Veri negozi, luoghi reali

Scott

Supernova
Ho comprato queste scarpe qui e questa bici qui.

Ora, il punto è questo: l’esperienza di comprare in un vero negozio mi sembra incomparabile all’acquisto in uno spendodromo. Più piena, più ricca, più completa. Forse avrei potuto risparmiare, ma ho pensato che la conoscenza specifica di chi vende è fondamentale per essere consigliato su un prodotto di cui conosci poco, e vale più delle luci brillanti, della musica e dei miraggi del prezzo più basso del mondo.

Qui non mi interessa tanto fare una filippica contro gli spendodromi di benniana memoria (ne avevo parlato, anni fa, qui – e oggi mi sento di confermare alla lettera e nella loro totalità quelle parole); qui voglio parlare del bene che ho trovato, ovvero fare l’elogio del negozio.

Le mie due esperienze di venerdì, compiute a distanza di un’ora l’una dall’altra, mi hanno lasciato dentro una sensazione molto piacevole, perché sono stato […] continua a leggere »

Onestamente

Ho la sensazione che la mia scrittura giri troppo in tondo, negli ultimi tempi. Il mestiere c’è, questo lo so, ma mi pare che troppo spesso i contenuti facciano il giro intorno a se stessi; insomma che il mio scrivere sia nodoso e involto e, nella sostanza, non aggiunga più quel valore che aggiungeva nei primi tempi di questo blog e poi durante il periodo della pubblicazione del libro.

Dove vado da qui?

Che cosa succede a chi si è preso l’impegno con se stesso e con i suoi venticinque lettori di sfornare un post a settimana perché sente di avere tanto di dire e da dare, ma poi comincia lentamente ad arrotarsi su di sé e non produce più quel valore che si è impegnato a produrre?

Che cosa succede all’equilibrista sul filo quando il filo comincia ad ondeggiare? O quando la motivazione dello stare sul filo comincia a venire meno? È questa stanchezza un segno della mezza età, ovvero dell’accettazione dell’esistente, dell’adagiarsi alla medietà, alla mediocrità?

Ma non dovevo andare a vedere che cosa c’è alla fine dell’arcobaleno? Non sarà mica questo il tempo di ammettere che doveva andare cosà ma è andata così?

Ho riletto, a […] continua a leggere »

Notizie dai monti

bosco
Il tempo era incerto, questa mattina.

Appena sveglio ho guardato fuori dalla finestra. Ho sentito il profumo dell’erba tagliata di fresco e, in lontananza, il latrare dei cani. Era quella sensazione fissa, che ormai conosco bene, dell’essere a casa. Il motivo principale che mi spinge a tornare in questi luoghi.

La colazione quassù ha un gusto pieno e diverso. È un rito che ha inizio dal legno della stufa. Il fuoco della stufa sarà sempre amico mio.

Ieri, arrivato da poco, avevo pensato che la felicità può essere fatta anche a forma di bosco. Ma più precisamente, per me, consiste nell’essere bosco, nell’essere parte di questo ambiente. (Nel bene e nel male: perché il bosco da una parte è il mio polmone, respira per me e con me, ma dall’altra si mangia anno per anno il lavoro che nei secoli gli uomini qui hanno compiuto.)
squilla
Allora sono uscito per una passeggiata. Un po’ sull’onda di quella sensazione, un po’ […] continua a leggere »

Io ho deciso

Ho deciso di praticare la gratitudine.

A volte mi dimentico di quanto sono fortunato. Me lo hanno ricordato, da ultimo, questo libro (improbabile ma vero) e questo film (che mi ha rammentato del mio progetto, che rimando e rimando, di attraversare la Corsica a piedi).

Ho pensato a due versi di Luciano Erba:

Quanto tempo mi resterà ancora per imparare
a sorridere e amare come te?

(Mamma a volte è noiosa, ma per me ha fatto col cuore e con la sua semplicità contadina molto di più di ciò che avrebbe potuto.)

Ho pensato a Jim Rohn. Vorrei diventare come colui che lui chiama “uno da due quartini”:

Immagino che tu ti faccia lucidare le scarpe. Il ragazzo che te le lucida svolge un lavoro incredibile per te. Di fatto, te le lucida meglio di chiunque altro al mondo. Ricompensandolo per il suo lavoro, considera che tipo di mancia gli dai. Dentro di te pensi: “Gli do una o due monete da 25 centesimi?” Se ti vengono in mente due cifre, scegli sempre la più alta; diventa uno da due quartini. […] Se tu dicessi: “Beh, gli darò una moneta da 25 centesimi”, […] continua a leggere »

comunque, sentire

scorre
il suono della vita nelle nostre vite.

il vento che scompiglia le fronde.

le persiane che sbattono.

il canto allegro e luminoso dei passerotti.

due vecchi che si vogliono bene.

le emozioni che gorgheggiano nella pancia.

le sensazioni intraducibili in parole.

il tremolar de la marina visto da lontano.

il ricordo di chi non c’è più.

un lampo di beatitudine che non offende il nostro vicino.

la vita che comunque scorre.

Bimbimbici

Bimbimbici
Metti un pomeriggio di sole pieno, una di quelle giornate dove la primavera è talmente sbocciata e rotonda che pensi di essere di essere in estate. (Ieri.)

Prendi una bici per te e una per tua figlia piccola.

Metti un evento come questo. L’impegno di tante persone sorridenti, l’idea che la bicicletta è divertente, economica, utile, anche maestra.

Tua figlioletta ti pedala accanto, tutta impegnata a farti vedere che anche nelle salite più ripide usa la marcia numero 3, e tu pensi che è vero quel che scriveva Sinisgalli, che la felicità si può prendere per la coda come un passero e che la vita, a ben vedere, è più o meno tutta qui.

Martina Borgnese, La corsa dopo il traguardo

Non riesco ad immaginare la mia vita senza lo studio: niente più esami, nessuna tesi da scrivere, nessuna lezione da frequentare, nemmeno un appunto da prendere su un quaderno a righe appoggiato sulle gambe dove le righe sono totalmente inutili perché in certe posizioni l’unico modo per scrivere è andando storto.

Studio da vent’anni ormai, forse anche di più, e ora che è arrivato il giorno della laurea mi sento felice e persa allo stesso tempo.

Certo, si prova una sensazione di orgogliosa soddisfazione nel raggiungere questo traguardo, ma questo non è lo stesso tipo di traguardo che si raggiunge quando si fa una maratona. La corsa, questa volta, non finisce quando si supera il cartello su cui c’è scritto “arrivo”. Questa volta, non si può nemmeno rallentare per riposarsi un po’ e riprendere fiato: lo slancio iniziale deve continuare con la stessa velocità e costanza dei primi cento metri, ma mentre prima del cartello d’arrivo il percorso era ben delimitato con chiari segnali su entrambi i lati e con il pubblico che fa il tifo e che con un gesto della mano indica la strada da percorrere, una volta superato quel cartello tutto sparisce e di fronte si vede […] continua a leggere »

Un sogno ricorrente

Avvertenza per il lettore: questo è un post molto personale. Cioè, credo che molto di quel che scrivo affondi le radici nella mia esistenza (giusto o no che sia, io so scrivere così), ma qui vado forse ancora un po’ più in là.

Faccio un sogno ricorrente, in questo periodo. Credo che sia il segno – la figura, per ricordare ancora una volta Auerbach – che la mezza età è già qui con me. Che ci stia per entrare, che ci stia entrando o che ci sia già entrato fa poca differenza. Nel sogno, che è articolato e piuttosto indistinto, ci sono tre personaggi: io da piccolissimo e papà e mamma da giovani. Probabilmente è di una sorta di eden felice, del tempo precedente la mia consapevolezza.

Mi sovviene Bernard de Chartres:

Siamo come nani sulle spalle di giganti, ed è per questo che possiamo vedere più cose di loro e più lontane: non certo per l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.

Poi, da sveglio, mi guardo allo specchio e vedo un uomo maturo con i capelli grigi, con il volto che cambia, con i segni dell’età. (Non che […] continua a leggere »

Il valore del silenzio

silenzio
C’è una frase di Vittorini che puntualmente mi ritorna in testa:

Ci vorrebbe silenzio, silenzio per parecchie generazioni.

Mi spiace non essere ancora (o più) riuscito a trovare la fonte; ricordo solo che è legata a Pavese. Il silenzio, in ogni caso, è un valore. Ben Hogan:

A lot of people don’t understand modesty. Not everybody wants publicity, you know.

E Montale:

Né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Penso alla distanza che c’è tra la realtà che abbiamo davanti agli occhi e alla realtà del nostro mondo interiore (la sento, più che altro). Alla distanza tra le parole e la realtà, all’estrema difficoltà di rendere una sensazione in parole. E al silenzio, soprattutto, figura – nel senso auerbachiano del termine – della quiete interiore. Ci vorrebbe silenzio, silenzio per parecchie generazioni.

Meteore

meteore
Io ne ho visti, di sedicenti professionisti (agenzie e traduttori), in questi miei vent’anni di professione andare e venire. Millantare conoscenze che non avevano. Tuttologi, eccetera.

Non lo dico con astio, proprio no. Il mio lavoro mi piace, quel che ho fatto mi piace. Ho fatto errori grandi come ruspe a tre piani: quindi ho creato qualcosa di buono ma anche distrutto valore con gli sbagli. Ma non è questo il punto: il punto è che ho sempre – spesso, via – lavorato con passione, ho messo energia positiva in quel che ho fatto e faccio. Ho dato poesia ai clienti, a mio modo di vedere. Già, c’è poesia anche in un manuale tecnico. Già. Perché sono innegabili le parole di Nuto:

L’ignorante non si conosce mica dal lavoro che fa ma da come lo fa.

E in vent’anni ho capito tante cose. Ho assistito a trasformazioni epocali in questo settore (come in qualunque, l’industria della traduzione non è certo un’eccezione), ma quel che ho visto anche è che i principi sono sempre quelli e sono sempre validi. Tutto quello […] continua a leggere »