Riassunto delle puntate precedenti – e per l’avvenire…

Ho ripassato
le epoche
della mia vita

(Giuseppe Ungaretti, I fiumi)

Un tempo guardavo con religioso scrupolo il passaggio d’anno. Ricordo che inorridii, avrò avuto dieci anni o che, quando una mia cugina mi disse che sarebbe andata a dormire normalmente la sera del 31 dicembre, prima di mezzanotte. Dentro la mia testa quest’idea non trovava posto.

Ora non sento necessità di fare bilanci e programmi in questo periodo (ovvero, la sento in maniera continuativa e non legata al cambio d’anno); ma parlerò comunque di questo blog.

Questo è il post numero 150 – casuale coincidenza. Cinquantadue tra questi sono stati pubblicati nel 2011, uno per ciascun lunedì dell’anno. Era un obiettivo che mi ero dato, l’ho raggiunto. Lo stesso per GoPiedmont al mercoledì e per Campo pratica al venerdì.

Dei contenuti non so giudicare, ma questo mio diario pubblico è diventato una sorta di amico per me. Non solo un luogo di confronto e discussione, ma anche un oggetto che – in quanto pubblico – non mi appartiene più. Ovvero penso […] continua a leggere »

L’industria della traduzione in Italia. Prospettive di lavoro e opportunità


Il titolo di questo post riprende il mio intervento di martedì scorso presso l’agenzia formativa Tuttoeuropa. Qui voglio fare qualche considerazione a margine.

Il pubblico, ragazzi che – ahimè – potrebbero quasi essere miei figli (note to self: Gianni, senti per caso il peso del tempo che passa?), era molto attento. L’impressione è che si siano trovati un po’ spiazzati a sentire parlare di marketing e informatica e non di lingua o traduzione. Ho cercato di instillare più volte in loro l’idea della vendita di un prodotto o servizio, del fatto che il marketing è alla base di tutto nel mondo del lavoro, del fatto che “qualità” è una parola vuota di significato eccetera.

Perché la vostra, ragazzi, è la generazione del troppo di tutto: ma voi avete i mezzi per farvi valere. Fatevi valere.

Come sempre, conto di aver parlato per i felici pochi; ma credo che […] continua a leggere »

La vita 2.0 compie un anno…


… o forse tre. (La mia vita 2.0 era iniziata due anni prima, nel 2008, e prima con meraviglia e poi con sempre maggior decisione ho sperimentato su di me i cambiamenti.)

Esattamente un anno fa facevo qui la cronaca dell’edizione del mio ultimo libro. Oggi voglio tentare un bilancio (provvisorio), vedere come quel libro ha influito su di me e – sperabilmente – su altri.

L’idea di fondo è che tu sei l’artefice del tuo destino, e che solo tu puoi decidere che cosa è giusto oppure no per te. (Non sempre ci riusciamo, ovvio.)

Soprattutto, per cambiare – cambiare davvero – ti deve essere chiaro che vuoi cambiare. Sembra una tautologia ma non lo è: non esiste un cambiamento generico, ma solo un cambiamento preciso che nasce da una precisa volontà interna.

Ecco, questo mio entusiasmo a volte ingenuo è allo stesso tempo contagioso, qua e là. Alla fine, si semina “solo” per i felici pochi di morantiana memoria. Mi piacerebbe, ma non posso […] continua a leggere »

Dicono le agenzie

L’8% del mio fatturato di quest’anno è andato in crediti che non verranno mai più riscossi. (Requiescant in pace.) Qualche altro punto percentuale è di clienti che ci marciano.

(Per me non sono perdite, preferisco considerarli soldi spesi nella mia formazione.)

Dicono le agenzie.

Un traduttore un giorno mi ha detto che avrei dovuto fare un fido per pagare le fatture in sospeso. Dal punto di vista etico-morale il ragionamento non fa una grinza. Allora io però dovrei dire la stessa cosa al mio cliente. E lui che fa? Ride. (Vallo a contattare, chi ci marcia: è in perenne riunione, un dinosauro nell’era digitale.) E io che faccio? (Certo, ho già abbandonato quel cliente ma intanto la fiducia c’era, il lavoro è stato fatto eccetera.)

Agenzie maledette.

Se le agenzie non avessero senso economico non esisterebbero. Ho superato i quindici anni di questo mestiere, mi sento quasi un veterano e sento sempre gli stessi discorsi. Ma alla fine mi sembra che tutto si risolva in poche parole: se sei un traduttore hai un’impresa, per quanto piccola, dunque accetti il rischio e il fatto che a volte le cose possano non andare come pianificato.

Puoi cambiare il […] continua a leggere »

Parlare stanca

Sabato a fine pomeriggio, dopo una giornata trascorsa a parlare del marketing per i traduttori, ero esausto. Prosciugato. Ho dato tutto me stesso, ho cercato di trasmettere quello che so.

A chi era presente vorrei aggiungere questo: benissimo. Ora che avete ascoltato e riflettuto passate all’azione! È importante che la teoria diventi pratica, che le parole che si sono dette diventino realtà, sforzi di marketing e infine ordini. Questo conta.

Ci sono difficoltà oggettive. Troppa offerta rispetto alla domanda, pochi soldi in circolazione. Non è facile. Non è facile per nessuno. Ma il marketing, se fatto bene, è una grossa opportunità. Ed è anche divertente!

Il sito, un blog, Twitter, l’emailing… solo la fantasia può essere il limite. E le visite dirette ai clienti. Vedere un cliente di persona, piantare nella sua mente il seme della vostra esistenza professionale.

Mille cose si possono fare. Mille opportunità davanti a noi. La passione.

Tutto qui.

La “qualità” nelle traduzioni

Sto terminando di preparare il workshop che terrò questo sabato a Torino sul marketing per il traduttore. È anche un’occasione per riflettere su tanti temi che riguardano il mestiere del traduttore. Uno di questi è una brutta, famigerata parola: qualità.

Che cos’è, esattamente, la qualità?, mi chiedo – e non so rispondermi. Parto allora da quello che so.

Un tempo tutti i miei preventivi facevano leva sulla qualità (del servizio, della traduzione eccetera). Ma col passare degli anni e col feedback che via via ricevevo, crescendo quella che io soggettivamente considero la qualità complessiva del servizio che la mia azienda offre, mi sono reso conto che ottenevo risultati molto superiori semplicemente non menzionandola.

Insomma non lo considero un argomento di vendita o di discussione. In sé la parola “qualità” non significa molto: è un argomento soggettivo, ciascuno di noi ha una sua idea di qualità. Anche le varie certificazioni non fanno altro che garantire un processo, non che una traduzione sia di “qualità”.

Non serve dire che le nostre traduzioni sono di qualità. Tutti lo dicono e lo diranno, dunque non è un differenziatore.

E poi la […] continua a leggere »

Formazione dei prezzi, suicidi professionali, opportunità e botteghe (virtuali)

Il mio post della settimana scorsa ha suscitato molti commenti, sia qui che sulla mia pagina Facebook che sul gruppo STL di Sabrina Tursi. Già, come stabilire il prezzo per i propri servizi – insieme un’arte e una scienza – è un punto cruciale per qualunque professionista, e dunque il tema è molto sentito. E probabilmente ho scritto anche delle ovvietà, come mi ha fatto notare Aurelia Peressini (invitandomi però a continuare a scriverle). (Personalmente mi pare il commento più sensato e lo condivido pure; ma se il re è nudo bisogna prima accorgersi che lo è per vedere che cosa fare dopo.)

Orbene, un filone di commenti riguardava i giovani, e in particolare i neolaureati che entrano sul mercato del lavoro e hanno scarse prospettive. Chi ha venticinque anni oggi fa parte di una generazione che non sta certo bene; e in più è inserito in una crisi epocale, peggiore di quella del 1929, fatta per durare anni.

Ma le crisi, di qualunque natura siano, hanno questo di buono: che fanno […] continua a leggere »

Come può il traduttore vivere del proprio lavoro, a.k.a.: traduzioni a due centesimi, no grazie

A  luglio dell’anno scorso avevo preparato un intervento per il LanguageCamp della Luspio, che poi per motivi di tempo non era stato possibile esporre: ecco qui a seguire la traccia per quel contributo.

Grazie, innanzitutto, ad Anna Fellet e Valeria Cannavina per l’organizzazione di questa unconference: trovo che la formula sostanzialmente nuova – almeno per l’Italia – sia un buon viatico per il futuro.

Questo fatto – l’uso della tecnologia per semplificare la nostra vita lavorativa – mi fa venire in mente quel che Renato Beninatto ha detto questa mattina, ovvero che la machine translation è di fatto un alleato e non un nemico del traduttore.

Non ho potuto seguire tutti gli interventi, ma un’idea della giornata me la sono fatta. Così come ho un’idea abbastanza precisa di questo nostro mercato, che cercherò ora di illustrare.

Ho scritto qualche appunto, ma sostanzialmente vedo questo breve intervento come una chiacchierata a braccio. Questo anche perché ho preparato quest’intervento in pochissimo tempo, seguendo la legge di Parkinson esposta da Tim Ferriss, secondo la quale il lavoro si espande fino a riempire tutto il tempo disponibile per […] continua a leggere »

Daniel Gouadec, Translation as a Profession

Tre anni fa scrissi una recensione del libro di Daniel Gouadec per Language International, sito che aveva lo scopo di far rivivere i fasti dell’omonima rivista, punto di incontro nel nostro settore tra il 1988 e il 2002; ma purtroppo ebbe vita breve. Ripubblico allora qui quel pezzo.

Daniel Gouadec is a professor at the Université de Rennes 2 and a well-known author in our field (a list of his publications can be found here). His latest feat is Translation as a profession, an excellent overview of the translator’s job in the XXI century. Generally speaking, the perception of the translation profession in the eyes of the general public is that of a sort of Saint Jerome with a dusty dictionary (obviously on paper) in his/her hands. But nothing is more far from the truth, now that translation and IT have become more and more intertwined; and this book contributes to clearing up that misunderstanding.

The book is divided into six sections. The first analyzes the translation process, while the second describes […] continua a leggere »

Milwaukee non è Carrapipi

Da tempo ho l’idea che ciò che scrivo sia, per quanto possibile, riunito in questo mio sito, perché ciò che è altrove può per vari motivi andare “disperso”. Inizio allora con oggi la ripubblicazione di miei vari interventi e articoli sul mondo della traduzione.

Il primo, Milwaukee non è Carrapipi, è un pezzo che scrissi nel 2006 per il blog di Nicola Poeta, inserito ovviamente col suo permesso e solo lievemente aggiornato per via dei link che nel frattempo sono cambiati, e che racconta di una delle tante esperienze che ho avuto a conferenze sul nostro mondo (il collegamento con l’attualità è dato dalla conferenza ATA testé terminata), esperienze che ricordo con piacere e gratitudine immensi e che conto di riprendere presto.

Come dice il giornalista Bobby Tanzilo, americano di quarta generazione che ha riscoperto l’Italia e l’italiano, lingua dei padri che nemmeno i genitori parlavano più (e, tra parentesi: curioso e denso di sviluppi l’incontro di un piemontese innamorato dell’America con un americano innamorato del Piemonte), Milwaukee viene spesso considerata dagli americani come la città di Happy […] continua a leggere »