Humus

Ho in questi mesi un problema di salute che potrebbe diventare importante, oppure potrebbe risolversi senza troppo infierire. Ieri sera aprendo il file degli esami del sangue avevo, com’è logico e naturale, un misto di apprensione e di speranza; ma niente, il livello di ferritina non vuole saperne di scendere. Allora forse viene naturale fare una sorta di bilancio della vita trascorsa fino a qui.

Non ho pensato in sequenza logica, ma ho pensato per scomparti della mia vita.

Ho cominciato dall’amico mio più caro, quel cowboy coraggioso che è andato lontanissimo – curioso, forse, il fatto che questo blog sia nato proprio da quella malattia che ha mangiato il suo corpo –, ma non sono riuscito a pensare “lòn ch’a farìa Batista?”

Il secondo pensiero è stato per nonno Giovanni, al suo senso di rettitudine e giustizia precedente qualunque cosa, al suo essere industriale e socialista nello stesso tempo, alle ali che gli furono tarpate dal fascismo prima e dal cuore poi, lui che praticamente all’età mia di adesso stava già salutando la vita. Una grande fortuna è stata crescere sentendone i racconti, e in famiglia e al di fuori. Alle elementari stufavo i compagni dicendo loro “sai che mio nonno è stato sindaco?”, al che spesso loro rispondevano che gliel’avevo già detto. Io ne ero fiero lo stesso.

Ho pensato alle mie figlie, al sangue che mi sopravviverà. Sono partito dal chiedermi se fino a qui sono stato un bravo papà, e in coscienza mi rispondo con un sonoro sì. Ho pensato al concetto di gioia lancinante che la loro esistenza mi ha insegnato, e allo stesso tempo al dolore – questo molto più lancinante – dato dal fatto dell’aver dovuto lasciare il tetto comune, come un’opera incompiuta, un fatto che dentro di me non si è ancora aggiustato.

Perché poi questa mia vita mi pare proprio un’opera incompiuta. (Forse non si potrà dire di tutte le vite, ma di tante certamente sì.) Le lotte con l’INPS, le preoccupazioni per il denaro, le difficoltà nel mantenere la famiglia e la dignità allo stesso tempo, fatti che mi hanno accompagnato per il 90% del tempo della mia vita adulta. Gli F24 l’hanno avuta vinta sulla creatività.

Il pensiero successivo è stato per il Gianni bambino. Non ho molti ricordi del mio tempo bambino – forse la memoria provvede a cancellare là dove necessario per permetterci di andare avanti –, non credo di aver avuto un’infanzia e una prima giovinezza particolarmente felici; ma sono cresciuto lo stesso. Ho avuto la gran fortuna essere circondato dall’amore, in primo luogo di nonna Teresa, zia Rosa, zia Luigina, zio Carlo. Questa è stata una fortuna molto grande, mi accompagna senza che abbia bisogno di richiamarla alla memoria, ed è una sorta di luce per me.

Ho pensato a Paola, che spesso segue impotente e attonita le mie angosce.

Poi sono tornato a nonno Giovanni, che per me è un po’ come l’alfa e l’omega. In questi giorni sto scrivendo un capitolo di un libro che tra le altre cose tratta della sua vita pubblica, dei suoi anni di impegno pubblico a favore degli altri. Lo faccio con grande gioia, con grande ammirazione, con un senso di meraviglia immutata. E alla fine credo che nel servire gli altri ci sia una buona parte del “segreto” di una vita felice. Io posso portare a scusante la mia natura malinconica, ma certamente ritengo di non averlo fatto abbastanza.

Ovviamente queste elucubrazioni notturne erano accompagnate da tanti libri e tante citazioni – io ragiono soprattutto in termini di parola scritta. Alla fine delle fini sono sicuro del fatto che la parola scritta ha modellato grandemente il mio pensiero, e ha dato un senso a tante cose che mi riguardano. Certo soprattutto rimane quella sensazione di inadeguatezza e incompiutezza, come un’acquerugiola persistente che non mi lascia mai; ma anche se ci ho messo tanto, tantissimo tempo, l’essere giunto a comprendere che la mia esistenza non ha alcuna importanza nel grande schema dell’universo, aver capito che non sono poi così speciale né destinato a cose così grandi, è stata una sorta di liberazione. Sono un puntino nell’universo. E allora?

Non c’è un senso in tutto questo, né ci deve essere, e va bene così.

Commenti

edoardo ha detto:

usando una cit riportata a sua volta Steve apple …….. vivi come se fosse l’ultimo giorno.. prima o poi avrai ragione … quindi fai tutto cio’ che vuoi , sbaglia ,decidi, cambia idea ,ritorna sui tuoi passi ecc ecc….quel giorno tutto questo non conterà nulla .. un amico

giannidavico ha detto:

Rispondo con Greg Norman: “Se devi sbagliare, fallo in fretta”. Peccato che io sia lento di natura!

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