Categoria: Vita 2.0

Il marketing del downshifting

L’ultimo post di Simone Perotti prende spunto da un commento di un lettore sulla sua pagina FB. Il succo del discorso è: è lecito che si utilizzino (tra gli altri) gli strumenti del social networking per promuovere quello che si fa, soprattutto se a farlo è qualcuno che di Seneca, del vivere nascosti e lontani dal mondo, ha fatto una delle sue bandiere?

La risposta breve, per mio conto, è sì.

La risposta lunga richiede un ragionamento. Io, nel mio piccolo, faccio cose simili. Ovvero: ho un progetto di vita simile. No, non sono famoso ma sono felice e questo mi basta, ho scoperto che posso fare quello che mi piace nello stesso tempo mantenendo una famiglia, per me è sufficiente.

(Questa notte pensavo alle carriere, alle giornate lavorative di 16 ore, al brivido del potere… no, tutte cose che non fanno per me. Non più, almeno.)

No, non ho ricette segrete ma conosco qualche trucco, più o meno è tutto qui. Parlo volentieri con chi vuole parlare con me ed è disposto a mettersi in discussione, a ragionare, a riflettere.

Sì, […] continua a leggere »

Fuochi in dicembre

La sera del 31 dicembre a mezzanotte ci sono stati, come di consueto, gli augurali fuochi artificiali: per divertimento, per tradizione, per confidare in un nuovo anno migliore di quello appena passato. Niente di nuovo fino a qui.

Ma sono durati molto poco – o, almeno, questa è l’impressione che ho avuto io. Rispetto ai miei ricordi degli anni precedenti, dove continuavano per un bel po’, dopo mezz’ora era finito tutto. E anche i giorni prima i fuochi si sono sentiti pochissimo; lo stesso nei giorni seguenti.

È vero che ci sono stati regolamenti e ordinanze, divieti e sequestri che hanno rallentato la vendita e l’uso, ma io ho interpretato questa differenza – assolutamente evidente ai miei occhi – come segno della crisi generale, o più specificatamente della sfiducia nell’avvenire che ci attanaglia.

Ora ogni singolo euro conta, ora si fa attenzione a tutte le spese e in generale non c’è troppa voglia di fare festa.

Eppure… eppure è iniziato un anno nuovo ma il primo gennaio è anche “solo” il giorno dopo il 31 dicembre. Siamo sempre […] continua a leggere »

Se non ci vediamo più prima di Natale…

“Se non ci vediamo più prima di Natale” eccetera eccetera. Quante volte sentiamo questa frase in questi giorni? (Lunedì me l’ha detto una signora in un ufficio, una persona che non avevo mai visto prima in vita mia.)

E cosa dire degli auguri mandati alla propria rubrica? E di quelli alle mailing list? Sono auguri, quelli? È Natale, quello?

Se non ci sentiamo più, niente! Non ci siamo visti per otto anni forse prima di oggi, anche se non dovessimo vederci per i prossimi tre giorni il mondo non crollerà.

Detto questo, gli auguri fanno piacere a tutti – ma se sono fatti alla persona e non all’universo mondo. Se non ci sentiamo più, cari i miei venticinque lettori, niente. Sarò sempre felice di ricevere degli auguri mandati a me di pirsona pirsonalmente, così come di farli; ma anche se non li ricevo da tutto il mondo non mi offenderò.

Mettere radici

Domenica sera all’imbrunire. La macchina carica, pronti a partire dalla montagna per tornare a casa. Ma la macchina non si avvia – le batterie cedono all’improvviso, si sa –, parlo con il nostro vicino e padrone di casa che si offre di portarmi il giorno dopo, di buon mattino, dal suo meccanico.

Mmmm. I piani cambiano, dobbiamo passare una notte e forse un giorno in maniera imprevista. Ma una disavventura diventa avventura: dopo lo smarrimento iniziale anche Michela è contenta, in fondo siamo in un luogo che è casa nostra più di casa nostra.

Mettiamo un po’ di radici in questo luogo che mi ha visto crescere. Qualche piccola radice in più.

E spaccare legna al sole di dicembre, giocare con le bambine, conoscere un po’ meglio il nostro padrone di casa, conoscere persone nuove e simpatiche (i meccanici), fare qualcosa di diverso ma in fondo di semplicissimo come essere una famiglia: […] continua a leggere »

Non erano i piccioni

Era ieri, era Locarno, io ero lo spettatore con l’amico mio più caro, i protagonisti erano i nostri figli piccoli.

Loro nutrivano gli uccelli che popolavano il lungolago.

Io guardavo, guardavo e basta. Al massimo ogni tanto rompevo del pane secco per farne dei bocconi.

E ho pensato che non erano i piccioni, non erano le papere, non erano le gallinelle d’acqua, non erano i cigni né tutte le altre specie di volatili lì presenti, ma era la vita stessa che mi stava parlando della sua brevità e dell’importanza della sua stessa intensità.

Tutto quel che succede non ha poi grande importanza. Ma quando la vita chiama allora sì, sedersi ad ascoltarne le voci questo sì che è fondamentale.

E poi, guardando quelle manine che si muovevano così rapide, era evidente un pensiero: che gli anni sono brevi. Domani forse non avrò più quella fortuna, domani forse non sarò più lì a […] continua a leggere »

È profondamente sbagliato


Nella mia cittadina – di fatto un paesone sonnolento di 35mila e rotti abitanti, la tipica provincia italiana – giusto una settimana fa ha aperto un ipermercato, con tanto di costruendo McDonald’s nei paraggi, parcheggi che sono distese infinite di auto e così via.

(La prima volta che misi piede in un ipermercato Auchan, forse vent’anni fa, mi sentivo felice e parte di un movimento che creava il futuro. Ma quando alle casse vidi tutte quelle borse di plastica che potevi prendere liberamente e gratuitamente, io che sono cresciuto in un negozietto di cento metri quadri dove i rapporti umani avevano un valore, un peso, un significato, mi sembrò subito che ci fosse qualcosa che non andava. Non capivo bene, ero confuso, ma sapevo che c’era qualcosa di sbagliato.)

Meno di tre mesi fa, proprio ai confini di Chieri, aveva aperto un altro centro commerciale. È una guerra tra giganti, perché i centri commerciali chieresi sono ora almeno quattro (e sto contando solo […] continua a leggere »

Lui questo vuole dire

Papà, che smette un attimo l’ossigeno per fare l’aerosol, mi chiede un minuto del mio tempo (ma “gnun-e presse” [non c’è fretta], non sia mai detto che lui imponga qualcosa a qualcuno) per farmi sapere dove sono determinati documenti. Io so che cosa vuol dire.

Noi non parliamo molto – non abbiamo mai parlato molto, io non so esprimermi bene con le parole parlate. Con le parole scritte lo direi con i versi di Carlo Betocchi (Per cui):

Per cui
un vecchio come me s’alza dalla sua
sedia senza vacillare e si guarda
d’intorno. E s’accorge, senza averne
spavento, che il tempo scivola come
rena, e che il nuovo è tutto da venire
ancora tutto da venire: e sente
dire in sé sommessamente, dalla vita:
siamo parte dell’humus che prepara
il futuro, noi che ce ne andiamo.

Sì, lui questo vuole dire. Per cui.

La provvidenza secondo Goethe

Avrebbe scritto Goethe:

Fino a che uno non si compromette c’è esitazione, possibilità di tornare indietro, e sempre inefficacia. Rispetto ad ogni atto di iniziativa c’è solo una verità elementare, l’ignorarla uccide innumerevoli idee e splendidi piani. Nel momento in cui uno si compromette definitivamente anche la provvidenza si muove. Ogni sorta di cose accade per aiutare cose che altrimenti non sarebbero mai accadute. Una corrente di eventi ha inizio dalla decisione, facendo sorgere a nostro favore ogni tipo di incidenti imprevedibili, incontri e assistenza materiale, che nessuno avrebbe sognato potessero venire in questo modo. Tutto quello che puoi fare, o sognare di poter fare, incomincialo. Il coraggio ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso.

Ho usato il condizionale perché, per quanto il concetto sia certamente goethiano, queste parole sono in realtà attribuite erroneamente a Goethe. Derivano da una traduzione in inglese molto libera dei versi 214-230 del Faust, ad opera di John Aster (Londra, Cassell, 1835, p. 20).

Ma al di là della filologia il concetto è questo: è importante seminare per il futuro. Guardare oltre gli ostacoli come se gli ostacoli non esistessero. Lasciare gli ormeggi e semplicemente […] continua a leggere »

Fare pace con la posta elettronica

A riguardo della posta elettronica c’è un piccolo trucco, che io uso da anni e che trovo straordinariamente efficace nella sua semplicità:

Svuota completamente la tua casella di posta in arrivo ogni sera.

“Eh, ma come?” “No, non è possibile!” Eccetera. Sento già i commenti di chi ha nel proprio programma venti, duecento o duemila messaggi.

C’è un fatto, però. La Posta in arrivo è un luogo di passaggio: essendo un luogo (sia pure metaforico) dove trascorriamo molto tempo, ogni messaggio che rimane lì più del dovuto significa tempo in più per l’attenzione che richiede, per il fatto di dover riprendere il filo di una questione a distanza di tempo, perché non è necessario. Tempo prezioso sottratto ad altri preziosissimi compiti.

Ci sono cose più importanti che fare l’esegesi dei messaggi in arrivo. La vita media di una mail è breve, brevissima. Allora quel che io considero di un’efficacia cartesiana e illuminante è proprio questo: allontanarsi dal computer ogni sera avendo la casella di posta in arrivo completamente vuota. Di […] continua a leggere »

Le borse e le vite

Lei ha passato i quaranta, ma lavora per il comune della mia cittadina con un contratto a termine.

La conoscevo da ragazza, una ragazza come tante, con i sogni di tutti. Ma passati i quaranta ottocento euro al mese non bastano per alimentare i tuoi sogni anche più elementari.

Qui è tutto sbagliato. Il modello non funziona.

L’economia, poi! La scienza triste. Bravissimi gli economisti a spiegare, a cose accadute, perché sono accadute. E intanto un/una quarantenne non può impostare la sua vita come vorrebbe perché non ha un lavoro, o se ce l’ha è assolutamente precario.

Il modello non funziona. Non si può riparare, è semplicemente da buttare.

Una soluzione possibile – una che vedo io – passa per la semplicità e per la natura. Perché intestardirsi a vivere in città quando le montagne e i borghi sono pieni di case che vengono via per due lire?

Perché non ti fai tu la tua legna? Ho letto questo post e mi sono […] continua a leggere »