Forse il fatto che, per me, è passata una generazione non dovrei misurarlo tanto dalle mie bambine che crescono, quanto dalle interviste che mi fanno. Effettivamente a 25 anni i 40enni mi sembravano di un altro pianeta, estranei a me, diversi e anche un po’ strani. E probabilmente, ora che sono dall’altra parte, mi rendo conto che anche se io vedo queste persone come colleghi, sia pure nel senso allargato del termine, ai loro occhi sono un oggetto non bene identificato.
Ad ogni modo qui c’è l’intervista di Sonia Briano della European School of Translation. Mentre a seguire c’è la conversazione avuta con Anna Fellet, giovane e recente laureata all’università San Pio V, e pubblicata nella sua tesi dal titolo Machine Translation: qualità, produttività, customer satisfaction.
1. Come giudica i risultati offerti attualmente dalla machine translation (MT)?
Molto buoni. Sono finiti i tempi in cui la MT faceva sorridere, oggi anche con uno strumento semplice e gratuito come Google Translate si ottengono dei risultati ottimi.
2. Crede che questo strumento possa essere utile alla professione? In caso affermativo, che tipo di contributo pensa possa apportare?
Assolutamente sì. In sostanza, può permettere al traduttore di concentrarsi sui compiti non […] continua a leggere »