Nov 18

mozziconi
Ho sperimentato il flow tantissime volte nel lavoro (quella meravigliosa sensazione di dimostrare a se stessi che si è molto bravi, sia lavorando da soli che in gruppo), molte volte nel golf, ma la scorsa settimana mi è capitato per la prima volta nella corsa.

È stata un’esperienza esaltante perché non cercata. È iniziata giovedì: prima della consueta lezione di pilates ho fatto un quarto d’ora scarso sul tapis roulant, poi complice la musica la lezione è scivolata via con gioia e ritmo (Luciano, la tua playlist era fantastica!), e infine ho corso per un’altra mezz’ora senza pensare a niente e contando i passi (180 passi al minuto è il numero magico per una corsa fluida, by the way); ma ha raggiunto il suo apice ieri mattina.

Avevo scelto un percorso pianeggiante, che ho approcciato in maniera cauta (Gianni diesel, that’s me!); ma verso la fine della prima ora di corsa i pensieri – che prima già fluivano – hanno cominciato a scorrere velocissimi e ordinati, e ho “visto” (ovvero immaginato in profondità, con vividezza e ricchezza di particolari) due cose:

– l’armonia di mente e corpo senza soluzione di continuità: quando tutto fluisce non c’è confine tra il pensiero e la fisicità;

– di conseguenza, la mia vita secunda, ovvero il film di quel che farò da ora fino a che avrò respiro.

Ieri era tutto un fluire, sia di corsa che di pensieri. Ho corso per un’ora e 44 minuti e percorso 15,5 km, e ho visto la mia prima mezza maratona, il 15 dicembre: mi sono visto con chiarezza e precisione alla partenza, durante il percorso, nella fatica degli ultimi kilometri e nella gioia dell’arrivo. E, tra l’altro, arriverò lì un anno prima del previsto, il che dice una cosa chiara: gli obiettivi ragionati e scritti sono molto più semplici (e divertenti) da raggiungere rispetto alle generiche buone intenzioni.

Altra cosa: nell’ultimo anno o anno e mezzo ho avvertito la netta sensazione che la spinta datami dal libro è via via andata esaurendosi, anche per ingenuità mie (se nasci ingenuo non puoi morire scafato, direi): ho passato un periodo limbesco e di attesa, che ora è finito. E ritorna Goethe (l’ho già citato lunedì scorso ma le rinascite hanno questo di magico, l’aura che si trascinano dietro di sé):

Fino a che uno non si compromette c’è esitazione, possibilità di tornare indietro, e sempre inefficacia. Rispetto ad ogni atto di iniziativa c’è solo una verità elementare, l’ignorarla uccide innumerevoli idee e splendidi piani. Nel momento in cui uno si compromette definitivamente anche la provvidenza si muove. Ogni sorta di cose accade per aiutare cose che altrimenti non sarebbero mai accadute. Una corrente di eventi ha inizio dalla decisione, facendo sorgere a nostro favore ogni tipo di incidenti imprevedibili, incontri e assistenza materiale, che nessuno avrebbe sognato potessero venire in questo modo. Tutto quello che puoi fare, o sognare di poter fare, incomincialo. Il coraggio ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso.

E ancora: sempre ieri mattina mi tornava in mente un pensiero scritto qualche giorno fa nella mia pagina Facebook:

La mattina, la prima cosa che faccio uscendo di casa è tirare su una cicca dal cortile e buttarla nel cestino dell’immondizia. Non cambia nulla nel mondo, ma cambia la mia giornata. E come.

E la metafora è lucida: se io raccolgo un mozzicone – se io porto a termine una mezza maratona, è lo stesso –, al mondo fondamentalmente non interessa, non cambia nulla. Ma magari qualcuno osserva, e gli/le viene voglia di farlo anche lui/lei: perché quel mozzicone che raccogli è figura (nel senso auerbachiano del termine) del bene che fai a te, indipendentemente da ogni altra considerazione. È un’attività autotelica, per dirla alla Csikszentmihalyi, di puro flow. Running flow.


2 commenti “Running flow”

  1. Le seconde nove ha detto:

    […] – durante la corsa: la corsa ha tra le altre cose questo di bello per me, che libera e pulisce la mente e mi permette di pensare in maniera slegata dal momento (ne ho parlato, ad esempio, qui). […]

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