Tag: amarcord

Maria Cristina Caimotto, un ricordo di David Henderson

Ancora su David, uno scritto di Cristina Caimotto, collega ma prima di tutto amica alla quale va il mio ringraziamento sincero per aver espresso il suo sentire. Sono cose molto personali, si sa, ma insomma David è stato un maestro e un amico per tanti tra di noi, e ricordarlo è una maniera per averlo ancora qui.

Eccomi con immenso ritardo a rimediare in qualche modo per la mia assenza al funerale. Leggo sul blog di Gianni del corteo che per un momento ha seguito la bara sbagliata: humor inglese, sì, humor che a David sarebbe piaciuto di certo. Allo stesso modo, voglio pensare, avrebbe riso del mio ritardo, anch’esso marchiato da una bella dose di ironia: io che son sempre online e io che ho scattato la foto scelta da Gianni per la pagina dedicata a lui, così che tutti han dato per scontato che sapessi tutto e la notizia a me non è arrivata.

Come ho già scritto, David è stato per me un insegnante, un maestro e un amico. E non posso far altro che tenerlo in vita raccontando un po’ delle cose che l’hanno reso speciale. Per prima cosa come insegnante, […] continua a leggere »

David, il commiato

Per l’esperienza che ho io, i funerali sono affari da sbrigare in fretta: si piange, certo, ma molto privatamente, si chiude la bara e ciascuno va per la sua strada. Ma con David Henderson no, era buono e giusto fermarsi un momento di più.

Giovedì ho assistito ad una lezione di civiltà proveniente da oltremanica. È vero, certo, che ritardare di tanti giorni un funerale vuole dire stress che si accumula per le persone che volevano bene a chi se ne è andato; ma è altrettanto vero che il dolore composto è sfumato poi nei toni verso una pacata allegria, in ricordo, in memoria e in onore dell’amico scomparso.

In pieno stile davidiano, come mi ha fatto notare il ragazzo che viene dall’isola, c’è stato un attimo in cui dalla camera ardente è uscita una bara – non era quella giusta – e il piccolo corteo si è incamminato sui suoi passi. Humour inglese…

Il tempio della cremazione, poi, era stracolmo. Persone e familiari che gli hanno voluto bene hanno commemorato in maniera magistrale il compagno, il fratello, l’amico. Non posso non ricordare il discorso di Simon Turner, che commosso fino […] continua a leggere »

David Henderson, in memoriam

Be’, io sabato mattina avevo preparato il post per oggi, era un post normale, come tanti, dove dico le mie opinioni e il mondo continua.

Ma alle due del pomeriggio il ragazzo che viene dall’isola mi dà la ferale notizia: David Henderson è mancato ieri sera.

Ecco, questa cosa è proprio grossa, ci lascia senza fiato e parole. Io… io conoscevo David anche se non troppo bene, l’ho incontrato alcune volte e abbiamo lungamente scambiato pareri ma le cose si sono fermate a quel punto, alla conoscenza cordiale che precede l’amicizia. Succede, niente di male in questo; ora però sapere che questo grande traduttore, amico di tantissimi traduttori, persona onesta, retta, di cultura eccelsa, intelligentissima e soprattutto ironica e autoironica non è più qui, sapere questo è un fatto difficile da digerire.

Allora ho pensato ai momenti belli passati insieme, al raduno Langit a Casa Scaparone per esempio, e ho dato un senso minimo ad un fatto che non ha spiegazioni: conoscerlo è stato un raro privilegio.

Tutto ciò significa probabilmente che dobbiamo dare valore, molto valore, assoluto valore, ad ogni singolo momento che ci è concesso, perché domani potremmo non essere più qui a raccontarlo. O forse non significa […] continua a leggere »

Come può il traduttore vivere del proprio lavoro, a.k.a.: traduzioni a due centesimi, no grazie

A  luglio dell’anno scorso avevo preparato un intervento per il LanguageCamp della Luspio, che poi per motivi di tempo non era stato possibile esporre: ecco qui a seguire la traccia per quel contributo.

Grazie, innanzitutto, ad Anna Fellet e Valeria Cannavina per l’organizzazione di questa unconference: trovo che la formula sostanzialmente nuova – almeno per l’Italia – sia un buon viatico per il futuro.

Questo fatto – l’uso della tecnologia per semplificare la nostra vita lavorativa – mi fa venire in mente quel che Renato Beninatto ha detto questa mattina, ovvero che la machine translation è di fatto un alleato e non un nemico del traduttore.

Non ho potuto seguire tutti gli interventi, ma un’idea della giornata me la sono fatta. Così come ho un’idea abbastanza precisa di questo nostro mercato, che cercherò ora di illustrare.

Ho scritto qualche appunto, ma sostanzialmente vedo questo breve intervento come una chiacchierata a braccio. Questo anche perché ho preparato quest’intervento in pochissimo tempo, seguendo la legge di Parkinson esposta da Tim Ferriss, secondo la quale il lavoro si espande fino a riempire tutto il tempo disponibile per […] continua a leggere »

Daniel Gouadec, Translation as a Profession

Tre anni fa scrissi una recensione del libro di Daniel Gouadec per Language International, sito che aveva lo scopo di far rivivere i fasti dell’omonima rivista, punto di incontro nel nostro settore tra il 1988 e il 2002; ma purtroppo ebbe vita breve. Ripubblico allora qui quel pezzo.

Daniel Gouadec is a professor at the Université de Rennes 2 and a well-known author in our field (a list of his publications can be found here). His latest feat is Translation as a profession, an excellent overview of the translator’s job in the XXI century. Generally speaking, the perception of the translation profession in the eyes of the general public is that of a sort of Saint Jerome with a dusty dictionary (obviously on paper) in his/her hands. But nothing is more far from the truth, now that translation and IT have become more and more intertwined; and this book contributes to clearing up that misunderstanding.

The book is divided into six sections. The first analyzes the translation process, while the second describes […] continua a leggere »

Milwaukee non è Carrapipi

Da tempo ho l’idea che ciò che scrivo sia, per quanto possibile, riunito in questo mio sito, perché ciò che è altrove può per vari motivi andare “disperso”. Inizio allora con oggi la ripubblicazione di miei vari interventi e articoli sul mondo della traduzione.

Il primo, Milwaukee non è Carrapipi, è un pezzo che scrissi nel 2006 per il blog di Nicola Poeta, inserito ovviamente col suo permesso e solo lievemente aggiornato per via dei link che nel frattempo sono cambiati, e che racconta di una delle tante esperienze che ho avuto a conferenze sul nostro mondo (il collegamento con l’attualità è dato dalla conferenza ATA testé terminata), esperienze che ricordo con piacere e gratitudine immensi e che conto di riprendere presto.

Come dice il giornalista Bobby Tanzilo, americano di quarta generazione che ha riscoperto l’Italia e l’italiano, lingua dei padri che nemmeno i genitori parlavano più (e, tra parentesi: curioso e denso di sviluppi l’incontro di un piemontese innamorato dell’America con un americano innamorato del Piemonte), Milwaukee viene spesso considerata dagli americani come la città di Happy […] continua a leggere »