Categoria: Vita 2.0

Tagliare gli angoli

Giù la maschera: il tempo davanti a te è troppo breve, non c’è più tempo per fare finta. Ruit hora, celeriter ruit hora, e tutto quello che vuoi fare devi iniziarlo adesso.

Johann Wolfgang Goethe ha delle opinioni interessanti al riguardo:

Nel momento in cui uno si compromette definitivamente anche la provvidenza si muove. Ogni sorta di cose accade per aiutare cose che altrimenti non sarebbero mai accadute. Una corrente di eventi ha inizio dalla decisione, facendo sorgere a nostro favore ogni tipo di incidenti imprevedibili, incontri e assistenza materiale, che nessuno avrebbe sognato potessero venire in questo modo.

La provvidenza si muove, ma si muoverà solo dopo che ti sarai mosso tu.

E non ci vuole molto a capire che cosa dobbiamo fare; solo che spesso arriviamo al momento di decidere e freniamo, tentenniamo, pensiamo e ripensiamo. È come se la provvidenza fosse dietro alla porta, pronta a intervenire, ma aspetta che partiamo noi.

Partiamo. Ora. Chris Guillebeau:

The next step is to do it, not take out a survey.

Cose di Corsica che amo

Il porto di Porto Pollo, nell’ora che volge il disio.

Camminare per un giorno intero vedendo forse quattro persone in tutto.

Prendere l’auto – quelle rare volte – da solo e guidare per mezz’ora lungo strade tutte curve. Verso Marmuntagnja, per esempio.

La Giraglia vista dal traghetto. (Ma questo l’ho già detto.)

L’idea che la Corsica è una terra fondamentalmente disabitata, con qualche persona qua e là, quali rari nantes in gurgite vasto.

Le torri genovesi della mia zona. Senetosa, sopra tutte, ça va sans dire.

Le prime note di un canto corso, la sera.

I sugheri della zona di Pianottoli Caldarellu e la meraviglia provata da Luca Goldoni (era in Sardegna, ma fa uguale) la prima volta che li vide, come se avesse sempre pensato che i tappi di sughero spuntassero fuori dalla terra già bell’e pronti.

(Non è tutto, ma dà l’idea.)

Corsica nazione

Sono perline per turisti. (Myself included.)

Già, nel bel mezzo della cena loro si mettono a cantare in corso, accompagnati dalle chitarre, e con i figli. E lo fanno tutte le sere, per tutta la stagione turistica.

Ma li conosco da anni. Vedo, so che sono cose in cui credono. Da Batista capitano le stesse cose, precise; e io Batista lo conosco bene, è una cosa fatta per lavoro ma prima di tutto perché navigare necesse, vivere non necesse.

Non importa sapere precisamente chi sono loro. Importa invece dire che tu sei lì. La valle del Taravu a fare da sfondo alla cena, la sera che giunge e – come mi accade in questi casi – loro iniziano a cantare e gli occhi mi si riempiono di lacrime.

Cantano in corso, ovviamente; ma anche in italiano, e in spagnolo. Potrebbero benissimo cantare in piemontese, perché non ci sono confini tra le lingue regionali.

Io sono sensibile a questi temi. La lingua, l’identità, il fare veramente le cose che vuoi, l’esprimere veramente quello che sei. […] continua a leggere »

Amor di Corsica

Questo è un post di emozioni, che descrive una sensazione che per me è sempre la medesima. Ha un volto e un respiro, non cambia, si ripete all’infinito.

La scena si svolge al ristorante U San Petru (anche se in questo caso il termine “ristorante” è assolutamente riduttivo), in quella parte del golfo del Valinco che io chiamo casa. Iniziano gli chants corses (i Voci Rivolta, in questo caso) e gli occhi mi si riempiono di lacrime. Penso a tante cose tutte insieme, ma fondamentalmente l’idea è che non ci sono abbastanza sere nella vita da passare qui, sotto questo ulivo millenario, ad assaporare roba purcina e ascoltare questi canti.

Canti che sono di fatto la voce di un’isola, o meglio della montagna in mezzo al mare (molto più che non dell‘île de la beauté‏: e questo l’ho capito in maniera netta e limpidissima il giorno in cui sono salito sulla torre di Senetosa e mi sono guardato d’intorno).

Insomma il sentimento dominante è la nostalgia. Nostalgia di […] continua a leggere »

La spiaggia, o dell’ozio creativo

È estremamente importante che tu possa disporre di un tempo continuo – diciamo almeno tre settimane all’anno (ho detto almeno) – per stare lontano dal lavoro, in maniera da ragionarci sopra a mente lucida e senza le preoccupazioni giornaliere che rendono molto difficile pensare strategie perché si è troppo occupati a badare alle urgenze e alla quotidianità.

(Ma se sei troppo occupato a inseguire le urgenze per curarti delle cose che ti importano davvero, la soluzione è semplice: smetti di pensare alle urgenze. Tutto lì.)

È chiaro che oggi non è pensabile poter stare per un tempo così lungo lontani dal computer: semplicemente non è possibile. Questo non significa però che le urgenze debbano avere la meglio sui progetti importanti o più in generale sulle priorità.

E la spiaggia è una metafora perfetta della pianificazione a lungo termine della propria vita. Che cosa vuoi davvero? Rispondere allo sfinimento all’ultima mail (e l’ultima mail non è mai, per definizione, l’ultima) oppure cose ed esperienze di sostanza? Immergerti nell’ennesimo progetto noioso da cui non imparerai nulla oppure qualcosa che sia per te e per […] continua a leggere »

Paure immaginarie

Roberta, mia figlia grande, doveva sottoporsi a un vaccino qualche giorno fa. Pianti perché aveva paura, non voleva farlo, no, no e no! (Ricordo le mie stesse ansie di preadolescente al pensiero dell’appuntamento col dentista e quegli enormi arnesi di dolore.)

Avresti avuto voglia a consolarla, non c’era verso. Ma è stata costretta a farlo. Risultato: non ha sentito nulla. Nessun dolore, nessun fastidio, nessun sintomo successivo.

Ricordo uno zio che parlava della paura del buio, e diceva che il buio non è nulla, non esiste. (L’uomo nero mi fa paura ancora adesso, ma mi rendo conto che penso al nulla.)

Torna indietro a piacere con la memoria, e fai l’elenco delle tue paure. Quali risultati hanno avuto? Quante volte si sono dissolte nel nulla?

E dunque?

Notizie dai monti

Cosa dire? Qui, nelle montagne sopra Cuneo, sperduto in mezzo ai boschi della mia infanzia (che ora sono i boschi dell’infanzia delle bambine), le cose succedono lentamente. Più che altro questa settimana ho spaccato legna, l’ho messa via per l’inverno. Ho imparato ad usare degli attrezzi che non conoscevo, mi sono portato avanti col lavoro del venire ad abitare qui.

Saper usare le mani è importante. Saper fare le cose da sé, aggiustare qualcosa che è rotto ma può servire ancora e non per forza comprare uno strumento nuovo. Qualcosa che oggi non vale nulla e domani potrebbe anche non valere niente. Di quante cose abbiamo bisogno davvero? E soprattutto: di quante cose non abbiamo veramente bisogno?

Ho pensato alle cose che so fare – scrivere, giocare a golf, organizzare progetti, vendere. Ho pensato che mi bastano per mantenere la famiglia, curare mamma e papà, fare le cose che devo e che voglio fare.

Ho concluso quindi che questo gran problema del lavoro non esiste, per me. E sospetto che non esista nemmeno per tante persone che si dannano l’anima per arrivare […] continua a leggere »

Io non torno indietro

Ho fatto due conti. Non di soldi, ma di tempo, di anni, l’unica risorsa critica.

Ho pensato che la mia vita mi piace così. Anche con tutte le magagne che contiene. Anche con le sconfitte, le liti eccetera. Mi va bene così. Ci sto bene.

E poi voglio guardare avanti. Io non torno indietro. Ci ho messo tutti questi anni per arrivare – per caso – ad un risultato che mi soddisfa. Ora posso solo andare avanti posso solo migliorare.

E mi rendo anche conto che la felicità degli altri può dare fastidio. “Ma come? Io lavoro come un matto e quello pratica il 25×44 ed è pure felice?” Di domani ignoro, ma in questi tre anni sono stato sempre molto felice (di una felicità che Rita Levi-Montalcini definirebbe probabilmente da bambini, ma tant’è), ho mantenuto la mia famiglia, ho coltivato dei sogni per me grandi. Non è una ricetta e non è una garanzia, ma è – semplicemente è.

Ogni tanto mi volto indietro, guardo a quello che ero. Con tenerezza, ma senza rimpianti. Mi vedo giovane uomo in […] continua a leggere »

L’approccio intimista e l’approccio sociale

Anni di grandi incertezze, questi. Pochi soldi che girano, forse poco entusiasmo, naturalmente paura per l’avvenire. Ognuno reagisce alla sua maniera, ma oggi vorrei analizzare un paio di approcci alla questione: il primo che potremmo definire “intimista” e il secondo che potremmo definire “sociale”.

L’approccio intimista è quello che mi contraddistingue. L’idea base è che l’equilibrio dentro di me è il primo ingrediente necessario per una vita sana e felice: aiutare gli altri è fondamentale, ma può venire solo dopo che mi sono aiutato da solo, che ho trovato la mia strada. E allora mi verrà naturale, e sarà fonte di gioia, andare verso l’altro da me e dare al mondo tutto quello che posso – e che, del tutto immodestamente, credo essere molto.

È la stessa visione della vita – o una simile, comunque – che ha Simone Perotti, e che ha uno stuolo di blogger giustamente famosi come – solo per fare un paio di nomi – Chris Guillebeau e Leo Babauta.

In poche parole la formula è più o meno questa:

equilibrio interiore > felicità interiore > felicità per gli altri

[…] continua a leggere »

Mangiarmi una collina

Passare i quarant’anni vuol dire vedere la fine del tuo tempo, e questo vuol dire dare mooolto più valore al poco tempo che ti resta. Un tempo le priorità erano avere una famiglia, guadagnarmi da vivere e così via, adesso sono diventate una sola: esprimere al massimo i miei talenti e lasciare un segno nel mondo.

Questo vuol dire diventare inevitabilmente esploratori. Già, il mio mestiere di adesso è questo: l’esploratore. Sono sempre più spesso nel territorio intorno ai miei limiti, proprio perché voglio andare oltre, voglio vedere fino a dove riesco ad arrivare.

Non sono l’esperto, sono l’esploratore e la guida.

E vedo cose fantastiche: prima di tutto dentro di me, e poi al di fuori. Vedo cose che non immaginavo esistessero, vedo il tempo liberato, sento di essere arbitro del mio destino nel bene come nel male, e non credo esista una sensazione più piena – per me, almeno.

Il tempo liberato vuol dire fare a meno delle catene, vuol dire non dover soffrire per forza, vuol dire avere il pieno diritto di fare sbagli e imparare da […] continua a leggere »