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Non erano i piccioni

Era ieri, era Locarno, io ero lo spettatore con l’amico mio più caro, i protagonisti erano i nostri figli piccoli.

Loro nutrivano gli uccelli che popolavano il lungolago.

Io guardavo, guardavo e basta. Al massimo ogni tanto rompevo del pane secco per farne dei bocconi.

E ho pensato che non erano i piccioni, non erano le papere, non erano le gallinelle d’acqua, non erano i cigni né tutte le altre specie di volatili lì presenti, ma era la vita stessa che mi stava parlando della sua brevità e dell’importanza della sua stessa intensità.

Tutto quel che succede non ha poi grande importanza. Ma quando la vita chiama allora sì, sedersi ad ascoltarne le voci questo sì che è fondamentale.

E poi, guardando quelle manine che si muovevano così rapide, era evidente un pensiero: che gli anni sono brevi. Domani forse non avrò più quella fortuna, domani forse non sarò più lì a cercare […] continua a leggere »

Lui questo vuole dire

Papà, che smette un attimo l’ossigeno per fare l’aerosol, mi chiede un minuto del mio tempo (ma “gnun-e presse” [non c’è fretta], non sia mai detto che lui imponga qualcosa a qualcuno) per farmi sapere dove sono determinati documenti. Io so che cosa vuol dire.

Noi non parliamo molto – non abbiamo mai parlato molto, io non so esprimermi bene con le parole parlate. Con le parole scritte lo direi con i versi di Carlo Betocchi (Per cui):

Per cui
un vecchio come me s’alza dalla sua
sedia senza vacillare e si guarda
d’intorno. E s’accorge, senza averne
spavento, che il tempo scivola come
rena, e che il nuovo è tutto da venire
ancora tutto da venire: e sente
dire in sé sommessamente, dalla vita:
siamo parte dell’humus che prepara
il futuro, noi che ce ne andiamo.

Sì, lui questo vuole dire. Per cui.

La provvidenza secondo Goethe

Avrebbe scritto Goethe:

Fino a che uno non si compromette c’è esitazione, possibilità di tornare indietro, e sempre inefficacia. Rispetto ad ogni atto di iniziativa c’è solo una verità elementare, l’ignorarla uccide innumerevoli idee e splendidi piani. Nel momento in cui uno si compromette definitivamente anche la provvidenza si muove. Ogni sorta di cose accade per aiutare cose che altrimenti non sarebbero mai accadute. Una corrente di eventi ha inizio dalla decisione, facendo sorgere a nostro favore ogni tipo di incidenti imprevedibili, incontri e assistenza materiale, che nessuno avrebbe sognato potessero venire in questo modo. Tutto quello che puoi fare, o sognare di poter fare, incomincialo. Il coraggio ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso.

Ho usato il condizionale perché, per quanto il concetto sia certamente goethiano, queste parole sono in realtà attribuite erroneamente a Goethe. Derivano da una traduzione in inglese molto libera dei versi 214-230 del Faust, ad opera di John Aster (Londra, Cassell, 1835, p. 20).

Ma al di là della filologia il concetto è questo: è importante seminare per il futuro. Guardare oltre gli ostacoli come se gli ostacoli non esistessero. Lasciare gli ormeggi e semplicemente […] continua a leggere »

It’s a long way to Trofarello

Volevo impegnarmi a scrivere un bell’articolo, stavo pensando al tema. Poi però mia figlia piccola – piccola, oddio, ha già cinque anni e quasi mezzo – mi chiede se andiamo in treno.

In treno da Chieri a Trofarello.

Oggi pomeriggio, così. Senza un motivo se non la felicità della corsa in treno.

Lei e io, da soli. In questo sole ottobrino e questo calore che viene dalla terra, dall’aria.

La magia è fatta anche di strade ferrate, ho pensato.

E siamo andati. Il treno è magico, a cinque anni e mezzo. La magia è fatta di stazioni, sottopassaggi con l’eco e biglietti timbrati.

La felicità puoi prenderla anche per la coda, come un passero.

(E se questo post non è levigato come una poesia di Montale non importa, la felicità rimane.)

E tu? Di che cos’è fatta la tua magia?

Uno dei 124

Ieri ho rifatto la valigia e il percorso inverso rispetto ad una settimana fa.

Sono un poco dispiaciuto ma insomma, sono comunque un privilegiato e la considero un’esperienza magnifica.

Non è necessario razionalizzare sempre tutto, ma ho cercato di trarre delle conclusioni.

1. Da questo punto si può solo migliorare.

2. Come spesso accade, rubo a Chris Guillebeau le parole per esprimere al meglio un concetto:

Next time I want to do a 7-continent book tour.

(Solo che le rivoluzioni più efficaci sono silenziose, probabilmente. Il prossimo anno rifarò tutto quanto – si riparte tra un paio d’ore per arrivare là tra dodici mesi, solo con meno clamore. E poi si sa che gare come questa sono per i nazionali, non per i viandanti solitari come me.)

3. Ho fatto quel che ho voluto, sono responsabile di quel che mi accade. Questa è una sensazione meravigliosa, nella buona come nella cattiva sorte […] continua a leggere »

Un sogno per otto (col resto di 124)

Oggi è un giorno normale, per me. O forse speciale: oggi parto per Sutri, dove martedì prossimo avrà inizio la gara per diventare professionisti di golf.

Centotrentadue iscritti, passeranno soltanto i primi otto. Gli altri centoventiquattro – ma chi parla mai degli altri centoventiquattro? – riporranno con calma le loro cose in valigia e faranno marcia indietro. Potranno ritornare un anno dopo, oppure conservare il sogno nel cassetto dei ricordi.

Dice Ligabue:

Ho messo via un po’ di illusioni
che prima o poi basta così
ne ho messe via due o tre cartoni
comunque so che sono lì.

E io, con i miei quarantaquattro anni, io che ho preso in mano un bastone poco più di sette anni fa, io che ho un lavoro, una famiglia da mantenere, dei genitori anziani, lascio tutto per dieci giorni e inseguo il mio sogno.

Beh, la vida es sueño y los sueños sueños son, potrei dire calderondelabarchianamente.

E la strada è comunque lunga. Vado.

Cose di Corsica che amo

Il porto di Porto Pollo, nell’ora che volge il disio.

Camminare per un giorno intero vedendo forse quattro persone in tutto.

Prendere l’auto – quelle rare volte – da solo e guidare per mezz’ora lungo strade tutte curve. Verso Marmuntagnja, per esempio.

La Giraglia vista dal traghetto. (Ma questo l’ho già detto.)

L’idea che la Corsica è una terra fondamentalmente disabitata, con qualche persona qua e là, quali rari nantes in gurgite vasto.

Le torri genovesi della mia zona. Senetosa, sopra tutte, ça va sans dire.

Le prime note di un canto corso, la sera.

I sugheri della zona di Pianottoli Caldarellu e la meraviglia provata da Luca Goldoni (era in Sardegna, ma fa uguale) la prima volta che li vide, come se avesse sempre pensato che i tappi di sughero spuntassero fuori dalla terra già bell’e pronti.

(Non è tutto, ma dà l’idea.)

Corsica nazione

Sono perline per turisti. (Myself included.)

Già, nel bel mezzo della cena loro si mettono a cantare in corso, accompagnati dalle chitarre, e con i figli. E lo fanno tutte le sere, per tutta la stagione turistica.

Ma li conosco da anni. Vedo, so che sono cose in cui credono. Da Batista capitano le stesse cose, precise; e io Batista lo conosco bene, è una cosa fatta per lavoro ma prima di tutto perché navigare necesse, vivere non necesse.

Non importa sapere precisamente chi sono loro. Importa invece dire che tu sei lì. La valle del Taravu a fare da sfondo alla cena, la sera che giunge e – come mi accade in questi casi – loro iniziano a cantare e gli occhi mi si riempiono di lacrime.

Cantano in corso, ovviamente; ma anche in italiano, e in spagnolo. Potrebbero benissimo cantare in piemontese, perché non ci sono confini tra le lingue regionali.

Io sono sensibile a questi temi. La lingua, l’identità, il fare veramente le cose che vuoi, l’esprimere veramente quello che sei. […] continua a leggere »

Io non torno indietro

Ho fatto due conti. Non di soldi, ma di tempo, di anni, l’unica risorsa critica.

Ho pensato che la mia vita mi piace così. Anche con tutte le magagne che contiene. Anche con le sconfitte, le liti eccetera. Mi va bene così. Ci sto bene.

E poi voglio guardare avanti. Io non torno indietro. Ci ho messo tutti questi anni per arrivare – per caso – ad un risultato che mi soddisfa. Ora posso solo andare avanti posso solo migliorare.

E mi rendo anche conto che la felicità degli altri può dare fastidio. “Ma come? Io lavoro come un matto e quello pratica il 25×44 ed è pure felice?” Di domani ignoro, ma in questi tre anni sono stato sempre molto felice (di una felicità che Rita Levi-Montalcini definirebbe probabilmente da bambini, ma tant’è), ho mantenuto la mia famiglia, ho coltivato dei sogni per me grandi. Non è una ricetta e non è una garanzia, ma è – semplicemente è.

Ogni tanto mi volto indietro, guardo a quello che ero. Con tenerezza, ma senza rimpianti. Mi vedo giovane uomo in […] continua a leggere »