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Lo sapevo già


Questa mattina ho portato a scuola Michi e poi ho corso. Volevo correre più forte delle mie ansie e delle mie paure, o meglio andare oltre loro, lasciarmele alle spalle.

Ma purtroppo lo sapevo già. Come lo sapeva Rocco Scotellaro:

Ho capito fin troppo gli anni e i giorni e le ore
gl’intrecci degli uomini, chi ride e chi urla
giura che Cristo poteva morire a vent’anni
le gru sono passate, le rondini ritorneranno.
Sole d’oro, luna piena, le nevi dell’inverno
le mattine degli uccelli a primavera
le maledizioni e le preghiere.

E come lo sapeva Franco Fortini (Traducendo Brecht):

Gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.

Sapevo, e l’ho scritto più di una volta (per esempio qui), che fino a che entrambi i miei genitori sarebbero stati in vita avrei avuto qualcuno che, comunque, senza domande o condizioni, sarebbe stato dalla mia parte, qualunque cosa potesse succedere. Ora che quel […] continua a leggere »

Erbo ‘d famija


La foto ritrae papà e mamma di ritorno da messa, la domenica delle Palme 1 aprile 2012. È una foto che ho scattato di soppiatto dal balcone di casa, quasi una foto rubata, a mia memoria l’ultima immagine di papà prima che iniziasse la fase rapida – be’, forse non troppo rapida, ma comunque decisa – del declino.

Guardando la foto mi par di capire delle cose.

Papà portava l’ossigeno da un anno circa, e sia pure claudicante procedeva a passo ancora relativamente spedito. Mamma lo assisteva sicura, a sua volta assistita dal ramo d’ulivo. Ieri sera mi diceva che papà negli ultimi tempi le diceva che Radio Maria li aveva “proprio salvati” (nel senso della compagnia, del ritmo delle cose). Non mi supporta questa fede, ma ne ho il massimo rispetto.

Dice Tavo Burat (Erbo ‘d famija):

Pare e Mare
quat grand,
eut ëpceron…

ij vej a son
milanta

cobia
a cobia

rèja
d’agraf

an gabi
scarbolëtte

An ti ‘me ant un tracior sò sangh a cola.

[Padre e Madre
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Abbiamo fatto una bicchierata

Lo vedi che la vita lo sta lasciando.

Non è necessario essere un dottore.

Eppure oggi papà e mamma “festeggiano” 51 anni di matrimonio. E noi abbiamo festeggiato. Una bottiglia di moscato, una torta.

Un anno fa la salute di papà era già molto malferma; ma è passato un anno intero, lui è ancora qui.

Gli ho detto che oggi è il loro anniversario di matrimonio; lui, tra il rallegrato e lo stupito, mi ha risposto prima neuva. Ovvero non si ricordava, ma era contento. Papà era contento.

E comunque ha bevuto due cucchiaini di moscato insieme a noi.

La vita lo sta lasciando ma oggi abbiamo festeggiato.

Una dichiarazione d’amore

Ho passato un’oretta da papà e mamma, questa mattina verso l’ora del desinare. Piccoli lavoretti, piccole parole, piccoli gesti. Mamma mi racconta dei pannoloni, delle tribolazioni pratiche nel curare un uomo molto anziano, mite, buono, che è al di là della malattia.

Credo che, a parlarmi, mamma si senta un poco sollevata. Io mi guardo intorno e non vedo più davanti a me coloro che sempre, comunque e senza condizioni sono stati dalla mia parte. Ovvero li vedo, ma li vedo deboli, debolissimi.

Questi momenti con loro mi infondono dolcezza, mi infondono mitezza. Non so se sono stato un bravo figlio o no; ma loro certamente sono stati bravi genitori, nei loro limiti di conoscenza e tempo.

Mi ripeto, lo so. All’età mia le scoperte ci sono ancora – #ciapatravers ha del resto un significato molto preciso –, ma altrettanto importante è guardare il tempo che è passato. Allora mi ripeto, perché le novità sono importanti ma altrettanto importanti sono le cose che si sono fatte, le parole che si sono dette, i gesti d’amore.

Ho parlato con papà. Lui fa fatica (ma questo lo sappiamo già). I suoi occhi sono occhi vivi. Direbbe Saba, parlando delle “creature della vita […] continua a leggere »