
Nella settimana che comincia ora farò delle cose belle. (Descrivo volutamente queste attività che verranno a breve con nome e aggettivo minimi, semplici, perché sulla scia di certo Ungaretti e di tutto Saba – e di chissà di quanti altri poeti che sono dentro di me e di cui ora non ho memoria – penso a quelle come a qualcosa di estremamente lieve, lineare, gioioso nella sua tranquilla elementarità.)
Domani pomeriggio prenderò la strada per Cuneo guidando lentamente ed evitando le autostrade per andare a sentire questa conferenza, che è una maniera per ricordare a me stesso che le lingue cosiddette “minoritarie” minoritarie poi tanto non sono, nella vita quotidiana delle persone come noi che non fanno la Storia.
Verso sera prenderò la strada per Montemale di Cuneo e andrò nel mio rifugio tra i monti solo per andare nel mio rifugio tra i monti. Sarò solo, e farà freddo, questo è certo, ma il caldo buono della stufa me lo farà dimenticare. (Non è certo il freddo il mio problema, il mio problema è che arrivato a quest’età la strada è mooolto meno lineare di come me l’ero immaginata quand’ero un giovane dio.)
Mercoledì mi sveglierò, presto, sentirò il freddo intorno a me mescolato alla felicità che quel luogo mi dà. Mi preparerò la colazione al caldo buono della stufa, e non sarà più la prima volta. Poi passerò la mattina a lavorare – non a tagliare la legna, ma a progetti di traduzione – e verso l’ora del desinare riprenderò la strada consueta che mi riporterà alla piana.
Dunque oggi, questo mio sabato del villaggio, “è come un giorno d’allegrezza pieno, / giorno chiaro, sereno”. Domani e dopodomani saranno giorni calmi, lenti, fuori dal tempo e dentro alle cose belle di quando l’attesa diventa vita che scorre.
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Le cose belle prossime venture: http://t.co/5hcOjl1PLR [Preparerò la colazione al caldo buono della stufa, e non sarà più la prima volta.]