Per un Paese più giusto

Equitalia
Sono stato la settimana scorsa presso gli uffici Equitalia di Torino per un rimborso. Troppe cose non vanno, a seguire le mie impressioni.

I fatti: mi sono presentato per ricevere due rimborsi (EUR 28 per me ed EUR 18 per papà), dovuti alla tassa dei rifiuti. Prima considerazione: abbiamo pagato quel che ci era stato detto di pagare, perché se il comune incassa tramite banca non può pagare con lo stesso mezzo? Ma, prima ancora: perché non fa i calcoli giusti da subito, anziché correggere dopo? Oppure, visto che sbagliare è lecito: perché non trattiene quel denaro come acconto per il pagamento di quest’anno?

Ho fatto un’ora e rotti di coda e mezz’ora e passa allo sportello per ricevere questo denaro, più altri EUR 40 circa per non so che cosa. La signorina è stata molto gentile (non ha lesinato complimenti per la mia pazientissima figlia piccola), ma lei stessa non poteva non rendersi conto della kafkianità della cosa: mi diceva “e dire che siamo nell’era dei computer”, ed era costretta a compilare a mano ricevute infinite, si alzava ogni tanto e andava non so dove a fare non so cosa.

Tutto questo quanto costa al mio comune, a Equitalia, a me? Come minimo uno sproposito.

No, decisamente non è questa la strada. Abbiamo le risorse per fare le cose ma di fatto costringiamo dei poveretti a sostenere delle code infinite per ricevere denaro chiesto per errore, passiamo sopra ai problemi di chiunque trincerandoci dietro parole grosse come “Stato”, “INPS” e così via.

Non penso in vita di vedere questi problemi risolti. Qualche settimana fa parlavo di un fatto simile riguardante le grandi compagnie telefoniche: cambia il contesto, ma i principi rimangono quelli, immutabili e granitici. Le grandi organizzazioni – pubbliche o private – sono macchine da guerra, muri di gomma senza testa e senza cuore, più forti della buona volontà dei singoli. È comprensibile quindi che uno cerchi delle soluzioni personali (come l’andare per mare di Simone Perotti): non perché non tenga alla cosa pubblica, al bene comune, ma perché ha visto, ha capito che il suo fare non cambierà le cose, che non vivrà comunque in un “Paese più giusto”, per citare il sintagma che campeggia sulla home page di Equitalia.

La cura del bene pubblico è necessaria, ma da parte del singolo va fatta senza pubblicità: si fa e basta, perché è giusto così. Però nella consapevolezza del fatto che a parti rovesciate non ci sarà affatto un mondo più giusto: le cose stanno così, e prima ce ne facciamo una ragione prima possiamo passare oltre, a ciò che veramente è importante nella nostra vita.

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