Autore: giannidavico

Dopo Milano


Dopo Milano, a corso terminato, la mia domanda a me stesso è stata: “Avrò consegnato abbastanza valore a chi ha speso dei soldi e del tempo per venirmi a sentire?” A giudicare dai feedback la risposta è positiva, ma rimane sempre qualcosa che si sarebbe potuto fare meglio, qualche dettaglio da aggiustare eccetera.

Qualche giorno fa ho sentito, non ricordo più da chi, un concetto del tipo “chi insegna ad un bravo allievo impara due volte”. Sì, alla fine l’essenza del trasmettere la conoscenza sta tutta nella conoscenza che di rimando se ne deriva.

Abbiamo parlato di marketing, naturalmente, di CAT, di fatture e quant’altro. Ho cercato di fare una panoramica il più possibile completa sulla professione. Già, perché l’idea fondante non è che il traduttore è bravissimo a tradurre e basta: no, il traduttore è bravissimo a tradurre e (almeno) bravo – molto bravo è meglio – a fare le fatture, negoziare, vendere e così via.

Un professionista è un professionista a tutto tondo, insomma. Questo è […] continua a leggere »

Pasqua alla Piatta

Eh.

Questi giorni di vacanza sono stati un momento di immersione nelle mie montagne, queste montagne scabre che han fatto il mio corpo.

Qui perdi i riferimenti, le abitudini: la natura è l’universo mondo, fine. Il mondo è qualcosa di lontano, scrivere non sembra nemmeno più necessario. Ho lasciato che le sensazioni e non i pensieri dominassero – in maniera naturale, appunto – le giornate.

La colazione, uno dei momenti più gioiosi e pieni di significato – i cibi qui hanno un sapore differente, non c’è dubbio.

Le passeggiate, naturalmente, la scoperta di luoghi abbandonati, borgate intere e poi – nel bel mezzo del bosco – un signore che, seduto di fronte a casa sua, legge il giornale. Solitario, tranquillo, soddisfatto.

(Quand’è successo che tutte quelle persone, schiere di persone, sono state costrette ad abbandonare luoghi come questi?)

Le fotografie renderebbero forse meglio l’idea? Io penso a Calvino e al “Come osi paragonare un’immagine alla parola scritta” e mi sembra tutto chiaro. Le immagini non spiegherebbero le sensazioni, no.

I giochi, i compiti, la lettura, i momenti conviviali. Le notti così calme e serene, il silenzio assordante. E poi svegliarsi la mattina presto per caso e trovare solo per me […] continua a leggere »

La pulizia mentale


C’è un piccolo trucco che uso spesso per aumentare la mia produttività (e la mia serenità e la pulizia mentale nello stesso tempo): spegnere il computer per due giorni la settimana.

Non sempre ciò è possibile, anche perché personalmente preferisco fare a meno di smartphone eccetera per non avere di continuo la tentazione di guardare le previsioni del tempo, l’ultima mail arrivata e così via. Ma faccio in modo che lo sia spesso, perché quando faccio ritorno alla postazione sono rigenerato e la produttività è certamente maggiore.

Tutto ciò si inserisce ovviamente nel filone ben più grande che prevede che il lavoro sia un mezzo e non un fine, e dunque che il tempo che passiamo con la tastiera sotto le dita non sia la maggioranza del nostro tempo. (Questo è un assioma, per me.)

Un invito, quindi: spegni il computer al venerdì sera o al sabato mattina e dimenticatene completamente (l’accento è qui sull’avverbio) fino alla domenica sera o al lunedì mattina.

E chi vuole raccontare le sue impressioni è invitato a farlo qui!

Il laboratorio milanese

Ho finito di preparare – fatica e gioia si intrecciano, in questo mettere insieme parole e immagini – la giornata milanese del 14 aprile, in cui parleremo delle basi per la professione di traduttore: come entrare sul mercato, come farsi conoscere, come stabilire i propri prezzi e così via.

In più, parteciperanno anche Giuseppe Bonavia, commercialista esperto in materia di problematiche fiscali per traduttori, e Sandra Bertolini, presidentessa AITI. Personalmente adoro questi incontri in cui si condivide la conoscenza per ricavare delle indicazioni pratiche su che cosa fare, a partire dal momento preciso in cui l’incontro finisce, per lavorare non tanto dentro la propria attività ma sopra, nel senso di fare le mosse di marketing giuste, impiegare gli strumenti più utili ai propri scopi e così via.

Certo, poi ciascuno il lavoro proprio dovrà farlo da sé, e questa è la parte più difficile di tutte; ma capire bene prima che cosa occorre fare è meglio per risparmiare tanto tempo dopo.

Motivare, spingere all’azione è il mio compito principale in questi casi (“io non sono l’esperto, sono l’esploratore e la guida”, per dirla con Tim Ferriss). Dopo tanti anni […] continua a leggere »

Tempi interessanti ci attendono


Un mio cugino, mente scientifica e razionale, da ragazzino – quarant’anni fa circa – era frustrato perché voleva inventare delle cose ma disse che non poteva, perché tutto era già stato inventato.

E forse quando tutto è stato fatto è proprio il momento in cui tutto è da fare. E dal punto di vista della scrittura tecnica ci sono nuove frontiere da esplorare: questo sito ne è un esempio.

Interessanti anche i pensieri di Ray Kurzweil.

A me pare una strada percorribile perché spesso, quando scrivo articoli, mi rendo conto che devo fare ricerche già fatte, sto ripetendo concetti già espressi altrove eccetera. Allora l’idea che una macchina faccia il lavoro sporco al posto mio non mi sembra tanto peregrina.

Non che sostituisca il mio cervello né le sensazioni che posso esprimere, ma che prepari e faciliti il lavoro. Non diversamente da quello che può fare un programma di videoscrittura rispetto ad una macchina da scrivere, o un CAT rispetto alla memoria di un traduttore: concetti […] continua a leggere »

La fuffa del marketing

Sono nel settore delle traduzioni per aziende da quasi vent’anni ormai. Ho partecipato a conferenze, ho avuto a che fare con migliaia [sic] di traduttori e di clienti, ho scritto libri e articoli, tengo questo blog da anni eccetera. Ciò significa che due o tre cose dell’industria della traduzione – non sarà superfluo ricordare qui che sono stato io, di pirsona pirsonalmente, a introdurre questo sintagma nella lingua italiana – le conosco; e allo stesso modo sono conosciuto in questo ambiente.

Lunedì scorso esce questo post non firmato, che attacca il workshop del 14 aprile prossimo in cui parleremo di marketing per traduttori agli esordi della professione. L’ignoto autore dice in sostanza che la formazione è fuffa, sono trucchi per spillare soldi ai traduttori, mentre “il futuro invece è qui: Da traduttori per traduttori”.

Un tempo attacchi del genere, che sfiorano il personale pur essendo di fatto anonimi, mi facevano arrabbiare (gli archivi di Langit sono pieni delle mie filippiche); ora mi fanno al più sorridere.

Ho inserito un commento, in cui dicevo che la critica è legittima, ma la […] continua a leggere »

Una lingua è un ponte, non un cancello

Torno sul mio bilinguismo, di cui ho parlato lunedì scorso, per precisare il concetto dal momento che temo di non essere stato sufficientemente chiaro.

In primo luogo capisco che le lingue sono sempre argomenti delicati, perché entra in gioco l’identità della persona. In più, credo che l’etichetta di “piemontese” abbia per molti un’accezione negativa, perché da un lato fa venire in mente il contadino e le montagne, dall’altra ricorda pagine controverse della storia d’Italia.

Ebbene, il mio piemontese è semplicemente un altro paio di occhiali per guardare il mondo. Se fossi nato da un’altra parte avrei un’altra lingua a dare forma ai miei pensieri. Non ho nessuna pretesa di superiorità, nessun desiderio di rivalsa di nessun genere, niente da insegnare a chicchessia.

E poi credo che questa lingua, come tutte le lingue del mondo, sia un’apertura verso l’esterno, certamente non un chiudersi a riccio in un castello dorato dove le persone parlano solo la mia lingua. Il mio bilinguismo insomma mi aiuta a cercare di capire chi è diverso da me; e mi fa apprezzare lingue – e dunque culture – distanti e diverse.

Tutto qui. In maniera molto semplice e tranquilla.

Una lingua e io

Mi sono interrogato su che cosa significhi, per me, il mio bilinguismo. (Forse è un pensiero che mi torna spesso, ma non credo in maniera molto conscia.) L’occasione mi è venuta da un commento casuale sulla mia pagina Facebook. Io avevo citato qualche brano di una splendida traduzione del Piccolo principe, e mi si è fatto notare che i piemontesi sono “proprio convinti”, dal momento che abbiamo due diverse traduzioni di quel libro.

Ora, la storia di quella doppia traduzione non è importante qui. Ma il mio bilinguismo è qualcosa che non serve a nessuno se non alla mia identità, a vivere una vita mentale più ricca. Apparentemente, non farebbe nessuna differenza se non parlassi e scrivessi piemontese: questa lingua non serve a nulla, per così dire. Ma il pericolo – parlo per me – è di trovarmi senza lingua materna e non voglio che accada, tutto qui. Il pericolo è per esempio di colui che è emigrato e ha perso la sua lingua senza trovare davvero la lingua del paese che l’ha accolto, e ad un certo punto si è trovato senza identità.

(Prescindo qui da tutte le opportunità che mi provengono […] continua a leggere »

STC-TAC Milan Conference: bei tempi…

Ad aprile 2005 partecipai a Milano ad una conferenza della divisione europea della STC, il TransAlpine Chapter che non mi risulta più esistere (e anche questo è un segno dei tempi). La ricordo comunque con molto piacere: molto ben organizzata, molto interessante, molto informativa.

Scrissi per “TransAlpiner”, la newsletter del gruppo, un articolo che ricordava i benefici derivanti dalla partecipazione a conferenze simili e che ripubblico volentieri qui.

The STC-TAC Milan Conference: Impressions of a First-time Attendee

Faced with these three days of conference, as a first-time attendee I was like a child that sees a new city for the first time, with all its bright lights and colors. So I had a sort of clear-minded view, which allowed me to gather the impressions that I would now like to express in this short article.

What, where and when. The Transalpine Chapter organizes a two-day general conference twice a year (in April and October). This year for the first time, the Milan conference was preceded by a meeting of the Italian Chapter.
“What’s in it for me?” I hear you ask. What does all this specifically mean for you and for your […] continua a leggere »

Maria Cristina Caimotto, un ricordo di David Henderson

Ancora su David, uno scritto di Cristina Caimotto, collega ma prima di tutto amica alla quale va il mio ringraziamento sincero per aver espresso il suo sentire. Sono cose molto personali, si sa, ma insomma David è stato un maestro e un amico per tanti tra di noi, e ricordarlo è una maniera per averlo ancora qui.

Eccomi con immenso ritardo a rimediare in qualche modo per la mia assenza al funerale. Leggo sul blog di Gianni del corteo che per un momento ha seguito la bara sbagliata: humor inglese, sì, humor che a David sarebbe piaciuto di certo. Allo stesso modo, voglio pensare, avrebbe riso del mio ritardo, anch’esso marchiato da una bella dose di ironia: io che son sempre online e io che ho scattato la foto scelta da Gianni per la pagina dedicata a lui, così che tutti han dato per scontato che sapessi tutto e la notizia a me non è arrivata.

Come ho già scritto, David è stato per me un insegnante, un maestro e un amico. E non posso far altro che tenerlo in vita raccontando un po’ delle cose che l’hanno reso speciale. Per prima cosa come insegnante, […] continua a leggere »