Gen 30

photo courtesy of Andrea Tuveri

Per l’esperienza che ho io, i funerali sono affari da sbrigare in fretta: si piange, certo, ma molto privatamente, si chiude la bara e ciascuno va per la sua strada. Ma con David Henderson no, era buono e giusto fermarsi un momento di più.

Giovedì ho assistito ad una lezione di civiltà proveniente da oltremanica. È vero, certo, che ritardare di tanti giorni un funerale vuole dire stress che si accumula per le persone che volevano bene a chi se ne è andato; ma è altrettanto vero che il dolore composto è sfumato poi nei toni verso una pacata allegria, in ricordo, in memoria e in onore dell’amico scomparso.

In pieno stile davidiano, come mi ha fatto notare il ragazzo che viene dall’isola, c’è stato un attimo in cui dalla camera ardente è uscita una bara – non era quella giusta – e il piccolo corteo si è incamminato sui suoi passi. Humour inglese…

Il tempio della cremazione, poi, era stracolmo. Persone e familiari che gli hanno voluto bene hanno commemorato in maniera magistrale il compagno, il fratello, l’amico. Non posso non ricordare il discorso di Simon Turner, che commosso fino alle lacrime ha espresso immensa riconoscenza per l’amico che lo aveva avviato alla carriera di traduttore, e poi ha ricordato le sue (sue di David) stesse parole, scritte in occasione della morte di un caro amico:

[cito a memoria] Oggi farò un buon pranzo e berrò un buon bicchiere in onore dell’amico scomparso. Forse potrò anche ubriacarmi, perché così lui avrebbe voluto.

Dopo la cerimonia c’è stato un lungo brindisi per David in un caffè della zona, dove persone sconosciute tra di loro hanno avuto maniera di familiarizzare e ricordare l’amico. Ed è stata anche l’occasione per un “mini-raduno Langit” del tutto estemporaneo, in cui ho provato la sensazione di trovarmi in mezzo a molti tra i senatori – David era certamente tra questi, ben presente in mezzo a noi – della lista.

Ho scorso velocemente dentro di me i miei quindici anni di Langit. In quindici anni ci si sposa, nascono dei figli, ci si separa, si muore, si fanno tante cose, alcune significative e la maggior parte senza importanza. Ma la vita scorre e guardare indietro, vedere quelle persone che sono amici cari – alcuni tra i quali mai visti prima, stranezze del mondo digitale – è stato bello. David certamente avrebbe dato la sua approvazione. Senza tante parole, senza voler apparire.

Qui un ricordo di Giulio Pianese, “Zu” per gli amici.


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4 commenti “David, il commiato”

  1. Maria Luisa Dell'Orto ha detto:

    Grazie Gianni, ci hai descritto un quadro bellissimo, degno di un cosi’ valido personaggio che purtroppo se ne va…

  2. Catherine Chapelle ha detto:

    Gianni, per me, il funerale di David è stato un’emozione fortissima. Soltanto il sonno, quand’è venuta la notte, mi ha distolto da questa emozione. Questo dolore composto, i tanti messaggi di apprezzamento e di amore, l’organizzazione dell’evento, il reincontrare “vecchi” colleghi e amici di Langit e del centro dove nel lontano 1986 ho conosciuto David… Non dimenticherò mai il volto del papà di David, bagnoto di lacrime ma così dolce e dignitoso. Spero anch’io, quando sarà giunta l’ora, di essere ricordata così.

  3. Andrea Tuveri ha detto:

    Ho disobbedito a David. Non sono riuscito a salutarlo sorridendo alla vita come lui avrebbe voluto. Ho perso le forze nei giorni prima, e le ho ritrovate solo lì al commiato, quando il calore di altre persone mi ha aiutato a fare di nuovo un sorriso.

  4. Petra Haag ha detto:

    Quello che avrebbe voluto David, è davvero molto difficile, Andrea – salutare per sempre, con grande serenità.
    RIP, David.

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