Tag: dolore

Come sono uscito dalla depressione

Sono stati anni difficili. Gli ultimi cinque anni, per me, sono stati molto complicati sia dal punto di vista personale che lavorativo. Non entrerò nei dettagli dei fatti miei dicendo cose che non interessano a nessuno, ma vorrei offrire qualche spunto di riflessione che magari potrebbe essere utile a qualcuno che si è trovato, si trova o si troverà in condizioni simili alle mie.

Per prima cosa, devo dire che non sono nemmeno sicuro che la mia malattia si possa etichettare come depressione. Probabilmente dal punto di vista clinico questo non è vero; è il nome che le ho dato per semplicità. Però ho sguazzato per quelle mi sono sembrate ere geologiche in un’apatia triste e funerea, mi sono trascinato nel mio brodo fatto di pensieri negativi, tristezza perenne e sguardo spento. Per lungo tempo è stata quasi come una sorta di amica, una compagna di vita da cui non volevo separarmi. Del resto non era Michelangelo che diceva (anche se credo parlasse di tutt’altro) “del mio male io ne sto assai bene”?

Per uscirne, non è servito nessuno dei metodi tradizionali.

Non è servita la psicoterapia, che sarebbe il rimedio classico: sono stato in tempi diversi da due diverse psicologhe, entrambe […] continua a leggere »

Humus

Ho in questi mesi un problema di salute che potrebbe diventare importante, oppure potrebbe risolversi senza troppo infierire. Ieri sera aprendo il file degli esami del sangue avevo, com’è logico e naturale, un misto di apprensione e di speranza; ma niente, il livello di ferritina non vuole saperne di scendere. Allora forse viene naturale fare una sorta di bilancio della vita trascorsa fino a qui.

Non ho pensato in sequenza logica, ma ho pensato per scomparti della mia vita.

Ho cominciato dall’amico mio più caro, quel cowboy coraggioso che è andato lontanissimo – curioso, forse, il fatto che questo blog sia nato proprio da quella malattia che ha mangiato il suo corpo –, ma non sono riuscito a pensare “lòn ch’a farìa Batista?”

Il secondo pensiero è stato per nonno Giovanni, al suo senso di rettitudine e giustizia precedente qualunque cosa, al suo essere industriale e socialista nello stesso tempo, alle ali che gli furono tarpate dal fascismo prima e dal cuore poi, lui che praticamente all’età mia di adesso stava già salutando la vita. Una grande fortuna è stata crescere sentendone i racconti, e in famiglia e al di fuori. Alle elementari stufavo i compagni dicendo loro “sai che […] continua a leggere »

Questa stanchezza

Sono passato questa mattina davanti al palazzo in cui ho trascorso tanti anni fa cinque anni molto intensi nella mia vita giovanile. Ero uno studente bravino, niente di più. Non avevo di fatto amici, solo qualche conoscenza. Questo è sempre stato un mio grande limite. Mi è sovvenuto qualche verso di Bertolucci:

Le mattine dei nostri anni perduti
i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno
i compagni che andavano e tornavano, i compagni
che non tornarono più.

Ho pensato anche a una frase di Jovanotti (“Un cartello di sei metri dice tutto è intorno a te / ma ti guardi intorno e invece non c’è niente”).

I pensieri si affollavano nella mente, mi sono venute in mente un sacco di cose, ma nessuna di qualche importanza degna di nota. Mi ha colpito soprattutto la desertitudine della zona, il fatto che un luogo che dovrebbe essere affollato è chiuso e basta. Ho pensato alla speranza cui tutti abbiamo diritto, indipendentemente dall’età e dagli errori che possiamo avere o non avere commesso.

Ho pensato anche, io che il calcio non lo seguo per nulla, a Prandelli, alla dignità dell’uomo nel mettere sul piatto il suo “assurdo disagio”. (Mi echeggia il “vizio assurdo ” di Pavese: ma quanto […] continua a leggere »

In quel luogo dentro i luoghi

Capodanno. Ma niente lista dei progetti da fare, niente elenchi dei buoni propositi che all’Epifania sono già morti. Solo registrare i miei pensieri. E le sensazioni, quelle sopra tutto.

La tristezza che mi prende da dentro e che mi mangia. Il mio malessere che non so mettere in parole, che non so spiegare. Qualcuno, bontà sua, mi ascolta; ma io cambio versione ogni dieci minuti, come mi si può seguire? La colpa è mia che non sono in grado di spiegarmi.

Io che, da giovane uomo, avevo scandito la mia vita per due generazioni dopo di me, oggi mi guardo allo specchio e sono parecchi i giorni in cui non mi piaccio per niente. Ma non voglio chiedere scusa, mi arrogo il diritto di stare male per conto mio. I miei pensieri sono disordinati; cionondimeno ritengo importante, prima di tutto per me, registrarli. Chi ride, pazienza. Come dice la regola numero cinque del Manuale di cattiveria per piccoli lupi: Gli altri, tutti al diavolo.

E dunque niente piani per il 2020, ma solo qualche augurio che mi faccio.

Mi auguro di mantenere l’autonomia di pensiero, e di pensare tanto. Se altri ritengono sciocchezze quel che penso non è un problema […] continua a leggere »

La cosa più bella


Gianni.

Ho ascoltato più volte questo pezzo, che conosco per via delle mie figlie.

Ligabue dice niente paura. Ma come, niente paura? Io penso ai miei errori, al dolore inferto e subito, alle deviazioni di percorso (ah, come invidio chi sa andare diritto, chi ha idea di quello che fa – io storto o niente).

Gianni. E questo mio diario che registra pensieri confusi, io che dritto proprio non so andare.

A volte, però, mi par di capire. Sono lampi, e poi ricado nella mia mediocrità.

E che cosa sono queste lacrime che continuano a cadere? Sono figura dei miei errori. Le mie figlie sono la cosa più bella che la vita mi ha dato. Sono brave persone. E io non mi sento più all’altezza del mio compito. Che delusione, Gianni. Gianni.

(Ma io vi ho amate. Vi amo, vi amerò sempre. Io sono un papà imperfetto ma vi amo, vi amo nonostante me.)

E tutto quel che non funziona e che non va, la mia vita come un […] continua a leggere »

Il dolore è nel tuo occhio timido

Il dolore è nel tuo occhio timido
nella mano infantile che saluta senza grazia,
il dolore dei giorni che verranno
già pesa sulla tua ossatura fragile. […]
Tu hai salutato con un cenno debole
e un sorriso patito, sei rimasto
ombra nell’ombra un attimo, ora corri
a rifugiarti nella nostra ansia.
(Attilio Bertolucci, Bernardo a cinque anni)


Non scrivo più qui da diverse settimane. Cosa che per me è una sorta di sconfitta implicita, perché penso che lo scrivere serva ad analizzare se stessi, i pensieri, a sistemarli, a cercare soluzioni. Perché penso che scrivere mi serva come mangiare, come dormire. Perché è la mia gioia e la mia pena, la mia salvazione e la mia condanna.

Nella consapevolezza che quelle soluzioni, comunque, non le troverò; perché come dice Paolo Cognetti in Manuale per ragazze di successo,

Ho pensato che ognuno di noi è venuto al mondo con un nemico, e che da quel momento è destinato a perdere e poi perdere di nuovo, e che perciò […] continua a leggere »