Autore: giannidavico

Lui questo vuole dire

Papà, che smette un attimo l’ossigeno per fare l’aerosol, mi chiede un minuto del mio tempo (ma “gnun-e presse” [non c’è fretta], non sia mai detto che lui imponga qualcosa a qualcuno) per farmi sapere dove sono determinati documenti. Io so che cosa vuol dire.

Noi non parliamo molto – non abbiamo mai parlato molto, io non so esprimermi bene con le parole parlate. Con le parole scritte lo direi con i versi di Carlo Betocchi (Per cui):

Per cui
un vecchio come me s’alza dalla sua
sedia senza vacillare e si guarda
d’intorno. E s’accorge, senza averne
spavento, che il tempo scivola come
rena, e che il nuovo è tutto da venire
ancora tutto da venire: e sente
dire in sé sommessamente, dalla vita:
siamo parte dell’humus che prepara
il futuro, noi che ce ne andiamo.

Sì, lui questo vuole dire. Per cui.

La provvidenza secondo Goethe

Avrebbe scritto Goethe:

Fino a che uno non si compromette c’è esitazione, possibilità di tornare indietro, e sempre inefficacia. Rispetto ad ogni atto di iniziativa c’è solo una verità elementare, l’ignorarla uccide innumerevoli idee e splendidi piani. Nel momento in cui uno si compromette definitivamente anche la provvidenza si muove. Ogni sorta di cose accade per aiutare cose che altrimenti non sarebbero mai accadute. Una corrente di eventi ha inizio dalla decisione, facendo sorgere a nostro favore ogni tipo di incidenti imprevedibili, incontri e assistenza materiale, che nessuno avrebbe sognato potessero venire in questo modo. Tutto quello che puoi fare, o sognare di poter fare, incomincialo. Il coraggio ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso.

Ho usato il condizionale perché, per quanto il concetto sia certamente goethiano, queste parole sono in realtà attribuite erroneamente a Goethe. Derivano da una traduzione in inglese molto libera dei versi 214-230 del Faust, ad opera di John Aster (Londra, Cassell, 1835, p. 20).

Ma al di là della filologia il concetto è questo: è importante seminare per il futuro. Guardare oltre gli ostacoli come se gli ostacoli non esistessero. Lasciare gli ormeggi e semplicemente […] continua a leggere »

Fare pace con la posta elettronica

A riguardo della posta elettronica c’è un piccolo trucco, che io uso da anni e che trovo straordinariamente efficace nella sua semplicità:

Svuota completamente la tua casella di posta in arrivo ogni sera.

“Eh, ma come?” “No, non è possibile!” Eccetera. Sento già i commenti di chi ha nel proprio programma venti, duecento o duemila messaggi.

C’è un fatto, però. La Posta in arrivo è un luogo di passaggio: essendo un luogo (sia pure metaforico) dove trascorriamo molto tempo, ogni messaggio che rimane lì più del dovuto significa tempo in più per l’attenzione che richiede, per il fatto di dover riprendere il filo di una questione a distanza di tempo, perché non è necessario. Tempo prezioso sottratto ad altri preziosissimi compiti.

Ci sono cose più importanti che fare l’esegesi dei messaggi in arrivo. La vita media di una mail è breve, brevissima. Allora quel che io considero di un’efficacia cartesiana e illuminante è proprio questo: allontanarsi dal computer ogni sera avendo la casella di posta in arrivo completamente vuota. Di […] continua a leggere »

Le borse e le vite

Lei ha passato i quaranta, ma lavora per il comune della mia cittadina con un contratto a termine.

La conoscevo da ragazza, una ragazza come tante, con i sogni di tutti. Ma passati i quaranta ottocento euro al mese non bastano per alimentare i tuoi sogni anche più elementari.

Qui è tutto sbagliato. Il modello non funziona.

L’economia, poi! La scienza triste. Bravissimi gli economisti a spiegare, a cose accadute, perché sono accadute. E intanto un/una quarantenne non può impostare la sua vita come vorrebbe perché non ha un lavoro, o se ce l’ha è assolutamente precario.

Il modello non funziona. Non si può riparare, è semplicemente da buttare.

Una soluzione possibile – una che vedo io – passa per la semplicità e per la natura. Perché intestardirsi a vivere in città quando le montagne e i borghi sono pieni di case che vengono via per due lire?

Perché non ti fai tu la tua legna? Ho letto questo post e mi sono […] continua a leggere »

Stanno tutti bene

A quei tempi non mi capacitavo che cosa fosse questo crescere, credevo fosse solamente fare delle cose difficili – come comprare una coppia di buoi, fare il prezzo dell’uva, manovrare la trebbiatrice. Non sapevo che crescere vuol dire andarsene, invecchiare, vedere morire, ritrovare la Mora com’era adesso.
Cesare Pavese, La luna e i falò

Guardo papà, un uomo buono, retto, giusto, sincero, onesto, fare fatica a scendere e salire dal letto. Vedo me stesso bambino sollevato come un fuscello dalle sue braccia, e vedo me stesso vecchio, vecchissimo, fare fatica a scendere e salire dal letto. Il padre e il figlio sono la medesima cosa.

L’altra sera a casa nostra c’è stata una sorta di riunione di famiglia, la parte cilena che è parte di me qui a condividere conoscenze di persone e fatti accaduti ben prima che io nascessi. Io non posso che ascoltare in silenzio, ammirato dalle gesta dei miei avi. Nella giustizia e nella rettitudine di nonno Giovanni ho ritrovato, tanti anni dopo, le radici del mio […] continua a leggere »

Insegnami a leggere

Papà ha 82 anni, il diabete, cammina con molta fatica, porterà l’ossigeno per sempre e ha circa un decimo di vista per ciascun occhio. (Proprio lui che, sembra ieri, mi sollevava come un fuscello.)

Michela, mia figlia piccola, ha cinque anni.

Martedì ho portato papà ad una visita presso un ottico (a 400 metri da qui e devi già prendere l’auto eccetera: un vero viaggio). L’idea era (ed è) quella di acquistare un videoingranditore per permettergli nuovamente, dopo un paio d’anni, di leggere senza che ci sia qualcuno che gli debba esporre un articolo. (Avevi 17 anni, la guerra appena terminata, tuo padre morto da poco e un mondo completamente a terra, hai attraversato l’oceano e affrontato l’ignoto per cercare la tua strada; a 82 non dici nulla perché questo è il tuo carattere ma certo tanto piacere non fa, il fatto di non riuscire nemmeno a leggere i titoli più grandi di un giornale o di una rivista.)

Martedì Michela ha scritto la sua […] continua a leggere »

Tempo, vita e lavoro

“Ma io dove trovo il tempo di progettare la mia vita oltre il lavoro?”

È un commento tra tanti ad un post di Simone Perotti. L’ho sentito mille volte quel commento, in tutte le declinazioni e i casi possibili.

“Eh, beato te che puoi permettertelo…”

“Ma dimmi come faccio, con una moglie e un figlio da mantenere…”

“Vorrei, certo, ma il lavoro mi prende così tanto…”

Be’, sai che cosa c’è? Io il tempo l’ho trovato, io il tempo ce l’ho, io il tempo non lo ammazzo, io lo tengo vivo, me lo tengo ben stretto, me lo tengo per me e per chi vuole starmi accanto. E chi non vuole… ma chissenefrega! 🙂

It’s a long way to Trofarello

Volevo impegnarmi a scrivere un bell’articolo, stavo pensando al tema. Poi però mia figlia piccola – piccola, oddio, ha già cinque anni e quasi mezzo – mi chiede se andiamo in treno.

In treno da Chieri a Trofarello.

Oggi pomeriggio, così. Senza un motivo se non la felicità della corsa in treno.

Lei e io, da soli. In questo sole ottobrino e questo calore che viene dalla terra, dall’aria.

La magia è fatta anche di strade ferrate, ho pensato.

E siamo andati. Il treno è magico, a cinque anni e mezzo. La magia è fatta di stazioni, sottopassaggi con l’eco e biglietti timbrati.

La felicità puoi prenderla anche per la coda, come un passero.

(E se questo post non è levigato come una poesia di Montale non importa, la felicità rimane.)

E tu? Di che cos’è fatta la tua magia?

Luca Goldoni, Meglio MAI che tardi

Luca Goldoni, 83 anni, un ragazzino.

Ho cominciato ad apprezzare i libri di Luca Goldoni all’università, quando stavo trovando la mia via nello scrivere. E un po’ dell’ironia e della calma che segnano i miei scritti provengono senza dubbio da libri come Viaggio in provincia, Colgo l’occasione, Vai tranquillo et cetera.

Ho avuto la gran fortuna di incontrarlo di persona un paio di anni fa, in un giornata presso la sua “casona” sui colli bolognesi di cui conservo uno splendido ricordo.

Ora questo ragazzino che non sa smettere di scrivere ha pubblicato l’ennesimo libro, Meglio MAI che tardi. È un viaggio nell’Italia di oggi e di ieri, uno sguardo disincantato e affettuoso sugli italiani che non cambiano mai, e allo stesso tempo un’occasione per qualche considerazione su di sé.

Come ricorda lo stesso Goldoni nell’Introduzione,

Anche il vecchio cronista ha reclamato il suo spazio, convinto, con Cesare Pavese, che ricordare una cosa significa vederla solo adesso per la prima volta.

Un libro piacevole che scorre e […] continua a leggere »

Uno dei 124

Ieri ho rifatto la valigia e il percorso inverso rispetto ad una settimana fa.

Sono un poco dispiaciuto ma insomma, sono comunque un privilegiato e la considero un’esperienza magnifica.

Non è necessario razionalizzare sempre tutto, ma ho cercato di trarre delle conclusioni.

1. Da questo punto si può solo migliorare.

2. Come spesso accade, rubo a Chris Guillebeau le parole per esprimere al meglio un concetto:

Next time I want to do a 7-continent book tour.

(Solo che le rivoluzioni più efficaci sono silenziose, probabilmente. Il prossimo anno rifarò tutto quanto – si riparte tra un paio d’ore per arrivare là tra dodici mesi, solo con meno clamore. E poi si sa che gare come questa sono per i nazionali, non per i viandanti solitari come me.)

3. Ho fatto quel che ho voluto, sono responsabile di quel che mi accade. Questa è una sensazione meravigliosa, nella buona come nella cattiva sorte […] continua a leggere »