Tag: Batista

I pianti che mi sono fatto

È l’ultima volta che vengo a trovarti qui, ho detto a Ghidi. […] Spero che tu non sia arrabbiato con me perché me ne vado, ho continuato, aggiungendo altre tre pietre al monumento. Due sono cadute, una è rimasta. Io comunque non sono più arrabbiato con te, e nemmeno mi aspetto che da un giorno all’altro torni di sorpresa, o che rispondi quando ti parlo. So che non puoi.

(Eshkol Nevo, Nostalgia, traduzione di Elena Loewenthal)

Ho pensato tanto a questo giorno nelle settimane scorse, ne temevo l’arrivo e cercavo di elaborarlo dentro di me. Poi lui puntualmente è arrivato, e io forse sono riuscito nel mio intento.

Devo dire grazie a un’amica di penna conosciuta del tutto casualmente, che ha vissuto un’esperienza simile – anzi, certamente più forte – e quindi conosce bene la sensazione: le sue parole mi hanno aiutato tanto. Io parlavo di Batista e lei rispondeva.

E del resto all’età mia è fatale che si abbiano tante croci nel cuore (Ungaretti: “nel cuore / nessuna croce manca”). Ma divago, perché vorrei ritornare alle sensazioni di quel giorno, alla luce diafana, al luogo preciso dove mi trovavo, alla mia posizione rispetto alla finestra, soprattutto […] continua a leggere »

Humus

Ho in questi mesi un problema di salute che potrebbe diventare importante, oppure potrebbe risolversi senza troppo infierire. Ieri sera aprendo il file degli esami del sangue avevo, com’è logico e naturale, un misto di apprensione e di speranza; ma niente, il livello di ferritina non vuole saperne di scendere. Allora forse viene naturale fare una sorta di bilancio della vita trascorsa fino a qui.

Non ho pensato in sequenza logica, ma ho pensato per scomparti della mia vita.

Ho cominciato dall’amico mio più caro, quel cowboy coraggioso che è andato lontanissimo – curioso, forse, il fatto che questo blog sia nato proprio da quella malattia che ha mangiato il suo corpo –, ma non sono riuscito a pensare “lòn ch’a farìa Batista?”

Il secondo pensiero è stato per nonno Giovanni, al suo senso di rettitudine e giustizia precedente qualunque cosa, al suo essere industriale e socialista nello stesso tempo, alle ali che gli furono tarpate dal fascismo prima e dal cuore poi, lui che praticamente all’età mia di adesso stava già salutando la vita. Una grande fortuna è stata crescere sentendone i racconti, e in famiglia e al di fuori. Alle elementari stufavo i compagni dicendo loro “sai che […] continua a leggere »

L’otto di giugno di un anno come tanti


Ho avuto, ieri lungo tutto il giorno, una sensazione molto strana e persistente. Mi sembrava che l’otto di giugno dovesse significare qualcosa, ma non riuscivo a capire che cosa. Era una sorta di ricordo sfumato e piacevole, qualcosa che mescolava insieme immagini e ricordi lontanissimi, forse Dante (attraverso una citazione che non mi sovviene) e forse Leo Buscaglia che non so più in quale libro (La via del toro?) parlava di un desiderio di dormire per un tempo indeterminato e lunghissimo.

È stata una sensazione molto dolce, forse con una punta di amaro; ma non riuscivo ad andare oltre, a definirla per quanto mi ricorresse nella mente.

Poi non so più per quale cortocircuito mentale – è strana, la mente – nell’attimo che avrebbe preceduto il sonno, ieri sera, mi è sovvenuto il significato.

È vero – per me è vero – che l’otto giugno ritorna sempre, e probabilmente sempre tornerà, dal momento che certe ferite non si possono rimarginare, puoi solo farci l’abitudine (Eduardo: “Piccerì, a passà nun passa, ci […] continua a leggere »

Questa stanchezza

Sono passato questa mattina davanti al palazzo in cui ho trascorso tanti anni fa cinque anni molto intensi nella mia vita giovanile. Ero uno studente bravino, niente di più. Non avevo di fatto amici, solo qualche conoscenza. Questo è sempre stato un mio grande limite. Mi è sovvenuto qualche verso di Bertolucci:

Le mattine dei nostri anni perduti
i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno
i compagni che andavano e tornavano, i compagni
che non tornarono più.

Ho pensato anche a una frase di Jovanotti (“Un cartello di sei metri dice tutto è intorno a te / ma ti guardi intorno e invece non c’è niente”).

I pensieri si affollavano nella mente, mi sono venute in mente un sacco di cose, ma nessuna di qualche importanza degna di nota. Mi ha colpito soprattutto la desertitudine della zona, il fatto che un luogo che dovrebbe essere affollato è chiuso e basta. Ho pensato alla speranza cui tutti abbiamo diritto, indipendentemente dall’età e dagli errori che possiamo avere o non avere commesso.

Ho pensato anche, io che il calcio non lo seguo per nulla, a Prandelli, alla dignità dell’uomo nel mettere sul piatto il suo “assurdo disagio”. (Mi echeggia il “vizio assurdo ” di Pavese: ma quanto […] continua a leggere »

A son torna j’eut ëd giugn


L’8 giugno ritorna sempre.

Per esempio nel ricordo del giorno in cui lasciai l’amico mio più caro a cambiarsi da solo la gomma del Frubi bucata alla Piatta. Avevo motivi validissimi e non rimandabili, e lui se la cavò benissimo senza di me; ma comunque lo feci.

Per esempio nel crogiolo delle cose che non hanno soluzione, e il mio pensiero invariabile è nel dispetto che mi ha fatto, a non esserci ora, ora che avrei delle cose da chiedergli perché non so come fare.

Anche nella serenità di giornate come queste, perché comunque sono giornate cui manca qualcosa, come quel giorno a quello pneumatico mancava l’aria.

Per esempio nel fatto – perché ormai è un fatto scolpito nella pietra – che tu non potrai mai sapere della fatica di avere cinquant’anni. Sapevi tutto ed eri avanti su tutto e ti avrei chiesto consiglio su tutto ma su questa cosa no Batista, mi dispiace ma non sai nulla. Questo numero, 53, ti è del tutto e per sempre ignoto.

Per esempio nella luce del cimitero che […] continua a leggere »

L’8 giugno ritorna sempre

In questo post metto spunti diversi, magari apparentemente lontani tra di loro, ma che si intrecciano in un filo unico – la mia impossibilità a mantenere una linea diritta, l’inequivocabilità del fatto che non posso che ciapé travers.

Prima di tutto il pensiero va a questo giorno, che ritorna sempre a ricordarmi il mio amico che non c’è più. È tornato l’anno scorso, è tornato due anni fa, tornava anche prima (solo che non ci pensavo), e soprattutto ritornerà sempre (e a questo fatto penso spesso, invero).

Poi c’è il fatto che le cose importanti della vita sono nascoste. Lo dice bene, ad esempio Montale (che è legato a papà, perché due versi di Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale sono nel suo ricordino funebre, che è sempre sul lato destro della mia scrivania a fianco di quello di Batista):

Né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Questo video, che scoprii grazie a Kirsi. (Then suddenly it hit me. This bus ride was it. This was parenthood, this was the childhood of […] continua a leggere »

Ël di

Cadrèga che fa frecàss
e buca vèrta che diis nagòtt
dumà la radio sgraffigna l’aria
e i pensee fànn un gran casòtt
Davide Van de Sfroos, Pulenta e galena fregia


Questo per me è il giorno forse più triste, ma certamente più profondo dell’anno. Due anni fa, la telefonata quel mattino, mi ricordo esattamente dov’ero, in quale posizione, la luce, vedere quel numero, capire prima di sapere.

L’amico mio più caro, il Don Chisciotte di infinite battaglie non era ancora ricordo, ma era già diventato spirito e luce e vento e nebbia.

La sua foto che continua a campeggiare sulla mia scrivania, a fianco del monitor, in posizione ben visibile, con papà; io che quando mi smarrisco mi basta uno sguardo verso destra.

I miei morti che prego perché preghino
per me, per i miei vivi com’io invoco
per essi non resurrezione ma
il compiersi di quella vita ch’ebbero
inesplicata e inesplicabile, oggi
più di rado discendono dagli orizzonti aperti
quando una […] continua a leggere »

So sbagliare da me


Ho visto il logo che avevamo studiato con amore, tu e io, a rappresentanza del nostro Piemonte (“la lenga dël cheur”), copiato e incollato come se niente fosse.

Come se bastasse un copia e incolla, un “cit.” qualunque, a raccontare tutta la storia.

Se copi almeno copia giusto. Cita la fonte.

Ricordati di Batista.

Lòn ch’a dirìa Batista?

Batista, prima di tutto, direbbe “chi cazzo a sa lòn ch’a l’é giust”.

Allora ho preso il Manuale di cattiveria per piccoli lupi (grazie Paola):

Regola 4. Se squittisce, mangialo.
Regola 5. Gli altri, tutti al diavolo.

C’è il vento fuori. Forse pioverà, questa notte. Quindi adesso è Prima della pioggia. (No, non l’ho capito quel film, ma credo sia il più bello che io abbia mai visto; e che cosa significa capire, dopo tutto?)

Non mi importa di non essere capito, mi importa di scrivere i miei pensieri. Fissarli. Renderli imperituri.

Imperituri per me. Gli altri, tutti al diavolo. Perché questa mattina ho giocato a golf, e nemmeno male per la verità, […] continua a leggere »

La fatica di avere cinquant’anni


Un anno fa passavo per lo stesso posto e per la medesima ragione.

Pocapaglia, sulla strada per il golf di Cherasco. Una di quelle gare che piacciono a me – fondamentalmente per sentirmi vivo.

E lì, in quel luogo, ho scattato la medesima foto di un anno fa. Io impantanato nelle mie indecisioni e nelle mie paure, nella fatica di vivere i miei cinquant’anni, che di per sé sarebbero l’età della pienezza e del compimento della vita. (I cinquanta sono i nuovi quaranta, immagino che si potrebbe dire.)

E naturalmente penso a lui. Cioè lo penso fondamentalmente nel modo in cui Montale pensava i suoi morti:

I miei morti che prego perché preghino
per me,

insomma un do ut des alla ricerca di un equilibrio che dubito di raggiungere mai. Un giorno, tanti anni fa, chiesi l’aiuto di Batista, volevo vuotare il sacco, dirgli tutte le mie schifezze e i miei travagli e i fallimenti – era il 2007 –, lui venne a Torino con un amico e pranzammo insieme al Kiki, uno […] continua a leggere »

Maghi e magie


Sono andato sulla tomba dell’amico mio più caro, oggi. Anche se lui non avrà mai cinquant’anni, oggi ne compie cinquantuno.

Si mescolavano dentro di me sentimenti differenti: il magone, ovviamente, che ha provocato lacrime copiose e forse sciocche; ma anche la leggerezza, derivante dal pensiero dell’allegria che lui ha portato nella mia vita.

Mi tornavano in mente alcuni tra i milioni di episodi che hanno legato la sua vita alla mia, indissolubilmente e per sempre. Per esempio quella volta, era il 30 settembre del 2006, in cui tornando dal concerto di presentazione del CD dei Musicant d’Alba ho messo il CD stesso appena salito in macchina, le orecchie e gli occhi ancora pieni di quello spettacolo. E come per magia l’ultima nota dell’ultima canzone ha risuonato proprio quando arrivavo al portone di casa, con la mia primogenita addormentata al mio fianco.

Perché la magia innegabilmente ha permeato e permea la vita di Batista, almeno così come la percepisco io: ci sono di lui un milione di cose che non ho mai capito, perché so bene che non […] continua a leggere »