La fuffa del marketing

Sono nel settore delle traduzioni per aziende da quasi vent’anni ormai. Ho partecipato a conferenze, ho avuto a che fare con migliaia [sic] di traduttori e di clienti, ho scritto libri e articoli, tengo questo blog da anni eccetera. Ciò significa che due o tre cose dell’industria della traduzione – non sarà superfluo ricordare qui che sono stato io, di pirsona pirsonalmente, a introdurre questo sintagma nella lingua italiana – le conosco; e allo stesso modo sono conosciuto in questo ambiente.

Lunedì scorso esce questo post non firmato, che attacca il workshop del 14 aprile prossimo in cui parleremo di marketing per traduttori agli esordi della professione. L’ignoto autore dice in sostanza che la formazione è fuffa, sono trucchi per spillare soldi ai traduttori, mentre “il futuro invece è qui: Da traduttori per traduttori”.

Un tempo attacchi del genere, che sfiorano il personale pur essendo di fatto anonimi, mi facevano arrabbiare (gli archivi di Langit sono pieni delle mie filippiche); ora mi fanno al più sorridere.

Ho inserito un commento, in cui dicevo che la critica è legittima, ma la […] continua a leggere »

Una lingua è un ponte, non un cancello

Torno sul mio bilinguismo, di cui ho parlato lunedì scorso, per precisare il concetto dal momento che temo di non essere stato sufficientemente chiaro.

In primo luogo capisco che le lingue sono sempre argomenti delicati, perché entra in gioco l’identità della persona. In più, credo che l’etichetta di “piemontese” abbia per molti un’accezione negativa, perché da un lato fa venire in mente il contadino e le montagne, dall’altra ricorda pagine controverse della storia d’Italia.

Ebbene, il mio piemontese è semplicemente un altro paio di occhiali per guardare il mondo. Se fossi nato da un’altra parte avrei un’altra lingua a dare forma ai miei pensieri. Non ho nessuna pretesa di superiorità, nessun desiderio di rivalsa di nessun genere, niente da insegnare a chicchessia.

E poi credo che questa lingua, come tutte le lingue del mondo, sia un’apertura verso l’esterno, certamente non un chiudersi a riccio in un castello dorato dove le persone parlano solo la mia lingua. Il mio bilinguismo insomma mi aiuta a cercare di capire chi è diverso da me; e mi fa apprezzare lingue – e dunque culture – distanti e diverse.

Tutto qui. In maniera molto semplice e tranquilla.

Una lingua e io

Mi sono interrogato su che cosa significhi, per me, il mio bilinguismo. (Forse è un pensiero che mi torna spesso, ma non credo in maniera molto conscia.) L’occasione mi è venuta da un commento casuale sulla mia pagina Facebook. Io avevo citato qualche brano di una splendida traduzione del Piccolo principe, e mi si è fatto notare che i piemontesi sono “proprio convinti”, dal momento che abbiamo due diverse traduzioni di quel libro.

Ora, la storia di quella doppia traduzione non è importante qui. Ma il mio bilinguismo è qualcosa che non serve a nessuno se non alla mia identità, a vivere una vita mentale più ricca. Apparentemente, non farebbe nessuna differenza se non parlassi e scrivessi piemontese: questa lingua non serve a nulla, per così dire. Ma il pericolo – parlo per me – è di trovarmi senza lingua materna e non voglio che accada, tutto qui. Il pericolo è per esempio di colui che è emigrato e ha perso la sua lingua senza trovare davvero la lingua del paese che l’ha accolto, e ad un certo punto si è trovato senza identità.

(Prescindo qui da tutte le opportunità che mi provengono […] continua a leggere »

STC-TAC Milan Conference: bei tempi…

Ad aprile 2005 partecipai a Milano ad una conferenza della divisione europea della STC, il TransAlpine Chapter che non mi risulta più esistere (e anche questo è un segno dei tempi). La ricordo comunque con molto piacere: molto ben organizzata, molto interessante, molto informativa.

Scrissi per “TransAlpiner”, la newsletter del gruppo, un articolo che ricordava i benefici derivanti dalla partecipazione a conferenze simili e che ripubblico volentieri qui.

The STC-TAC Milan Conference: Impressions of a First-time Attendee

Faced with these three days of conference, as a first-time attendee I was like a child that sees a new city for the first time, with all its bright lights and colors. So I had a sort of clear-minded view, which allowed me to gather the impressions that I would now like to express in this short article.

What, where and when. The Transalpine Chapter organizes a two-day general conference twice a year (in April and October). This year for the first time, the Milan conference was preceded by a meeting of the Italian Chapter.
“What’s in it for me?” I hear you ask. What does all this specifically mean for you and for your […] continua a leggere »

Maria Cristina Caimotto, un ricordo di David Henderson

Ancora su David, uno scritto di Cristina Caimotto, collega ma prima di tutto amica alla quale va il mio ringraziamento sincero per aver espresso il suo sentire. Sono cose molto personali, si sa, ma insomma David è stato un maestro e un amico per tanti tra di noi, e ricordarlo è una maniera per averlo ancora qui.

Eccomi con immenso ritardo a rimediare in qualche modo per la mia assenza al funerale. Leggo sul blog di Gianni del corteo che per un momento ha seguito la bara sbagliata: humor inglese, sì, humor che a David sarebbe piaciuto di certo. Allo stesso modo, voglio pensare, avrebbe riso del mio ritardo, anch’esso marchiato da una bella dose di ironia: io che son sempre online e io che ho scattato la foto scelta da Gianni per la pagina dedicata a lui, così che tutti han dato per scontato che sapessi tutto e la notizia a me non è arrivata.

Come ho già scritto, David è stato per me un insegnante, un maestro e un amico. E non posso far altro che tenerlo in vita raccontando un po’ delle cose che l’hanno reso speciale. Per prima cosa come insegnante, […] continua a leggere »

Nel laboratorio di un traduttore


E via, si riparte.

A Milano il 14 aprile parleremo di marketing per i traduttori. “Di nuovo?” Sì, e con qualcosa in più: questo incontro è dedicato ai traduttori che hanno da poco iniziato il mestiere e agli studenti degli ultimi due anni delle scuole di traduzione che hanno in animo di intraprendere questa carriera.

(Con l’immodesto proposito di contribuire a colmare una grossa lacuna che ho sempre visto nelle scuole di traduzione: il collegamento tra il mestiere e il mercato.)

Gli argomenti non mancano. Il marketing in primis, ovviamente: il marketing è la chiave di tutto. (Finché qualcuno non fa una proposta nulla accade nel mondo.) E il marketing vuol dire avere un sito ben fatto, scrivere un résumé efficace, sapersi presentare nei vari social network (e di persona ai clienti potenziali, si capisce) eccetera.

Ma oltre a questo parleremo anche di contabilità: come compilare una fattura, come tenere la contabilità e così via. “Parleremo” è un plurale maiestatis: è più esatto dire che ne parlerà Giuseppe Bonavia, commercialista e revisore […] continua a leggere »

David, il commiato

Per l’esperienza che ho io, i funerali sono affari da sbrigare in fretta: si piange, certo, ma molto privatamente, si chiude la bara e ciascuno va per la sua strada. Ma con David Henderson no, era buono e giusto fermarsi un momento di più.

Giovedì ho assistito ad una lezione di civiltà proveniente da oltremanica. È vero, certo, che ritardare di tanti giorni un funerale vuole dire stress che si accumula per le persone che volevano bene a chi se ne è andato; ma è altrettanto vero che il dolore composto è sfumato poi nei toni verso una pacata allegria, in ricordo, in memoria e in onore dell’amico scomparso.

In pieno stile davidiano, come mi ha fatto notare il ragazzo che viene dall’isola, c’è stato un attimo in cui dalla camera ardente è uscita una bara – non era quella giusta – e il piccolo corteo si è incamminato sui suoi passi. Humour inglese…

Il tempio della cremazione, poi, era stracolmo. Persone e familiari che gli hanno voluto bene hanno commemorato in maniera magistrale il compagno, il fratello, l’amico. Non posso non ricordare il discorso di Simon Turner, che commosso fino […] continua a leggere »

David Henderson, in memoriam

Be’, io sabato mattina avevo preparato il post per oggi, era un post normale, come tanti, dove dico le mie opinioni e il mondo continua.

Ma alle due del pomeriggio il ragazzo che viene dall’isola mi dà la ferale notizia: David Henderson è mancato ieri sera.

Ecco, questa cosa è proprio grossa, ci lascia senza fiato e parole. Io… io conoscevo David anche se non troppo bene, l’ho incontrato alcune volte e abbiamo lungamente scambiato pareri ma le cose si sono fermate a quel punto, alla conoscenza cordiale che precede l’amicizia. Succede, niente di male in questo; ora però sapere che questo grande traduttore, amico di tantissimi traduttori, persona onesta, retta, di cultura eccelsa, intelligentissima e soprattutto ironica e autoironica non è più qui, sapere questo è un fatto difficile da digerire.

Allora ho pensato ai momenti belli passati insieme, al raduno Langit a Casa Scaparone per esempio, e ho dato un senso minimo ad un fatto che non ha spiegazioni: conoscerlo è stato un raro privilegio.

Tutto ciò significa probabilmente che dobbiamo dare valore, molto valore, assoluto valore, ad ogni singolo momento che ci è concesso, perché domani potremmo non essere più qui a raccontarlo. O forse non significa […] continua a leggere »

Vent’anni di mestiere non sono pizza e fichi

Ho avuto a che fare nei giorni scorsi con due-tre fornitori differenti per servizi che in parte riguardavano Tesi & testi e in parte riguardavano me personalmente.

E mi sono reso conto che del divario che c’è, a volte, tra lo standard che io garantisco ai nostri clienti e lo standard che persone con esperienza limitata in un dato settore sono in grado di offrire. Mi sono reso conto di qualcosa che per me è difficile da capire perché è scontato: è scontato che io sia professionale, che consegni in tempo, che faccia dei preventivi precisi, che mandi le fatture quando è il momento e così via. Sono tutti quei piccoli aspetti che fanno una professione e che normalmente diamo per scontati.

Però quando ti accorgi che ci sono aziende, professionisti, piccoli imprenditori e così via che non hanno idea di che cosa voglia dire eccellenza nel servizio – o meglio, ne hanno un’idea molto differente rispetto a quella che potrebbe essere la nostra –, in quel momento allora ti rendi conto della differenza e del valore che ha quello che offri.

Il sugo di tutta la storia, quindi, è questo: puntiamo sempre e comunque all’eccellenza nel nostro servizio perché […] continua a leggere »

Professionisti e parole


Quante parole servono per far vedere che sei un professionista?

Poche, molto poche, pochissime. Sto rivedendo il nostro sito e il mio compito principale non è fare il copy o l’editor, ma il taglialegna. Disboscare, sfrondare, tagliare, tagliare ancora.

Il mercato è libero, è pacifico che chi viene da me si è fatto o farà un’idea dell’offerta andando da altri fornitori. Quando sei un professionista non servono tante parole. Quello che fai parla molto più forte di quello che dici.

È come nella psicologia sportiva: lo psicologo non racconta la rava e la fava, dice semplicemente quelle pochissime (ma essenziali) parole che fanno scattare qualcosa nella mente dell’atleta e portano alla performance eccellente.

La vendita è una performance. Scrivere un preventivo è una performance. I punti di contatto sono moltissimi. Un venditore deve essere gentile, rispettoso e disponibile ma non ossequioso, non deve ignorare la realtà dei fatti. Deve andare dritto al punto. Non c’è tempo per tutto.

Poche parole. Giuste, mirate, precise e in tempo. That’s it.