Venditori per caso

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Ho conosciuto Chris Lytle alla conferenza ALC ad Austin, e sono rimasto affascinato dalla sua maniera lucida e diretta di esporre gli argomenti. In due parole: nel campo delle vendite, la conoscenza che non porta all’azione non è vera conoscenza (“To know and not to do is not to know”, per usare le sue parole).

Il passo successivo e naturale, per me, è stato acquistare e leggere il suo The Accidental Salesperson, libro che risente un pochino della polvere degli anni ma in cui sono presenti alcuni concetti che si applicano a qualunque professionista, e dunque anche ai traduttori.

Un brano tra i tanti, veloce e significativo. Racconta Lytle di un giorno in cui stava sciando con un amico dentista, cui chiese quale fosse il maggior cruccio nel suo settore.

“Le vendite”, è stata la risposta dell’amico. “Devi convincere le persone a farsi togliere i denti del giudizio. Devi gestire le obiezioni. Persuaderli a sopportare il dolore, le spese e il tempo sacrificato al lavoro. Non ti insegnano l’arte delle vendite all’università. Ma dovrebbero farlo”.

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Il lavoro e la vita

In questi giorni ho sfogliato (un tempo lo leggevo con più attenzione) l’ultimo numero di Inc., e un tema – trattato da due prospettive diametralmente opposte – ha attratto il mio interesse: il rapporto tra il lavoro e il tempo al di fuori del lavoro.

Meg Cadoux Hirshberg, moglie di un imprenditore (e per questo con un’ottima prospettiva sul tema), in Sharing Gary cita Sherry Turkle, professoressa al MIT ed esperta di relazioni tra uomo e macchina, la quale sostiene che gli strumenti come i BlackBerry, insieme alla loro indubbia utilità, ci fanno pagare un prezzo psicologico notevole, perché molti tra di noi si sentono ansiosi quando sono lontani da Internet. Dice la studiosa che stiamo smarrendo l’inclinazione per la solitudine e il desiderio dell’essere nel qui e ora. Sembra che a essere semplicemente nell’attimo presente si perda qualcosa e si rimanga indietro.

Cita anche il professor Stewart Friedman e il suo corso alla Wharton School, che mette l’accento sull’essere totalmente presenti a noi stessi, qualunque cosa stiamo facendo. Per esempio, quando siamo con i nostri figli dedichiamoci a loro, senza nessun altro pensiero: anche il lavoro ne beneficerà. Il professor Friedman dice, in […] continua a leggere »

Una nuova sede antica


Le Rosine, a Chieri, sono un palazzo storico, citato in tutte le guide turistiche di una città dalle radici romane e dalla salda tradizione medievale. Originariamente (fine Cinquecento) un orfanotrofio, vennero poi adibite a convento – delle Rosine, appunto –, con annesso asilo che mia nonna frequentò nei primissimi anni del secolo scorso.

Nel 1920 le sette suore rimaste vendettero la proprietà a mio nonno, Giovanni Davico, e si ritirarono a Torino. Lui, sindaco socialista in epoca prefascista, impiantò lì la sua tessitura. Lì nacque mio padre, lì il nonno morì, lì abito io da quasi trent’anni.

Ora le Rosine sono anche la sede di Tesi & testi. Uno dei motivi più inconfessati e reconditi del mio essere imprenditore è proprio il seguire le orme del nonno, la sua idea di giustizia e rettitudine a prescindere da qualunque altra cosa.

Fornitori, traduttori, clienti e amici sono invitati – senza bisogno di preavviso – nell’appartamento che fu della madre superiora.

Money is highly overrated

In breve: parliamo troppo di denaro, ma le esperienze che facciamo hanno un valore di molto superiore.

L’intera storia: il denaro è presente in troppi momenti delle nostre vite. Chiedere uno sconto è facile, è automatico, quasi obbligatorio; mentre saper valutare un lavoro è praticamente impossibile in un numero grandissimo di casi (un indizio: traduzioni incluse).

La conoscenza. Gli errori. Il cambiamento. A mio modo è questa la vera ricchezza, solo questa: il tempo per fare le cose che adoriamo e per stare con le persone che amiamo. Il denaro ha un senso molto relativo.

Quanto denaro ci serve davvero per vivere, e quanto invece per soddisfare il nostro ego, per suscitare l’invidia dei vicini, e soprattutto per colmare il vuoto che abbiamo dentro?

Claudio Maffei dice che l’unico motivo per cui compriamo una macchina – l’unico – è perché ci fa sentire fighi quando siamo sopra (parole sue). Leo Babauta sostiene che non occorrono molte cose (materiali) per vivere bene. E che dire di Blaise Pascal e del suo concetto di divertimento?

Diamo troppa importanza al denaro. Eh già.

Minacce?

Nel numero di giugno dell’ATA Chronicle, l’editoriale del presidente Jiri Stejskal parla delle minacce nei confronti della professione del traduttore identificate dal Board. Le prime due posizioni sono occupate dal “global outsourcing” e dal “crowdsourcing”.

Dice Stejskal a proposito della prima:

Outsourcing itself has been a basic business model in our industry for decades.

Già, infatti trovo molto strano che questo fenomeno sia primo nella lista dei pericoli: dopo che per decenni le aziende di traduzione americane si sono arricchite affidando lavori all’estero, sembra dire, ora che c’è la crisi tiriamo i remi in barca e, insomma, si salvi chi può. Atteggiamento poco lungimirante e poco saggio, a mio avviso, soprattutto se viene dal presidente della prima associazione mondiale di traduttori.

Quanto al crowdsourcing, parlarne oggi come una minaccia mi sembra antistorico. Non si è accorta l’ATA che il mondo è cambiato, sta cambiando e cambierà, e che il concetto romantico di traduttore cui molti di noi sono affezionati è morto per sempre?

L’arte dell’anticonformismo

La squadra delle persone – autori, blogger, filosofi/non filosofi – che ammiro è aumentata di recente con una new entry, Chris Guillebeau.

Ecco in due parole il Chris-pensiero:
1. Non sei costretto a vivere la tua vita per come altre persone si attendono da te.
2. Se non decidi da te che cosa vuoi ottenere dalla vita, è probabile che qualcun altro lo farà al posto tuo.
3. Di solito c’è più di una strada per raggiungere una meta.
4. Puoi fare cose meravigliose per te stesso e nello stesso tempo aiutare gli altri.

Tra i molti materiali presenti sul sito, mi ha colpito particolarmente 279 Days to Overnight Success, un libretto pieno di suggerimenti utili – sotto forma di case study del suo proprio sito – su come vivere bene e crescere grazie ai social media.

Personalmente lo trovo spettacolare, anche perché si lega in modo perfetto a molti dei miei miti (Timothy Ferriss, Robert Shemin, il concetto di provvidenza secondo Goethe) e, più in generale, al mio progetto 25×44: poiché ho molte esperienze interessanti da perseguire, ho deciso che non voglio – meglio, non posso – dedicare al lavoro “ufficiale” più di 25 […] continua a leggere »

Con GTT si vola

Da noi GTT è l’acronimo per il Gruppo Torinese Trasporti; ora, nel mondo dei traduttori, lo sarà per Google Translation Toolkit.

L’ho provato, e non posso che dirne bene. È chiaro che è uno strumento perfezionabile, che sarà perfezionato col tempo (ma a breve) e con la conoscenza collettiva (ancora crowdsourcing).

Quando se ne è parlato su Langit, nei giorni scorsi, diversi traduttori non hanno esitato a sostenere che non intaccherà il loro lavoro, e che non sono preoccupati data la qualità che può offrire.

A mio modo di vedere il discorso non è se essere preoccupati o meno: il punto è che questo è un ottimo strumento per le lingue, che mutando ci accompagnerà nel tempo, cambierà le nostre abitudini e ci faciliterà la vita. E che, in ogni caso, is here to stay.

Renato Beninatto, commentando un denso post di Luigi Muzii, lo dice bene:

Ci vorrà tempo per che succedano grandi cambiamenti e ci sarà ancora posto per tutti i traduttori nel mercato. Loro sono al centro di tutto e è la loro produttività che guadagnerà con tutti questi cambiamenti.

Austin, ALC, i materiali

speaker
Qui c’è la mia presentazione alla conferenza ALC. E qui ci sono alcune risorse addizionali – libri, soprattutto – date per chi è interessato ad approfondire l’argomento.

Il succo del discorso, ad ogni modo, è questo: credo che le aziende di traduzione possano essere i veri “traduttori”, a patto che siano in grado di parlare ai loro clienti nel linguaggio economico e ai loro traduttori nel linguaggio del professionista, e a patto di lavorare solo con veri professionisti. (Il che, tra l’altro, significa che guardare innanzitutto al prezzo può non essere la scelta migliore.)

Questa è la vera opportunità, e nello stesso tempo la sfida che attende le aziende di traduzione: fungere da collegamento tra produzione e vendite, connettere due mondi che fanno difficoltà a comunicare tra di loro perché parlano lingue differenti.

E per raggiungere questo obiettivo io voglio pagare il traduttore di più, e non di meno: in cambio, però, di un servizio completo e non una semplice traduzione. Cosa che è troppe volte difficile da ottenere: troppo spesso […] continua a leggere »

Recessione, cambiamento, successo

“Da un momento cruciale si può uscire rinnovati, ma come?”, si chiede Luigi Muzii. Non possono esistere ricette valide per tutti, ma io agisco in base a due principi:

– ridurre al minimo – no, di più – qualunque uscita che non vada ad incidere sulla colonna delle entrate nel bilancio in maniera significativa e veloce;
– non intervenire su nulla che non porti risultati entro i prossimi 30 [sic] minuti.

Insomma, per dirla con il titolo di un libro che avevo molto apprezzato all’epoca, “It’s Not the Big that Eat the Small… It’s the Fast that Eat the Slow“.

E Batista, contadino musicista (ho dimenticato il numero di volte in cui mi ha salvato la vita, by the way), direbbe: à la guerre comme à la guerre.

E val la pena anche ricordare i tre segreti del successo secondo Chris Lytle:

You’ve got to know what you’re doing.
You’ve got to know you know what you’re doing.
You’ve got to be known for what you know.

Anche Bob Bly ha dei suggerimenti significativi. E li hanno anche Timothy Ferriss e Robert Shemin.

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La STC in festa

Il Transalpine Chapter, branca europea della STC, che è la più grande associazione mondiale di redattori tecnici, celebra i suoi dieci anni di attività.

Tenuto conto di quello che eufemisticamente potremmo chiamare “momento economico complesso”, la conferenza annuale avrà prezzi molto contenuti per eventi di questa portata. Contenuti fino allo zero per gli studenti di programmi di comunicazione tecnica.

Tra gli interventi spicca il workshop di Tom Johnson, che parlerà dell’interazione tra documentazione utente e blog: tema di piena attualità, ma che diverrà sempre più significativo negli anni a venire, mano a mano che cadranno le barriere tra aziende e utenti (ma non era già la promessa del Cluetrain Manifesto?).