Categoria: Vita 2.0

Un piccolo grazie

Questo è un post di ringraziamento.

È per te, Diego, che porti l’ossigeno a papà tutte le settimane. È il tuo lavoro e ti pagano per questo, ma il tuo lavoro non è solo il tuo lavoro: per qualcuno – papà – è la vita.

È per lei, Augusta, lei che lavora nella scuola di mia figlia piccola – e ci lavora col sorriso, e mi saluta chiamandomi signor Davico, e chiama Michela per nome (be’, con Michela è facile, alle soglie dei sei anni è una veterana dell’ambiente).

È per voi, maestre di Michela: io vi farei un monumento per tutto quel fate per i nostri figli, senza farlo pesare neanche un po’.

È per lei, Beppe, lei che dopo una vita di lavoro ha trovato una seconda giovinezza in un circolo di golf, e il lavoro cosiddetto “umile” non le fa ribrezzo, anzi, lo fa con allegria e col sorriso.

A l’é për chiel, Giovanni, chiel ch’a cudiss na montagna antera, bele se j’agn a passo […] continua a leggere »

I padri hanno bisogno dei figli

Il titolo di questo post è “preso a prestito” dal sottotitolo di un grazioso libro di Gaspare Barbiellini Amidei, I nostri ragazzi crescono. (Curioso come vadano le cose e il mondo, lo comprai quand’ero all’università per capire la mia generazione – sembra ieri – e adesso è cambiata la prospettiva e il padre sono io.)

Ad ogni modo mi è tornato in mente per un’idea cui sto riflettendo in questi giorni: partecipare attivamente alla scuola dei figli non è solo un ovvio beneficio per loro, ivi inclusa la fiducia in se stessi con la quale crescere, è anche un bene – un gran bene, a dirla tutta – per noi.

I padri (e le madri) hanno bisogno dei figli perché cresciamo con loro, impariamo da loro e con loro, dagli errori nostri e loro. Perché completano le nostre vite.

E dunque prendere parte alle mille sfaccettature che la scuola comporta è per me una maniera per restituire alla comunità qualcosina del tanto che ho avuto e che ho, ma […] continua a leggere »

Eloy Moreno, Ricomincio da te

Il protagonista di Ricomincio da te è simile a troppe persone del mondo di oggi: lavoratori della conoscenza troppo presi dalla quotidianità per accorgersi che la vita, intanto, scorre in fretta (“Una volta entrati nella spirale, quando ormai siamo dentro, non sappiamo più scappare e quel che è peggio è che neppure ci pensiamo più”, p. 144; il grassetto è mio). E a tratti, leggendo il romanzo, vorresti intervenire in suo aiuto, dirgli di smetterla o piuttosto di ricominciare, di parlare con sua moglie, di andare col figlioletto al parco anche se non è sabato mattina e così via.

Una vita impantanata dentro a schemi già scritti; una vita che poi ha un epilogo felice, anche se troppo scontato, appiccicato al resto, meno vivido e reale, troppo romanzesco e poco accattivante. Questo è il lato debole di questo romanzo che è per il resto ben scritto e ben congegnato e che si fa leggere più che volentieri.

L’editing è molto curato (non ho trovato nessun refuso); […] continua a leggere »

La festa del vino

A diciotto anni per me il vino era la vendemmia nella vigna di famiglia, un appezzamento coltivato a freisa, e soprattutto seguire poi quell’uva mano a mano che diventava mosto, sviluppava alcool e nell’inverno si trasformava in vino. Era un appuntamento fisso con uno dei miei zii preferiti. Il risultato era un vino che per me era assolutamente imbevibile, ma l’idea di creare qualcosa con le proprie mani e insieme ad altre persone – persone che erano miei miti personali – mi piaceva oltremodo.

Più tardi nella vita ho imparato a conoscere vini nobili, baroli, barbareschi e compagnia, mi sono perso per quelle vigne, le ho ammirate da lontano come si fa con un’opera d’arte talmente bella da sembrare troppo finta e comunque inavvicinabile.

Poi, creata la mia famiglia, il vino è diventato bottiglie che compravamo, al supermercato (che orrore!) o dai produttori. La “normalità”.

Poi ancora si è trasformato in damigiane – cabernet frank e pinot grigio, quest’anno – che acquistiamo da un produttore trevigiano di fiducia. Oggi il vino è […] continua a leggere »

Gli anni sono brevi

Temo quel momento.

Michela ha quasi sei anni, e tra pochi mesi la scuola materna sarà solo un ricordo. Piacevole, magico e splendido – ma appartenente al passato. Sarà tempo di passare oltre.

Ieri ho ascoltato questa canzone. So che è scritta per altri motivi, ma mi hanno colpito queste parole:

Considerare che sei la ragione per cui io vivo,

perché le ho riferite al bene più prezioso che ho, alle figlie che abbiamo la fortuna di avere.

E poi ho collegato tutto ciò a questo sito:

Then suddenly it hit me.
This bus ride was it.
[…] This was life itself.

Queste semplici parole sono alla radice del mio libro, e di tanti pensieri che ho.

O, per dirla con Angelo Manzoni (“angelo di sangue”):

sapendo che respirerai
vedendoti così
anche per me
angelo di sangue
si […] continua a leggere »

Paesaggire a Buggio

Buggio, frazione del comune di Pigna, in provincia di Imperia, è un paesino a una mezzoretta dal mare dove non ci passi per caso, ci devi proprio andare a bella posta. Sì, perché durante la seconda guerra mondiale c’era il progetto di costruire una strada che attraversasse le montagne verso la valle del Roya, a difesa dei nostri confini; ma poi la guerra finì e della strada rimasero solo i primi tornanti.

Fa parte di quella “Liguria del silenzio” da scoprire andando piano, magari sbagliando strada, comunque con l’idea di restare fuori dalle vie principali di comunicazione. (D’inverno è certamente più semplice.)

Ho pensato anche al Diavolo sulle colline di Pavese:

Mi tornò in mente nel buio quel progetto di traversare le colline, sacco in spalla, con Pieretto. Non invidiavo le automobili. Sapevo che in automobile si traversa, non si conosce una terra.

Ho parlato con qualche anziano del paese. […] continua a leggere »

La casa che vorrei

Avevo un’idea vaga di che cosa fosse il cohousing, ma l’ho inteso meglio grazie ad una segnalazione sulla newsletter curata dal nostro direttore Daniel Tarozzi.

L’articolo segnalato è qui. L’idea del recupero di una casa che giaceva in stato di abbandono per l’utilizzo da parte di più famiglie mi piace molto. E a ben vedere la mia idea relativamente alle montagne non è molto diversa: penso che ripopolare una zona semiabbandonata non è solo possibile, ma anche pregno di significato, conveniente da un punto di vista economico e fonte di soddisfazioni future. (Occorre superare molte barriere psicologiche che sono dentro di noi, e questo è certamente l’aspetto più difficile.)

Ma insomma a Ferrara otto famiglie “normalissime, […] che fanno lavori normalissimi” si sono consorziate per andare verso questo progetto ammirevole.

L’associazione Solidaria crede che il futuro abitare sarà in immobili costruiti o ristrutturati secondo i canoni del risparmio energetico e della bioedilizia, economici da gestire e sani.

Forse c’è un pizzico di sogno in questa visione – ma senza sogni come […] continua a leggere »

Sentiero Umano di Solidarietà Ambientale

 

Ho parlato qui spesso delle “mie” montagne (più “in prestito d’uso” che “mie”, in realtà: mi impegno a riconsegnarle alla generazione dopo di me in uno stato almeno un po’ migliore rispetto a come le ho trovate). Ora, grazie all’amico Alberto Guggino, dalla cui semplicità e ostinata pazienza imparo anche senza rendermene conto, mi sono imbattuto in questo progetto, che a un tempo mi fa pensare alle montagne, ai nostri figli, all’armonia con la natura e alla giustizia.

L’idea – folle: ma aut insanit homo aut versus facit, e poi senza follia come potremmo progredire? – è di creare una catena umana lunga 50 chilometri, dal centro di Torino fino a Susa, per tre minuti in un giorno ancora da stabilire. Le centomila mani – che sanno di pane – saranno figura, nel senso auerbachiano del termine, della riconciliazione – oggi non più procrastinabile – dell’uomo, di noi, con l’ambiente.

Perché questo progetto? Lo spiega il sito:

perché se la terra della Valle non respira, soffoca la città con tutti i suoi abitanti.

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La civiltà dell’immagine

Una delle mie (tante) fortune nel mondo lavorativo è stata il fatto che grossomodo nel momento in cui ho cominciato a lavorare il Web ha fatto il suo ingresso dirompente sul pianeta terra. E il Web di allora – la metà degli anni Novanta – voleva dire, per il lavoro, sostanzialmente una cosa sola: l’email. Di conseguenza chi sapeva scrivere bene aveva dei vantaggi non da poco.

(Ricordo una telefonata lasciata sulla nostra segreteria, da parte di un cliente che non riusciva a mandare un’email: “Forse avete l’email staccato…”)

Io sapevo scrivere bene, ho sfruttato questa mia dote. Sono capitato nel momento giusto al posto giusto. È stato un classico Cigno nero.

Ora però, quel vantaggio va scemando a favore delle immagini e dei filmati. Lo si vede da mille segni, ovviamente, ma a me è stato chiaro soprattutto tramite Facebook, dove è tutta una foto e un filmato. E lì io sono tutt’altro che forte.

Un vantaggio ce l’ho ancora, ed è avere Italo […] continua a leggere »

Ramón Ángel Jara Ruz, Retrato de una Madre

Hay una mujer que tiene algo de Dios por la inmensidad de su amor y mucho del ángel por la incansable solicitud de sus cuidados.

Una mujer que siendo joven tiene la reflexión de una anciana y en la vejez trabaja con el vigor de la juventud.

Una mujer que si es ignorante descubre los secretos de la vida con más acierto que un sabio y si es instruida se acomoda a la simplicidad de los niños.

Una mujer que siendo pobre se satisface con la felicidad de los que ama y siendo rica daría con gusto su tesoro por no sufrir en su corazón la herida de la ingratitud.

Una mujer que siendo vigorosa se estremece con el vagido de un niño y siendo débil se reviste a veces con la bravura del león.

Una mujer que mientras vive no sabemos estimar porque a su lado todos los dolores se olvidan, pero después de muerta daríamos todo lo que somos y todo lo que tenemos por […] continua a leggere »