Tag: vita neuva

Come sono uscito dalla depressione

Sono stati anni difficili. Gli ultimi cinque anni, per me, sono stati molto complicati sia dal punto di vista personale che lavorativo. Non entrerò nei dettagli dei fatti miei dicendo cose che non interessano a nessuno, ma vorrei offrire qualche spunto di riflessione che magari potrebbe essere utile a qualcuno che si è trovato, si trova o si troverà in condizioni simili alle mie.

Per prima cosa, devo dire che non sono nemmeno sicuro che la mia malattia si possa etichettare come depressione. Probabilmente dal punto di vista clinico questo non è vero; è il nome che le ho dato per semplicità. Però ho sguazzato per quelle mi sono sembrate ere geologiche in un’apatia triste e funerea, mi sono trascinato nel mio brodo fatto di pensieri negativi, tristezza perenne e sguardo spento. Per lungo tempo è stata quasi come una sorta di amica, una compagna di vita da cui non volevo separarmi. Del resto non era Michelangelo che diceva (anche se credo parlasse di tutt’altro) “del mio male io ne sto assai bene”?

Per uscirne, non è servito nessuno dei metodi tradizionali.

Non è servita la psicoterapia, che sarebbe il rimedio classico: sono stato in tempi diversi da due diverse psicologhe, entrambe […] continua a leggere »

Perdonare, percolare, passare oltre

Sono stato oggi pomeriggio nel luogo che per tanti anni è stata la mia seconda/prima casa, luogo che ho a lungo sognato diventasse la mia vera casa, luogo dove sono passate generazioni della mia famiglia.

E sì, avevo ben presente l’insegnamento di Augusto Monti, “non tornare a Monesiglio”; sapevo a cosa sarei andato incontro ma ero nei paraggi e la tentazione è stata troppo forte. E ancora sì, sapevo che sarebbe stato doloroso, ma sapevo anche che prima o poi avrei dovuto fare i conti con questo passato così pesante e così gioioso.

In sostanza sono arrivato lì, e vedevo questo gruppo di case e non lo riconoscevo quasi più: le porte divelte, le finestre staccate, i pavimenti profanati, i tetti rifatti. Un cantiere. La vita che scorre, com’è giusto che sia. Mi sono avvicinato con circospezione a quel luogo per me sacro, ed ero del tutto incredulo – anche se nulla di quanto vedevo mi stupiva, in realtà.

Però dentro di me pensavo: dove sono tutti i segni di trentanove anni di vita?

Già, perché nello stesso tempo avevo davanti agli occhi in questo cortile un milione e mezzo circa di immagini felici della vita mia e […] continua a leggere »

Ritrovare il passo


Ho capito che devo riprendere il passo smarrito. Come sempre uso la parola scritta per descrivere il mondo che mi circonda, cercare di darne una definizione; però è che alla fine delle fini a sentire un tale che si lamenta sempre, che non perde occasione per parlare del suo scoramento, del suo disallineamento rispetto al mondo, uno si stufa pure a sentirlo.

Io vorrei che le mie parole facessero magari riflettere o sorridere, facessero pensare, dessero spunti per proseguire altrove, non certamente che fossero percepite come uno strumento di noia mortale.

E dunque parlo della fatica di aver cinquant’anni, certo; ma anche della gioia, dei progetti ancora da immaginare e poi da cominciare. Del sole che un poco ti scalda – e non me soltanto.

Lascio andare i vecchi pensieri, la vecchia vita, la vita di prima che non è più la vita di adesso. Accetto il cambiamento, lo abbraccio, voglio vedere dove mi porta.

Penso con lieta nostalgia alle cose belle che ho lasciato, guardo la mia vita di prima e sorrido perché mi pare di […] continua a leggere »

Là dove non sono stato mai

In mezz alla pista
me par che me basta
tutt quel che g’ho
(Davide Van De Sfroos, La machina del ziu Toni)

Stamattina correndo, correndo dopo tanto tempo, correndo a ritmo per i miei standard fortissimo, mi accompagnavano Van De Sfroos (quello c’è sempre, una sorta di novello Batista, qualcuno che ha spesso le risposte giuste – la differenza è che Batista le aveva sempre) e i versi di una poesia di un poeta italiano del Novecento che non riesco a ritrovare ma che faceva più o meno così:

[…]
e i nostri mattini puri.
La gente conosce la coppia
che cammina rasente i muri.

Ah no, dimenticavo: mi accompagnavano anche le mie lacrime, che non so dire se erano di gioia o di tristezza; probabilmente un misto delle due. Forse erano figura, nel senso auerbachiano del termine, di tutte le parole che non so dire, di tutte le sensazioni di questi mesi che mi porto dentro e non riesco ad esprimere. Però c’eravamo io e loro, e io mi […] continua a leggere »

Non tornare a Monesiglio


Sono stato in questi giorni in quello che un tempo era il mio rifugio tra i monti con mia figlia piccola (o meglio, che un tempo era piccola; e comunque la più piccola tra le figlie, e comunque colei che per me sarà sempre piccola).

Non è stato semplice vedere che quella casa che per anni è stata di fatto casa nostra, la mia vera casa, la casa dove le mie figlie hanno giocato e gioito e corso e riso a perdifiato e guardato le stelle in stellate senza fine, è ora il luogo che qualcun altro chiama casa. Logico, potevo aspettarmelo – dopotutto è bene che una casa sia abitata e viva; però arrivare lì ciapand travers (arrivarci direttamente no, non ne sarei stato capace; potevo solo giungerci attraverso il bosco) e vedere uno steccato circondare quel luogo è stato come subire una sorta di profanazione. Perfettamente legale, ma pur sempre una profanazione nella mia memoria.

Abbiamo accusato il colpo. Ci abbiamo messo un po’ per riprenderci da quello che, a ben vedere, è un normale […] continua a leggere »

Ho guardato le mie mani


Callose, nodose, involte.

Le mani di un uomo nel suo cinquantaduesimo anno di età.

Le mani di un uomo che ha fatto tanti errori.

Le mani di qualcuno che non deve più fare finta.

Mani che sanno scagliare un driver con discreta perizia, che sanno tirare un putt con delicatezza, che sanno solfeggiare sulla tastiera, un sintagma dopo l’altro. Mani che sanno accarezzare, che sanno bloccare, che chiedono perdono e sanno perdonare.

Mani piene di speranza e di progetti. Mani nelle quali nessuna croce manca, mani consapevoli dei propri errori e delle proprie manchevolezze; ma anche dell’allegria e delle possibilità.

Mani che fanno famiglia.

A dirla tutta, mani vive.

Super Superga

La vita gira finché gira l’elica
ma gira per nagott
se te ghe mea la un timon
Davide Van De Sfroos, Il costruttore di motoscafi


Come faccio ogni tanto, sono salito a Superga oggi pomeriggio. Io e la mia bici. Eravamo soli.

No, non è vero.

Mi accompagnavano in realtà un sacco di suoni e memorie e ricordi e parole. (E i pensee che fann un gran casott, ma quelli paiono non andare mai via.)

Mi accompagnava Davide Van De Sfroos, il mio musico nume tutelare di questi mesi. Lui c’è sempre. C’è comunque.

Mi accompagnava il ricordo di Batista, e la solita domanda lòn ch’a dirìa Batista se gli potessi chiedere consiglio ora.

Mi accompagnavano personaggi incredibili che ho avuto la fortuna di incontrare, sebbene non di conoscere a fondo quanto avrei voluto.

Mi accompagnavano le parole dell’amore mio grande.

Eravamo in tanti a Superga, oggi pomeriggio.

Ho capito una cosa, però

Nei primi anni nel mondo del lavoro, circa un quarto di secolo fa, i miei fatturati erano spesso e volentieri crescenti, le buche che incontravo nel cammino erano solo preoccupazioni momentanee ma venivano superate senza problemi, io ero sicuro di me e di quel che potevo fare.

Anche nei primi anni di vita adulta pensavo di aver capito tutto, avevo già pianificato il futuro per due generazioni dopo di me. E, nel tempo, ho fatto finta che gli inevitabili rovesci non esistessero, pensando che la vita va avanti comunque.

Poi sono successe delle cose. Poche cose ma significative, fatti che non ho potuto ignorare. Non ho più potuto fare finta. Per riassumerle in un solo sintagma, è la fatica di avere cinquant’anni. Io e le mie macerie, le cose che non vanno e che, comunque, non si aggiusteranno da sole. I miei due numi tutelari che compongono la parte destra della mia scrivania, loro che interrogo spesso. Io e le mie ere geologiche per capire le cose come stanno. Das Ding an sich.

Ho capito una cosa, però. Che devo tenere le spalle diritte. Che comunque sia ho il diritto di rimanermene qui a registrare i miei […] continua a leggere »

Vita neuva, criste!


Prima o poi doveva succedere.

E oggi è successo. Oggi ho chiuso un cerchio.

Come i miei venticinque lettori sanno, la valle Grana è luogo che mi “appartiene” (o cui appartengo) dal 1974, e alla fine dell’anno scorso non è stato facile dover dire che non avevo più casa mia lassù. Ho cercato di spiegare a me stesso i motivi, ma mi sono stati chiari solo in parte. Insomma era un nodo irrisolto, che si è risolto oggi nella maniera meno immaginabile e scontata possibile.

Sentivo il bisogno di passare a vedere la casa dove sono cresciute le mie figlie, dove ho scritto quantità inimmaginabili di post e articoli, dove ho sognato e respirato e sono stato in pace con me. Per un mio sciocco ed esecrabile errore – ho sentito l’impulso di entrarvi – sono venuto a male parole col “custode” di quel luogo, persona che credevo di conoscere. Ma solo oggi, in verità, l’ho conosciuta.

La persona che era con me mi ha dato lo spunto per la soluzione. “Che cos’avrebbe detto Batista?”, mi ha […] continua a leggere »