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Due maniere – certe – per perdere un cliente


La prima è un classico natalizio: mandare gli auguri di Natale alla propria rubrica, magari in chiaro. In 10 minuti si assolve ad un “dovere”, ma l’effetto in chi lo riceve può essere devastante.

(La variante “con musica” è un tocco di classe. Ma il top è l’inoltro alla rubrica: L’”I: AUGURI!” è assolutamente esilarante.)

La seconda è più sfumata, o più precisamente fumosa. Ho chiesto un preventivo per una breve traduzione (stiamo parlando di poche decine di euro) ad un nostro fornitore, sul cui sito la lingua che ho richiesto è data come trattata normalmente. A seguire, poi, è successo questo.

Fase 1. Il CEO mi risponde dicendo che il PM mi manderà a breve la quotazione.
Fase 2. Il PM mi scrive dicendo che il lavoro richiederà un paio d’ore.
Fase 3. Dopo che ho chiesto di dirmi quanto sarebbe costato, alla fine ottengo il prezzo, che “sarebbe” tot euro.

(Nel frattempo – ma forse è un dettaglio – avevo già trovato un altro fornitore, assegnato il lavoro eccetera.)

Chi guadagna da tutto ciò?

Montale e i preventivi

“Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale” (EM)

Nei miei primi anni di mestiere, i preventivi che preparavo erano componimenti, poemi, contenevano ogni dettaglio immaginabile (e superfluo). Io non capivo perché i clienti – potenziali e non – non apprezzavano quegli sforzi stilistici. Erano pezzi di bravura, dopotutto!

Col tempo mi sono reso conto che ero io a sbagliare. Non servono molte parole per far vedere che sei un professionista. Oggi i miei preventivi sono comunicati laconici, che parlano la lingua del commercio e dicono tutte le cose essenziali. Non sono poesia, che riservo ad altri ambiti, ma vanno diretti al punto.

E percepisco che i clienti mi sono grati per il fatto che non perdono tempo prezioso a cercare le informazioni che gli occorrono.

La crisi? Ma quale crisi?

Cristina mi prende in giro perché quando sento pronunciare la parola “crisi” chiedo sempre che mi si spieghi il significato, in plain Italian. Ora leggo Tom Peters, che dice:

Instant, mindless cutting of R&D or training or salesforce travel in the face of a downturn is often counterproductive-or, rather, downright stupid. Tough times are in fact golden opportunities to get the drop, and the longterm drop at that, on those who respond to bad news by panicky across-the-board slash and burn tactics and moves that de-motivate and alienate the workforce at exactly the wrong moment.

Tough times indeed require tough and unpleasant decisions-but thriving, not just surviving, is an option for those who mix wisdom and boldness of leadership with transparency and maximized employee involvement and engagement.

Il post completo è qui.

(E ricordo con nostalgia e affetto la magia, la meraviglia, il senso di scoperta che hanno accompagnato, in breve sequenza, la lettura di Tempi pazzi, aziende pazze e di Wow! Un successo da urlo, nei primissimi anni di Tesi & testi. Quest’impresa stava nascendo o per nascere, tutto era in nuce, in potenza, in fieri, in divenire. Un’avventura […] continua a leggere »

Vendor management is the name of the game


Come in qualunque settore, anche nelle traduzioni si cerca di pagare il meno possibile per avere il più possibile. È normale, rientra nelle leggi economiche e obbliga i fornitori del servizio a pensare in maniera creativa; niente da dire.

Se però qualcosa tredici anni di questo mestiere mi hanno insegnato è che non è saggio voler sfruttare all’osso i propri fornitori, adducendo a pretesto la crisi, minacciando di cambiare fornitore e così via. Quel che vedo sempre più spesso capitare – soprattutto in un’epoca come questa, dove il Web 2.0 è qui per rimanere – è la creazione di rapporti di partnership che vanno ben al di là della “semplice” fornitura. Ovvero: io, cliente, investo nella relazione con te, fornitore – e viceversa –, perché valuto che è più conveniente per me, sul lungo termine, che tu sia soddisfatto, dal momento che questo contribuirà al mio successo. Non è filantropia, è teoria economica anche questa. Economics 101, potremmo dire.

Lo scorso settembre IMTT, azienda che tra le altre cose organizza conferenze nel settore linguistico, mi ha invitato a parlare al secondo Vendor Management Seminar. L’idea centrale che […] continua a leggere »

Franco Carlini, Parole di carta e di web

Parole di carta e di web
Franco Carlini è uno di quegli autori – di più, pensatori. Di più, uomini – che rendono il mondo un posto più bello, più ricco, più interessante.

Anche se non c’è più, il suo Parole di carta e di web. Ecologia della comunicazione (Torino, Einaudi, 2004) rimane un testo fondamentale per capire che cos’è Internet – anzi l’Internet, per dirla à la Carlini – e quali possibilità offre per il nostro futuro.

È un manuale scorrevole e scritto in maniera eccellente e assai ben documentata che riflette sul senso lato del web. Si tratta di una lettura molto gradevole e pregnante, piena di idee e spunti – a volte controcorrente, ma sempre argomentati e ‘pensati’ – su quanto e come la tecnologia può influenzare (e sperabilmente migliorare) la comunicazione ai giorni nostri.

Utile per: capire qualcosa in più della rete oggi.