Tag: marketing

Perché proprio io? Perché io no?

Bell’articolo, questo, perché collega il lato destro del cervello a quello sinistro, cosa che troppo spesso manca alle analisi (anche mie, alas!).

Da leggere con attenzione, e soprattutto da applicare. Perché i clienti scelgono noi? Perché noi scegliamo un servizio piuttosto che un altro? Spesso non lo sappiamo dire esattamente. O meglio, non c’è un preciso motivo razionale:

Because their decisions are largely subconscious, intuitive, purely from the gut. Sometimes emotional. Maybe even irrational in some way. Instantaneous.

Claudio Maffei dice che l’unico motivo per cui compriamo una macchina – l’unico – è perché ci fa sentire fighi quando siamo sopra (parole sue). Ma lo dice anche Walt Kania:

Clients decide at gut level first. They only use the goodies in your CV to justify their choice afterward. Emotion first, facts later.

Interessante anche il paragone con il corteggiamento, perché la vendita è seduzione.

Quindi: dimentichiamo tutti i nostri titoli di studio, la lista dei clienti eccetera. La presunzione. (Se sei un professionista si vede subito, non c’è bisogno di molte parole.) Dimentichiamo tutto il resto e uniamo il lato destro del cervello con […] continua a leggere »

Closing the Big Deal, ovvero: come (non) scrivere una proposta

Fatto: i traduttori in Italia sono troppi. (Sono troppi rispetto ai bisogni anche i notai, i panettieri e le auto, ma non divaghiamo.)

Fatto: ho pubblicato una richiesta – una RFP, per dirla in gergo tecnico – qualche giorno fa su Langit. Una ricerca specifica per un progetto specifico con dei requisiti precisi.

Fatto: la maggioranza delle offerte ricevute non ha potuto essere presa in considerazione. O per mancanza dei requisiti, o perché scritta in fretta, non accurata eccetera.

Redigere una proposta di lavoro, ovvero rispondere a un’offerta, è un lavoro preciso. Volumi interi sono stati scritti sull’argomento. (Tanti anni fa mi incantavano e affascinavano libri come questo, attraverso i quali è passata tanta parte della mia formazione relativa al marketing e alle vendite, e mi intimoriva un poco l’idea di quanto lavoro fosse necessario fare per conquistare il proprio pezzetto di mondo.)

Come spunto di riflessione, ecco qualche passo da non compiere.

1. Non mettersi nei panni dell’interlocutore. “Basta che vada sul mio sito, che scarichi questo e quello” eccetera.

2. Non fare ricerche prima di spedire. Chi è il mio interlocutore, quali esigenze ha? […] continua a leggere »

Dopo Milano


Dopo Milano, a corso terminato, la mia domanda a me stesso è stata: “Avrò consegnato abbastanza valore a chi ha speso dei soldi e del tempo per venirmi a sentire?” A giudicare dai feedback la risposta è positiva, ma rimane sempre qualcosa che si sarebbe potuto fare meglio, qualche dettaglio da aggiustare eccetera.

Qualche giorno fa ho sentito, non ricordo più da chi, un concetto del tipo “chi insegna ad un bravo allievo impara due volte”. Sì, alla fine l’essenza del trasmettere la conoscenza sta tutta nella conoscenza che di rimando se ne deriva.

Abbiamo parlato di marketing, naturalmente, di CAT, di fatture e quant’altro. Ho cercato di fare una panoramica il più possibile completa sulla professione. Già, perché l’idea fondante non è che il traduttore è bravissimo a tradurre e basta: no, il traduttore è bravissimo a tradurre e (almeno) bravo – molto bravo è meglio – a fare le fatture, negoziare, vendere e così via.

Un professionista è un professionista a tutto tondo, insomma. Questo è […] continua a leggere »

Il laboratorio milanese

Ho finito di preparare – fatica e gioia si intrecciano, in questo mettere insieme parole e immagini – la giornata milanese del 14 aprile, in cui parleremo delle basi per la professione di traduttore: come entrare sul mercato, come farsi conoscere, come stabilire i propri prezzi e così via.

In più, parteciperanno anche Giuseppe Bonavia, commercialista esperto in materia di problematiche fiscali per traduttori, e Sandra Bertolini, presidentessa AITI. Personalmente adoro questi incontri in cui si condivide la conoscenza per ricavare delle indicazioni pratiche su che cosa fare, a partire dal momento preciso in cui l’incontro finisce, per lavorare non tanto dentro la propria attività ma sopra, nel senso di fare le mosse di marketing giuste, impiegare gli strumenti più utili ai propri scopi e così via.

Certo, poi ciascuno il lavoro proprio dovrà farlo da sé, e questa è la parte più difficile di tutte; ma capire bene prima che cosa occorre fare è meglio per risparmiare tanto tempo dopo.

Motivare, spingere all’azione è il mio compito principale in questi casi (“io non sono l’esperto, sono l’esploratore e la guida”, per dirla con Tim Ferriss). Dopo tanti anni […] continua a leggere »

La fuffa del marketing

Sono nel settore delle traduzioni per aziende da quasi vent’anni ormai. Ho partecipato a conferenze, ho avuto a che fare con migliaia [sic] di traduttori e di clienti, ho scritto libri e articoli, tengo questo blog da anni eccetera. Ciò significa che due o tre cose dell’industria della traduzione – non sarà superfluo ricordare qui che sono stato io, di pirsona pirsonalmente, a introdurre questo sintagma nella lingua italiana – le conosco; e allo stesso modo sono conosciuto in questo ambiente.

Lunedì scorso esce questo post non firmato, che attacca il workshop del 14 aprile prossimo in cui parleremo di marketing per traduttori agli esordi della professione. L’ignoto autore dice in sostanza che la formazione è fuffa, sono trucchi per spillare soldi ai traduttori, mentre “il futuro invece è qui: Da traduttori per traduttori”.

Un tempo attacchi del genere, che sfiorano il personale pur essendo di fatto anonimi, mi facevano arrabbiare (gli archivi di Langit sono pieni delle mie filippiche); ora mi fanno al più sorridere.

Ho inserito un commento, in cui dicevo che la critica è legittima, ma la […] continua a leggere »

Nel laboratorio di un traduttore


E via, si riparte.

A Milano il 14 aprile parleremo di marketing per i traduttori. “Di nuovo?” Sì, e con qualcosa in più: questo incontro è dedicato ai traduttori che hanno da poco iniziato il mestiere e agli studenti degli ultimi due anni delle scuole di traduzione che hanno in animo di intraprendere questa carriera.

(Con l’immodesto proposito di contribuire a colmare una grossa lacuna che ho sempre visto nelle scuole di traduzione: il collegamento tra il mestiere e il mercato.)

Gli argomenti non mancano. Il marketing in primis, ovviamente: il marketing è la chiave di tutto. (Finché qualcuno non fa una proposta nulla accade nel mondo.) E il marketing vuol dire avere un sito ben fatto, scrivere un résumé efficace, sapersi presentare nei vari social network (e di persona ai clienti potenziali, si capisce) eccetera.

Ma oltre a questo parleremo anche di contabilità: come compilare una fattura, come tenere la contabilità e così via. “Parleremo” è un plurale maiestatis: è più esatto dire che ne parlerà Giuseppe Bonavia, commercialista e […] continua a leggere »

Professionisti e parole


Quante parole servono per far vedere che sei un professionista?

Poche, molto poche, pochissime. Sto rivedendo il nostro sito e il mio compito principale non è fare il copy o l’editor, ma il taglialegna. Disboscare, sfrondare, tagliare, tagliare ancora.

Il mercato è libero, è pacifico che chi viene da me si è fatto o farà un’idea dell’offerta andando da altri fornitori. Quando sei un professionista non servono tante parole. Quello che fai parla molto più forte di quello che dici.

È come nella psicologia sportiva: lo psicologo non racconta la rava e la fava, dice semplicemente quelle pochissime (ma essenziali) parole che fanno scattare qualcosa nella mente dell’atleta e portano alla performance eccellente.

La vendita è una performance. Scrivere un preventivo è una performance. I punti di contatto sono moltissimi. Un venditore deve essere gentile, rispettoso e disponibile ma non ossequioso, non deve ignorare la realtà dei fatti. Deve andare dritto al punto. Non c’è tempo per tutto.

Poche parole. Giuste, mirate, precise e in tempo. That’s it.

Parlare stanca

Sabato a fine pomeriggio, dopo una giornata trascorsa a parlare del marketing per i traduttori, ero esausto. Prosciugato. Ho dato tutto me stesso, ho cercato di trasmettere quello che so.

A chi era presente vorrei aggiungere questo: benissimo. Ora che avete ascoltato e riflettuto passate all’azione! È importante che la teoria diventi pratica, che le parole che si sono dette diventino realtà, sforzi di marketing e infine ordini. Questo conta.

Ci sono difficoltà oggettive. Troppa offerta rispetto alla domanda, pochi soldi in circolazione. Non è facile. Non è facile per nessuno. Ma il marketing, se fatto bene, è una grossa opportunità. Ed è anche divertente!

Il sito, un blog, Twitter, l’emailing… solo la fantasia può essere il limite. E le visite dirette ai clienti. Vedere un cliente di persona, piantare nella sua mente il seme della vostra esistenza professionale.

Mille cose si possono fare. Mille opportunità davanti a noi. La passione.

Tutto qui.

La “qualità” nelle traduzioni

Sto terminando di preparare il workshop che terrò questo sabato a Torino sul marketing per il traduttore. È anche un’occasione per riflettere su tanti temi che riguardano il mestiere del traduttore. Uno di questi è una brutta, famigerata parola: qualità.

Che cos’è, esattamente, la qualità?, mi chiedo – e non so rispondermi. Parto allora da quello che so.

Un tempo tutti i miei preventivi facevano leva sulla qualità (del servizio, della traduzione eccetera). Ma col passare degli anni e col feedback che via via ricevevo, crescendo quella che io soggettivamente considero la qualità complessiva del servizio che la mia azienda offre, mi sono reso conto che ottenevo risultati molto superiori semplicemente non menzionandola.

Insomma non lo considero un argomento di vendita o di discussione. In sé la parola “qualità” non significa molto: è un argomento soggettivo, ciascuno di noi ha una sua idea di qualità. Anche le varie certificazioni non fanno altro che garantire un processo, non che una traduzione sia di “qualità”.

Non serve dire che le nostre traduzioni sono di qualità. Tutti lo dicono e lo diranno, dunque non è un differenziatore.

E poi la […] continua a leggere »

Storie di marketing per traduttori – Torino, 3 dicembre 2011


A volte dimentico che ho sempre amato il marketing – quello sano, quello che crea valore. Ma poi mi vengono in mente le parole di DeNiro in Prima di mezzanotte (“Eh… mi sento di nuovo sbirro”). E si ricomincia.

Io so di poter trasmettere valore. Anche se il mercato sta cambiando – ma quando mai non sta cambiando? –, anche se c’è la crisi, anche se il concetto stesso di traduzione (e, ancor più, di traduttore) muta il suo senso.

Sì, i traduttori in Italia sono troppi. È un fatto con cui dobbiamo convivere. Ma questo non significa che non ci sia lavoro per chi eccelle. E noi il 3 dicembre a Torino – qui il programma completo – parleremo di come utilizzare il marketing a proprio vantaggio.

Grazie, ovviamente, a Sabrina: è lei che rende tutto questo possibile.

Prerequisito (forse scontato, ma è bene ribadirlo): che si offra un servizio niente meno che eccellente. Il marketing non fa miracoli. Migliora le cose, ma non fa miracoli.

Per dirla […] continua a leggere »