Categoria: Vita 2.0

Alla fine

Alla fine la risposta delle risposte è che non c’è risposta. Questo è un fatto da accettare – prima lo si accetta e meglio si sta.

Alla fine una persona deve mettere da parte la sua capacità di accumulare denaro per chiedersi quali sono i fondamenti della sua propria vita, e su che cosa valga veramente la pena spendere del tempo.

Fai tutto quel che devi fare, le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, e poi a un certo punto senti la necessità di una vita più semplice e più equilibrata, più umile, nella quale vuoi avere il tempo di dedicarti a cose che con il denaro e la vita pubblica non hanno nulla a che fare.

Semplificare, semplificare.

Alle maestre di Michela, in occasione del congedo dalla scuola materna

Cara Maura, cara Evelin,

lunedì mattina, accompagnando Michela a scuola, mi sono fermato con lei per brevi minuti nella classe deserta. Ho pensato allo scorrere del tempo, a questa bambina che cresce, alle cose importanti della vita.

E ho pensato a voi. Ho pensato al bene che avete portato nella vita di Michela – e di conseguenza nelle nostre vite –, alla passione che mettete nel vostro lavoro, al vostro sorriso sempre sui vostri visi qualunque cosa accada. (E so bene che il vostro lavoro è tutt’altro che semplice.)

Insomma noi siamo persone fortunate ad avervi incontrate. Per un tempo troppo breve Michela ha potuto osservarvi, imparare da voi, essere felice con voi e grazie a voi.

Ora nuovi compiti la attendono. Una nuova scuola, nuovi insegnanti, nuovi compagni. Ma – lo dico con assoluta certezza – Michela porterà per sempre nel cuore e nella testa il vostro insegnamento e il vostro esempio.

Di questo noi vi ringraziamo.

La vita 2.0 rallenta

Questo blog è nato, grazie ad una intuizione del nostro direttore, come una sorta di appendice al mio libro: da oltre un anno racconto qui le mie emozioni, parlo di “trucchi” per rendere più efficace il tempo lavorativo, scrivo delle contraddizioni in cui viviamo eccetera.

Questo blog segue, anche, le stagioni. E l’estate alle porte richiede letture leggere.

Questo blog, insomma, rallenta. Da oggi a settembre la cadenza sarà bisettimanale. Continuerò a raccontare quel che mi succede, cercando di trasmettere valore – ma soprattutto emozioni – a chi mi legge, solo in una maniera un pochino più rilassata.

Ai miei venticinque lettori auguro un’estate felice!

Campanelle, passeri e lebbrosi

Come era possibile che io, proprietario di un appartamento, di un BMW che usavo solo per andare in ufficio, di alcuni abiti firmati, vari conti in banca piuttosto pingui, una moglie o ex moglie molto bella e un bimbo che cominciava adesso ad affacciarsi alla vita, non fossi stato in grado di mantenere la felicità? E invece una ragazzina con una campanella cucita nei vestiti, un cane che la seguiva dappertutto e un paio di calzini colorati sembrava imbattersi in lei a ogni istante? (Eloy Moreno, Ricomincio da te, p. 286)

Si può prendere la felicità
per la coda come un passero.
Si possono dimenticare i debiti
che abbiamo con il mondo.
Un lampo di beatitudine
non offende il nostro vicino.
Lui dorme sulla panchina,
il passero gli vola intorno.
Lui sogna il lebbroso
ma sentiamo che il suo male
non è contagioso.

(Leonardo Sinisgalli, Il passero e il lebbroso)

Tra i lillà delle ville

Oggi niente filippiche a riguardo della vita sui monti, lo stress della città eccetera.

Ieri dopo cena ero molto stanco, e Michela mi chiede di fare una passeggiata. Puoi dire no? Vuoi dire no?

Luciano Erba:

perché non io lungo lo stradale
almeno fino al passaggio a livello
tra i lillà delle ville
della valle del Tanaro
le mie figlie per mano
le scarpe bianche di cuoio
la cintura al buco più largo
perché non io
dopopranzo la sera

Ieri sera era così. La mia figlia piccola per mano, l’aria calda di una sera di maggio, la vita stessa che mi parla con le parole di una bambina.

Contraddizioni

Lui è un mio conoscente, una brava persona che non ha risorse economiche se non la sua forza lavoro.

Qualche mese fa ha perso il lavoro. Storie come tante, niente di nuovo in tutto questo.

Farebbe qualunque lavoro, ma non trova. E chi trova oggi, di grazia? Chi investe nel futuro degli altri?

Ora mi dice che ha trovato un lavoro per quindici giorni, e gli danno quattro [sic] euro l’ora: ogni minuto, infallibilmente, quasi sette centesimi vanno a rimpinguare il suo portafoglio.

Una persona di cinquant’anni che lavora per quattro euro l’ora.

Qui è tutto sbagliato, qui è tutto da rifare.

Quattro euro l’ora è un insulto, ma tu devi mangiare e accetti. Sei costretto ad accettare. Speri in tempi migliori, non hai tempo per la filosofia.

Quattro euro l’ora.

Ieri pomeriggio sono stato a Torino – un tempo abitudine quotidiana, ora ogni volta mi pare un vero viaggio – e il parcheggio costa due euro e mezzo l’ora.

In soldoni la società […] continua a leggere »

Il lavoro, se ben organizzato

Il lavoro, se ben organizzato, non è poi quella cosa spaventosa che si dice. Non succhia il nostro sangue, non pretende la nostra attenzione indivisa e continua. Non ci divora.

Il lavoro, se ben organizzato, è una parte normale e naturale delle nostre vite. Ci gratifica e anche ci santifica, volendo, ma non ci definisce. In quanto strumento, permette di esprimere i nostri talenti: ma è uno strumento al pari di altri, non è in primo piano né in primo luogo.

Il lavoro ben organizzato è divertente – anche nel senso pascaliano del termine – e fa passare il tempo. Ci mantiene e ci fa mantenere la famiglia che abbiamo la fortuna di avere.

Il lavoro è questo. Non è un mostro, non è alienante, non è una ghigliottina.

(Se organizzato bene, chiaramente.)

Punti di vista

Metti che degli amici carissimi ti invitano per un fine settimana in un angolo di paradiso e storia in Lunigiana, un luogo che tu non conosci se non per gli echi letterari (lontanissimi) delle vacanze pavesiane degli anni Quaranta.

Metti che in quel luogo abitano 17 persone – uno dei tanti borghi che fanno l’Italia. E non è un borgo qualunque, ma un borgo incantato, magico, pieno di storia. Un borgo che è rinato negli anni Settanta per la testarda volontà di un uomo che è un fine letterato, un appassionato cultore di quell’angolo di mondo e una persona perbene.

E tuttavia tu, che procedi spesso in senso inverso, sei più attratto da un’altra storia, quella di Rodolfo. (Penso ai Promessi sposi e alle storie piccole degli uomini come noi, storie che si incrociano con storie grandi che in fondo comprendiamo poco e che ci riguardano punto.)

Rodolfo avrà la mia età grossomodo – ma l’età non è importante – e, […] continua a leggere »

C’è ancora speranza

Sono stato l’altra settimana in mensa dalla piccola, a fare l’assaggiatore.

Comincio dal fondo: è un’esperienza che tutti i genitori dovrebbero provare. Tu sei lì, davanti a te centrotrenta bambini vocianti e allegri e festosi, e ti vengono le lacrime agli occhi per la commozione. E ti senti felice e fortunato.

Perché pensi che alle maestre e al personale della scuola – di questa scuola in particolare, ma di tutte le scuole di ogni ordine e grado, in realtà – dovrebbero fare un monumento gigante. O intitolare una piazza, una via.

Perché il futuro dell’Italia non è in parlamento o nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, ma nelle mense scolastiche di paese.

Perché fai amicizia con personcine che hanno quarant’anni in meno di te e pensi che – oltre le retoriche, al di là di tutte le parole possibili – c’è ancora speranza.

Le ricette per il successo

Vado ogni tanto a vedere che cosa combina Tim Ferriss: i suoi post sono sempre fonte di ispirazione e idee. Questa mattina mi ha colpito questo articolo di qualche giorno fa, soprattutto per fatto che gli ingredienti per raggiungere grandi obiettivi sono sempre i medesimi:

1. Pensa davvero a quel che vuoi ottenere. Non “pensa a quel che vuoi ottenere”, ma “pensa davvero a quel che vuoi ottenere”. La differenza è fondamentale. Prenditi del tempo, rifletti, rifletti fino a che sarà necessario.

2. Scrivilo. Metterlo sulla carta vuol dire renderlo reale, vuol dire costringerti a pensarci, a fare qualcosa oggi per andare in quella direzione.

3. Parlane. Diffondi la notizia, in questa maniera non potrai più tornare indietro se non a prezzo di perdere la faccia (probabilmente la cosa più odiosa che ci possa capitare). (La versione di Ben Nemtin, l’autore del post – Tim è fantastico in questo: riesce sempre a far fare il lavoro agli altri! 🙂 -, è differente: il beneficio del parlarne risiede per lui nel […] continua a leggere »