Autore: giannidavico

La civiltà dell’immagine

Una delle mie (tante) fortune nel mondo lavorativo è stata il fatto che grossomodo nel momento in cui ho cominciato a lavorare il Web ha fatto il suo ingresso dirompente sul pianeta terra. E il Web di allora – la metà degli anni Novanta – voleva dire, per il lavoro, sostanzialmente una cosa sola: l’email. Di conseguenza chi sapeva scrivere bene aveva dei vantaggi non da poco.

(Ricordo una telefonata lasciata sulla nostra segreteria, da parte di un cliente che non riusciva a mandare un’email: “Forse avete l’email staccato…”)

Io sapevo scrivere bene, ho sfruttato questa mia dote. Sono capitato nel momento giusto al posto giusto. È stato un classico Cigno nero.

Ora però, quel vantaggio va scemando a favore delle immagini e dei filmati. Lo si vede da mille segni, ovviamente, ma a me è stato chiaro soprattutto tramite Facebook, dove è tutta una foto e un filmato. E lì io sono tutt’altro che forte.

Un vantaggio ce l’ho ancora, ed è avere Italo Calvino […] continua a leggere »

Giovani Genitori

Questa è una bella rivista. La seguo da quando è nata, ha accompagnato me, mia moglie e le nostre figlie nella crescita. Ho ammirato, all’epoca, il coraggio imprenditoriale di chi ha creato una rivista in un mondo che non legge né riflette più, ma guarda e passa.

È focalizzata sul Piemonte (il che esclude una buona parte dei lettori potenziali, ma ars longa vita brevis, si sa).

Una rivista che parla delle cose di tutti i giorni, dei problemi dell’essere genitori, che parla di come vorremmo essere con i nostri figli e di come siamo, e guarda con tenera comprensione alla distanza che separa i due punti. Sorride benevolmente di noi genitori.

Ha iniziative, novità. È intelligente e non omologata. Usa una licenza Creative Commons.

Come tutte le cose passa nella vita – il mese prossimo scadrà il mio abbonamento e, a figlie crescenti a rapidi passi, non penso lo rinnoverò –; ma mi ha accompagnato per un bel tratto del mio essere papà e gliene sono grato.

Ramón Ángel Jara Ruz, Retrato de una Madre

Hay una mujer que tiene algo de Dios por la inmensidad de su amor y mucho del ángel por la incansable solicitud de sus cuidados.

Una mujer que siendo joven tiene la reflexión de una anciana y en la vejez trabaja con el vigor de la juventud.

Una mujer que si es ignorante descubre los secretos de la vida con más acierto que un sabio y si es instruida se acomoda a la simplicidad de los niños.

Una mujer que siendo pobre se satisface con la felicidad de los que ama y siendo rica daría con gusto su tesoro por no sufrir en su corazón la herida de la ingratitud.

Una mujer que siendo vigorosa se estremece con el vagido de un niño y siendo débil se reviste a veces con la bravura del león.

Una mujer que mientras vive no sabemos estimar porque a su lado todos los dolores se olvidan, pero después de muerta daríamos todo lo que somos y todo lo que tenemos por […] continua a leggere »

Il marketing del downshifting

L’ultimo post di Simone Perotti prende spunto da un commento di un lettore sulla sua pagina FB. Il succo del discorso è: è lecito che si utilizzino (tra gli altri) gli strumenti del social networking per promuovere quello che si fa, soprattutto se a farlo è qualcuno che di Seneca, del vivere nascosti e lontani dal mondo, ha fatto una delle sue bandiere?

La risposta breve, per mio conto, è sì.

La risposta lunga richiede un ragionamento. Io, nel mio piccolo, faccio cose simili. Ovvero: ho un progetto di vita simile. No, non sono famoso ma sono felice e questo mi basta, ho scoperto che posso fare quello che mi piace nello stesso tempo mantenendo una famiglia, per me è sufficiente.

(Questa notte pensavo alle carriere, alle giornate lavorative di 16 ore, al brivido del potere… no, tutte cose che non fanno per me. Non più, almeno.)

No, non ho ricette segrete ma conosco qualche trucco, più o meno è tutto qui. Parlo volentieri con chi vuole parlare con me ed è disposto a mettersi in discussione, a ragionare, a riflettere.

Sì, […] continua a leggere »

Fuochi in dicembre

La sera del 31 dicembre a mezzanotte ci sono stati, come di consueto, gli augurali fuochi artificiali: per divertimento, per tradizione, per confidare in un nuovo anno migliore di quello appena passato. Niente di nuovo fino a qui.

Ma sono durati molto poco – o, almeno, questa è l’impressione che ho avuto io. Rispetto ai miei ricordi degli anni precedenti, dove continuavano per un bel po’, dopo mezz’ora era finito tutto. E anche i giorni prima i fuochi si sono sentiti pochissimo; lo stesso nei giorni seguenti.

È vero che ci sono stati regolamenti e ordinanze, divieti e sequestri che hanno rallentato la vendita e l’uso, ma io ho interpretato questa differenza – assolutamente evidente ai miei occhi – come segno della crisi generale, o più specificatamente della sfiducia nell’avvenire che ci attanaglia.

Ora ogni singolo euro conta, ora si fa attenzione a tutte le spese e in generale non c’è troppa voglia di fare festa.

Eppure… eppure è iniziato un anno nuovo ma il primo gennaio è anche “solo” il giorno dopo il 31 dicembre. Siamo […] continua a leggere »

Camillo Sbarbaro, “Padre, se anche tu non fossi il mio”

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi un uomo estraneo
per te stesso egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell’altra volta mi ricordo
che la sorella mia piccola ancora
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia avea fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
dal quel cattivo ch’era il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi un uomo estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.

Se non ci vediamo più prima di Natale…

“Se non ci vediamo più prima di Natale” eccetera eccetera. Quante volte sentiamo questa frase in questi giorni? (Lunedì me l’ha detto una signora in un ufficio, una persona che non avevo mai visto prima in vita mia.)

E cosa dire degli auguri mandati alla propria rubrica? E di quelli alle mailing list? Sono auguri, quelli? È Natale, quello?

Se non ci sentiamo più, niente! Non ci siamo visti per otto anni forse prima di oggi, anche se non dovessimo vederci per i prossimi tre giorni il mondo non crollerà.

Detto questo, gli auguri fanno piacere a tutti – ma se sono fatti alla persona e non all’universo mondo. Se non ci sentiamo più, cari i miei venticinque lettori, niente. Sarò sempre felice di ricevere degli auguri mandati a me di pirsona pirsonalmente, così come di farli; ma anche se non li ricevo da tutto il mondo non mi offenderò.

Mettere radici

Domenica sera all’imbrunire. La macchina carica, pronti a partire dalla montagna per tornare a casa. Ma la macchina non si avvia – le batterie cedono all’improvviso, si sa –, parlo con il nostro vicino e padrone di casa che si offre di portarmi il giorno dopo, di buon mattino, dal suo meccanico.

Mmmm. I piani cambiano, dobbiamo passare una notte e forse un giorno in maniera imprevista. Ma una disavventura diventa avventura: dopo lo smarrimento iniziale anche Michela è contenta, in fondo siamo in un luogo che è casa nostra più di casa nostra.

Mettiamo un po’ di radici in questo luogo che mi ha visto crescere. Qualche piccola radice in più.

E spaccare legna al sole di dicembre, giocare con le bambine, conoscere un po’ meglio il nostro padrone di casa, conoscere persone nuove e simpatiche (i meccanici), fare qualcosa di diverso ma in fondo di semplicissimo come essere una famiglia: […] continua a leggere »

Non erano i piccioni

Era ieri, era Locarno, io ero lo spettatore con l’amico mio più caro, i protagonisti erano i nostri figli piccoli.

Loro nutrivano gli uccelli che popolavano il lungolago.

Io guardavo, guardavo e basta. Al massimo ogni tanto rompevo del pane secco per farne dei bocconi.

E ho pensato che non erano i piccioni, non erano le papere, non erano le gallinelle d’acqua, non erano i cigni né tutte le altre specie di volatili lì presenti, ma era la vita stessa che mi stava parlando della sua brevità e dell’importanza della sua stessa intensità.

Tutto quel che succede non ha poi grande importanza. Ma quando la vita chiama allora sì, sedersi ad ascoltarne le voci questo sì che è fondamentale.

E poi, guardando quelle manine che si muovevano così rapide, era evidente un pensiero: che gli anni sono brevi. Domani forse non avrò più quella fortuna, domani forse non sarò più lì a […] continua a leggere »

È profondamente sbagliato


Nella mia cittadina – di fatto un paesone sonnolento di 35mila e rotti abitanti, la tipica provincia italiana – giusto una settimana fa ha aperto un ipermercato, con tanto di costruendo McDonald’s nei paraggi, parcheggi che sono distese infinite di auto e così via.

(La prima volta che misi piede in un ipermercato Auchan, forse vent’anni fa, mi sentivo felice e parte di un movimento che creava il futuro. Ma quando alle casse vidi tutte quelle borse di plastica che potevi prendere liberamente e gratuitamente, io che sono cresciuto in un negozietto di cento metri quadri dove i rapporti umani avevano un valore, un peso, un significato, mi sembrò subito che ci fosse qualcosa che non andava. Non capivo bene, ero confuso, ma sapevo che c’era qualcosa di sbagliato.)

Meno di tre mesi fa, proprio ai confini di Chieri, aveva aperto un altro centro commerciale. È una guerra tra giganti, perché i centri commerciali chieresi sono ora almeno quattro (e sto contando solo […] continua a leggere »