Ago 26

desertu di l'Agriate
Sabato sono partito da una citazione. Dice infatti Cesare Pavese ne Il diavolo sulle colline:

Mi tornò in mente nel buio quel progetto di traversare le colline, sacco in spalla, con Pieretto. Non invidiavo le automobili. Sapevo che in automobile si traversa, non si conosce una terra.

Ecco, da anni ho quest’idea che le terre che amo – e io amo questa santa terra corsa, la amo struggentemente e totalmente – vanno attraversate a piedi. Le voglio percorrere in lungo e in largo per cercare di scalfirne l’essenza.

Sabato ho camminato per oltre otto ore senza interruzione per il desertu di l’Agriate, parte sul sentier littoral e parte sul sentier des douaniers. La felicità era nelle gambe, nei passi, nei piedi più che nella testa. Andare per andare insomma, viaggiare senza nessuno scopo o motivo che non sia quello intrinseco al viaggio stesso. Abbracciare una terra, cercare di comprenderla.

Gli sparuti viandanti incontrati lungo il cammino erano rari nantes in gurgite vasto, compagni di scoperta e di avventura. Ogni tanto incontravo qualche pagliaghju, per lo più abbandonato, il che mi faceva pensare a come rapidamente è cambiata la vita in questo luogo, se fino a non più di un secolo fa era coltivata a grano, agrumi, olive e fichi.
la vache qui rit
Ho ritrovato sensazioni già provate in passato, per esempio due anni fa. La felicità era nell’aria, nel profumo della macchia, nel calore che più che scendere dal cielo pareva sgorgare dalla terra, nei colori netti della giornata. Il senso di libertà e di solitudine era immenso.

Ho camminato, ecco.


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2 commenti “Camminare, camminare”

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