Gen 12

Dragonero
Ho pensato molto, questo fine settimana.

Sono stato nel mio rifugio tra i monti per via di questa gara (l’ho fatta solo perché le previsioni del tempo erano eccezionalmente belle, altrimenti non mi sarei avventurato a correre al buio con zero gradi o che).

Sono arrivato ultimo (la prima volta mi era successo qui, e poi di nuovo di recente qui), ma sempre prima di tutti coloro che non c’erano. È stata un’esperienza splendida al mio passo tranquillo. Anche i crampi sono gran maestri. Soprattutto perché ho pensato alle parole di Pavese (nel diario, 1 luglio 1949):

Stasera, a Pavarolo, nella cena coi tre Garino e Einaudi e Natalia e Molina, sentito per la prima volta – oggettivamente – la decadenza fisica, l’incapacità di fare uno sforzo, un salto, un exploit. Stato male e storto tutta la sera. Per salvarmi, odiavo il mondo, l’uomo, la compagnia. Vecchia storia.

Insomma il punto non è arrivare, oppure no, ultimo: il punto è poter fare delle cose, e soprattutto fare delle cose che non potevo fare quando avevo venticinque anni. Il punto è respirare, sentirsi vivi.

Poi è stato il momento di godermi la notte stellata e magica nel mio rifugio tra i monti, quel luogo che amo chiamare casa. Ieri mattina c’è stato il rito che più di tutti amo fare quando sono là:
colazione
Una cosa semplice, semplice come una mattina di sole nelle montagne che han fatto il mio corpo e il mio animo. Certe sensazioni non possono essere espresse in parole oppure immagini, esistono e basta. Jovanotti:

Bella come una mattina d’acqua cristallina
come una finestra che mi illumina il cuscino
calda come il pane ombra sotto un pino
come un passaporto con la foto di un bambino

Poi sono sceso in paese a salutare gli amici. E scendendo mi sovveniva una bella poesia di Corrado Govoni, Le cose che fanno la domenica, che è uno splendido inno alla serenità.

Ho camminato tanto. C’era un silenzio lassù, una pace… L’aria, i panorami, la vista a perdita d’occhio: le Alpi marittime, la Langa alta e bassa, Alba, la collina torinese… e la piana, naturalmente: mezzo Piemonte, insomma, e una parte grande della mia serenità. Mi sono riempito gli occhi e lo spirito, mi sono rinfrancato: proprio là dove i pensieri (che tu lo voglia o no non è significativo) ti si disannebbiano e schiariscono.

Ho pensato, c’era il sole, sono stato bene con me.


Un commento a “Il sole sul sentiero”

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