Martina Borgnese, Babele 2.0

Babele 2.0
Con piacere porgo ai miei venticinque lettori un altro pezzo di Martina Borgnese (il primo è qui).

La prima volta che sono entrata nel Dipartimento di Lingue Moderne dell’Università di Birmingham ho avuto una strana sensazione. Aprendo la porta, mi sono ritrovata in un edificio circolare che si estende verso l’alto: le travi di legno e i vetri che costituiscono l’intera struttura si incontrano in alto in una voluta a raggera perfettamente simmetrica che ricorda i petali sottili di un fiore. Stando al centro si può vedere l’intero edificio: le porte blu degli uffici, che diventano più scure man mano che si sale, si affacciano tutte verso l’interno mentre una scala troppo stretta e con i gradini troppo alti per non adattarsi meravigliosamente alla stravaganza di questa costruzione si arrampica tutt’intorno come un ramo di edera. Salendo per quei gradini si scopre che ad ogni piano corrisponde una lingua diversa: l’italiano alloggia al terzo.

Avevo già visto una costruzione simile, ma non ricordavo dove. All’improvviso, un’illuminazione: quella costruzione […] continua a leggere »

Geoff Welch, Powered by Humanity

PBH
Powered by Humanity è un ebook di Geoff Welch che ha attirato la mia attenzione, per una serie di motivi inestricabili tra di loro.

Innanzitutto, mescola professione e vita, o meglio stabilisce in maniera chiara che i meccanismi che regolano le nostre vite si possono applicare al lavoro senza soluzione di continuità. E questo è un concetto che mi piace, perché io non sono diverso quando indosso la maschera di professionista rispetto a quando sono a tavola con la famiglia. Sono sempre io, con i pregi e i difetti medesimi.

Questo mi ha fatto pensare al rapporto che ho con alcuni clienti: in alcuni casi è assolutamente splendido, e io darei qualunque cosa per renderli contenti (nella pratica lo faccio e non mi pesa), in altri è assolutamente problematico (e in qualche caso negli anni ho tagliato dei ponti del genere, perché mi drenavano troppe energie, mi consumavano troppa vita).

Poi, l’ebook parla del cambio di prospettiva che tutti dovremmo applicare:

Care about others at least as much as […] continua a leggere »

In mezzo scorre il fiume

Rio Tepice
Aveva spiovuto, ieri.

Ho preso la macchina con mia figlia piccola e due suoi amici e siamo andati al rio, che è il luogo per eccellenza della mia infanzia, spazio di avventure senza fine. Un giorno chiesero al mio migliore amico dove eravamo stati e lui rispose con fierezza: “Siamo andati a esplorare nuove terre”. Quella era vita!

A pensarci ora mi sovviene Pavese:

Oh da quando ho giocato ai pirati maltesi,
quanto tempo è trascorso.

Ma non ci sono andato per questo, no no. È stato un caso tangenziale cui ho pensato solo dopo, e nemmeno così tanto. Il motivo vero era la magia, ovvero la magia del mondo visto con gli occhi dei bambini. Tutto era magico per loro: attraversare un ponte, una lumachina, una pozzanghera profonda due dita, una pianta solo un poco fuori dell’ordinario.

Ci siamo infangati, ci siamo divertiti, sono stato un poco bambino anch’io con loro. Cioè insomma la felicità è elusiva e semplice allo stesso tempo, e un bambino può insegnarti tantissimo su di essa. La si […] continua a leggere »

Martina Borgnese, Una scelta non casuale

moleskine
Martina Borgnese è una traduttrice professionista e studiosa in pectore e, al momento, insegnante d’italiano all’Università di Birmingham. Per dirla con le sue parole:

Il mio proposito quotidiano è di fare della traduzione e dello studio non solo la mia ragione d’essere, ma anche la mia professione; nel frattempo, però, mi diletto ad insegnare italiano all’Università di Birmingham e a giocare a squash. Ecco quindi cosa sono: una studentessa da una vita e per tutta la vita, in uno spazio indefinito tra Italia ed Inghilterra… e traduttrice nel cuore.

Io le ho chiesto un pezzo, che spero il primo tra tanti, per Brainfood. Eccolo.

“Scelta”. Questa parola a me sembra avere un significato positivo.

“Scelta”. Più la rileggo e più mi sembra una parola positiva, ma non riesco a capire perché: se provo a definirla mi vengono in mente solo definizioni neutre.

Meglio controllare sul dizionario, magari mi sbaglio. Il primo dizionario che trovo in rete la indica come “indicazione o attuazione della propria preferenza per qlcu. o qlco. dopo una selezione, una valutazione delle altre possibilità […] continua a leggere »

Questa mattina…

libreria
… una mezza poesia mi girava per la testa. Allora ho preso la scala e sono salito lassù, nell’ultimo ripiano della libreria dove riposano i miei poeti, in libri un po’ polverosi. Ne ho letta qualcuna.

Non ho capito molto, ma ho capito che capire è, in fondo, inutile (così scrisse Eduardo). Ho capito che è la dolcezza quella che salva il mondo, e mi sembra sufficiente.

Sinisgalli, Montale, e tutti i poeti che mi hanno accompagnato fino a qui.

Gli errori fatti, quel che avrei potuto fare e non ho fatto, quel qualcosa di buono che invece ho fatto.

Va bene così, mi sembra sufficiente.

Un cambio di stagione

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Ieri mattina la caldaia, per la prima volta nell’anno, ha raggiunto la temperatura e dunque si è spenta prima del tempo. Questo significa una cosa bella e precisa: che la settimana che inizia oggi è di fatto quella che segna la fine dell’inverno e il passaggio verso la nuova stagione.

Sono sceso sotto e ho respirato dell’aria differente. Già, l’aria, ieri mattina, era differente: più lieve, meno greve, più piena. E la luce era più calda e più intensa.

Questa è una delle settimane dell’anno che preferisco, perché questo passaggio è molto importante. Il carnem vale è ormai alle spalle, un clima più mite è dritto di fronte a noi. Da studente universitario questo cambiamento lo avvertivo sul pullman che mi portava a casa da Palazzo Nuovo, perché il colore delle foglie sul Po mutava in maniera decisa nel giro di quei – questi – pochi giorni; ora è la caldaia, ma il risultato non cambia.

Quando esprimo questo concetto, invariabilmente mi sento dire: “Ma la primavera inizia il 21!” Lo so che il calendario dice questo, però allora mi […] continua a leggere »

I libri degli altri

I libri degli altri
La mia vera passione professionale è stata da sempre lo scrivere per altri. Scrivere è un atto che mi viene facile, spontaneo, naturale. Intendiamoci, però: quella naturalità è frutto di esercizio costante, di studio e lettura e scrittura continui. È traspirazione, in sostanza; forse – ho detto forse – con un minimo tocco di ispirazione, ma il sudore viene di gran lunga al primo posto.

Ebbene, ho creato questo sito per dirlo in maniera “ufficiale”, per far sapere che la mia competenza è a disposizione di chi ha dei contenuti da trasmettere ma è mancante di tempo o di strumenti o comunque ha altre priorità.

I libri degli altri è ovviamente un prestito da Italo Calvino, e insieme un omaggio a quel grande editor che è stato; e, indirettamente, a Cesare Pavese e insomma alla teoria di tutti coloro per i quali la parola scritta è sacra. Ovvero, per dirla con lo stesso Calvino, nella replica a Elémire Zolla che gli magnificava una scena di tempesta in un film:

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Che te lo dico a fare?

donnie brasco
Il post di oggi nasce da un commento casuale fatto da un’insegnante sulla rinata lista Langit a proposito di un misero compenso percepito per un lavoro. L’occasione è casuale, ma il tema è generale – e anche ricorrente – e val la pena approfondirlo.

Io, per dirla con Nelo Risi,

vorrei solo che dall’urto
nascesse una più energica morale.

Ma so anche che Donnie Brasco direbbe: “Che te lo dico a fare?”

Il sottinteso di un misero compenso è questo: è bene accettare qualunque prezzo ci venga offerto, altrimenti non si lavora.

Ebbene, lasciamo da parte il bene della categoria, il rispetto verso i colleghi, considerazioni morali eccetera. Non parliamo di questo.

Parliamo “semplicemente” della convenienza economica e professionale, per un traduttore (o un insegnante, o un giornalista, o un web writer o i mille altri mestieri che oggi compongono “il popolo delle partite IVA”, è lo stesso), di accettare un compenso che sta ben al di sotto del livello […] continua a leggere »

The Repairman

The-Repairman
Lui è Filippo Margiaria, di Monticello d’Alba, che in una mansarda del suo paese ha fondato due anni fa con Paolo Giangrasso Aidia, casa di produzione cinematografica.

Poi c’è Scanio, ingegnere mancato che si guadagna da vivere riparando macchine da caffè.

E infine c’è Helena e la storia di The Repairman, commedia d’autore dal gusto nord europeo girata in provincia di Cuneo.

Ora, non è tanto la provincia di Cuneo, che pure mi è cara in quanto “casa” mia, quanto piuttosto il sottotitolo del film: Perché cambiare vita, se puoi aggiustare quella che hai? Già, perché questo concetto ha almeno una duplice valenza, in quanto riferibile sia alle nostre vite disastrate dalla realtà che ci circonda che alle cose. Questa è storia vecchia, ma la storia si ripete sempre e comunque. Lo diceva già Montale:

La storia non è magistra
di niente che ci riguardi.
Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.

E quanto al secondo […] continua a leggere »

La sindrome del cit.

Ho imparato a scrivere – scrivere in maniera tecnica, ovvero precisa – sostanzialmente grazie a quattro maestri:

– Ugo Foscolo, che nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis mi permise di vedere che cosa vuol dire veramente l’eccellenza nello scrivere (avevo diciott’anni allora, ma ricordo ancora in maniera netta la sensazione di precisione che trasmetteva la scelta di quelle e non altre parole);

Italo Lana, che fu il primo a insegnarmi la scrittura tecnica: e lo fece senza fanfara, ma con la pratica;

Luca Goldoni, la cui leggerezza mi rapì verso i venticinque anni;

Riccardo Massano, che si prese la briga di leggere e rileggere e se del caso commentare ogni singola riga della mia tesi: probabilmente ero già bravino quando arrivai a quel punto, ma fu lì che imparai davvero a scrivere seguendo delle regole precise e non solo il flusso dei pensieri.

Già, perché non lo sanno in tanti ma la scrittura è un mestiere, un mestiere che si impara andando a bottega, scrivendo tutti i giorni, leggendo e studiando. Proprio come si impara a […] continua a leggere »