
Quest’estate avevo discusso con Chiara Zanardelli di un tema cui avevo pensato: il nostro (inteso come professionisti, traduttori o anche “semplici” utenti) rapporto con lo smartphone. Avevo proposto a lei di scriverne dal punto di vista professionale (e il suo pezzo – molto interessante – si trova ora qui), lasciando per me le considerazioni “filosofiche” (spicciole, ça va sans dire).
L’idea mi era nata in un pomeriggio in cui ero da solo nel mio rifugio tra i monti (quanti pensieri leggeri lassù!): avevo lasciato in casa – a bella posta – il mio bello smartphone ed ero partito per una lunga passeggiata tra i miei monti. Quelle poche volte in cui riesco a farlo la sensazione di libertà è completa, sia pure trattandosi di una libertà relativa perché di breve durata.
Se lo porto con me è comodo, certo, ma il rapporto con la realtà cambia: perché vuoi fare una foto, poi guardi il meteo, poi l’ultima su FB e insomma non c’è neanche il tempo per respirare. La realtà si modifica, appare filtrata, magari più digeribile […] continua a leggere »






