concetto di impresa, in questo contesto, significa per forza microimpresa, ovvero un’attività che dia da vivere ma non richieda ottanta ore settimanali per starle dietro. Sì, perché altrimenti si perde di vista l’obiettivo fondamentale – il benessere del qui e ora – e si ritorna a lavorare per i piani di qualcun o qualcos’altro (la propria azienda, in questo caso).

Su questo punto mi viene in aiuto Tim Ferriss, e nello specifico questo libro, che dice in maniera magistrale ciò che c’è da sapere sull’argomento. Quindi ne suggerisco una lettura critica. (Questa mia recensione può dare qualche spunto.)

E aggiungo questo: liberare il tempo non vuol dire dimenticarsi del lavoro. Io quando sono sul lavoro sono concentrato al 100% in quello che faccio, impegnato e determinato a dare il meglio e il massimo ai nostri clienti. Anzi, devo dire che forse – ma non so giudicare con precisione – i nostri clienti ottengono più da me oggi rispetto a quanto ottenessero dieci anni fa, quand’ero al mio apice nel sentirmi un imprenditore. Oggi il mio tempo è più corto, la candela è già bruciata per un pezzo troppo lungo, e allora ogni attimo di tempo lavorativo è professionale al 100%.

Questi sono alcuni punti che considero assiomi fondamentali in questo percorso. Come sempre, i commenti dei miei venticinque lettori saranno più che graditi, e serviranno ad accrescere la conoscenza e sperabilmente il benessere comuni.

Commenti

Barbara Delfino ha detto:

Ciao Gianni, sto vivendo il tuo stesso momento e sto tentando la tua stessa via (stesso lavoro, stessa età, molte analogie…). Concordo con te: più tempo per noi ma solo se il tempo dedicato al lavoro ha una resa del 100%. Buone cose 🙂

Sabina Moscatelli ha detto:

Accidenti, mi ero persa questo post.
Grazie per avermi ricordato dove sto andando.

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