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Sarebbe stato un bel mestiere

Giulio Einaudi
L’etimologo.

Dico davvero. Mi sarebbe piaciuto andare a scavare tra le parole scritte, cercare le radici, le connessioni, la sororità tra le lingue. È qualcosa che mi viene naturale, facile, che ho sempre fatto in questi anni; da dilettante, naturalmente – magari un dilettante privilegiato, ma pur sempre un dilettante.

C’è stato un momento, avevo ventisette anni circa, in cui avrei forse potuto intraprendere quella sorta di carriera, e con molta fortuna ne avrei potuto fare veramente il mio mestiere. È stato quando… l’anno era il 1994, io ero fresco di laurea, e Giulio Einaudi mi scrisse un breve lettera in cui mi disse (cito a memoria, perché la lettera è nel solaio, dentro un armadio pieno di ricordi scritti di gioventù dove non sono ancora pronto a sfruculiare):

Caro Davico,
venga, venga in casa editrice.
Possiamo pagare poco, ma lavoro ce n’è.

Io non ebbi il coraggio. O meglio andai, e mi trovai a tre metri da lui ma non ebbi il coraggio di dirgli che ero io ad avergli scritto quella tale lettera, che lui mi aveva risposto, gli studi su Pavese eccetera eccetera.

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Crescere insieme

La riflessione di oggi nasce dal voltarmi indietro (non che la cosa mi piaccia o mi stimoli, il presente mi interessa molto di più, ma più passa il tempo e più mi viene naturale fare dei paragoni con colui che ero ieri). Ho pensato ai miei primissimi mesi di lavoro, quando andai a bottega a imparare il mestiere di editore; e rimasi pochissimo perché non c’erano soldi, ma questa è un’altra storia.

In quell’ambiente eravamo in diversi, tutti sostanzialmente giovani: a parte il “capo” io, coi miei ventisette anni, ero decisamente il più anziano. Ho imparato molto in quel breve periodo; non tanto del mestiere, che nessuno di fatto mi insegnò (ma appresi, perché ero pronto), ma del rapporto di collaborazione, del seguire dei progetti con altri, del lavorare insieme.

E questo crescere insieme mi è stato soprattutto evidente quando Tesi & testi ha assunto delle dimensioni “interessanti”. Tutto è relativo, si capisce, ma per alcuni anni siamo stati in cinque a lavorare fianco a fianco. Ciascuno davanti al suo computer ma con tantissimi momenti di interazione e confronto: per preparare dei preventivi complessi, per esempio; per confrontarsi su questioni spinose; per seguire da vicino dei progetti creativi.

Poi quel […] continua a leggere »

Dell’inutilità dello scrivere

Zucchero
Sono partito da una frase di Jaron Lanier, riportata da Luigi Muzii in questo post:

Any skill, no matter how difficult to acquire, can become obsolete when the machines improve.

E l’ho collegata alle mie competenze acquisite in tanti anni di studi e poi di professione. Ho pensato, per esempio, al mestiere di correttore di bozze che ho esercitato tanti anni fa: anche grazie al mio professore di tesi, il caro Riccardo Massano, imparai una competenza che ben si sposava col mio carattere, ovvero la pignoleria nei minimi segni grafici, la diffidenza per il doppio spazio e così via. Ma tutte quelle ore passate a sudare sui testi, che portarono al mio primo libro e alla creazione della mia attività, quale valore hanno oggi, oggi che quel mestiere è da tempo estinto?

Muzii riferisce questa frase al mestiere del traduttore:

Oggi il profilo di un professionista della traduzione si può paragonare a un tavolino a tre gambe, ognuna delle quali è essenziale, ma nessuna di esse […] continua a leggere »

Un sito 4.0

sito
Tutti i grandi progetti che sono usciti da Tesi & testi – i miei libri e le grosse traduzioni sono i primi casi che mi sovvengono – sono per me come dei figlioletti. Il sito di Tesi & testi nacque per combinazione nello stesso periodo della mia primogenita.

Ora, guardare la prima versione, oltre tredici anni dopo, mi produce un misto di tenerezza e nostalgia, con una punta di orgoglio.

La seconda versione, del 2001, era sempre brochureware, ma aveva fatto un passo in avanti.

Nel 2004 volevo il sito 3.0 (sono sempre stato stregato dalla magia dei numeri), e venne fuori un bel lavoro. Fu un progetto complesso, che durò mesi e richiese diverse competenze, ma la soddisfazione finale ripagò di tutte le fatiche.

Poi gli anni sono passati, io un po’ mi sono allontanato dall’attività, ho fatto nel corso del tempo degli aggiustamenti e dei ritocchi ma senza rivoluzioni.

Quest’anno mi è stato chiaro che dovevo fare qualcosa. Avere un sito completamente nuovo non mi pareva necessario (il flusso […] continua a leggere »

La desertificazione del lavoro

Mi soffermo ogni tanto a pensare alle differenze tra i miei inizi e quelli di chi entra oggi nel mercato del lavoro a offrire le proprie competenze e i propri servizi. Be’, a prescindere dalle cause la situazione è difficile per chiunque, dunque è triplamente difficile per chi non ha una storia lavorativa dimostrabile alle spalle.

Se penso a me, credo di essere andato più o meno sempre bene per via dell’entusiasmo che mi ha sempre contraddistinto. Ho sempre messo energia e passione nel lavoro. Mi sovviene il Pavese delle Lettere:

Io qui farò tant’altro. Studierò e lavorerò per fare della mia vita la cosa migliore e più bella di cui sarò capace. Per ora vedo quest’avvenire un po’ confusamente, ma non mi spaventa. Ho passato dei momenti atroci nella mia vita e sono ancora qui.

E un concetto simile espresse Ben Hogan:

I feel sorry for the kids these days. They don’t know what it’s like to learn that you can survive almost anything.

Allora alla fine dico è vero che non c’è lavoro, che ci sono poche possibilità, che le prospettive sono tutt’altro che rosee. Ma metti passione in quello che […] continua a leggere »

Mah

VLUU L110 / Samsung L110
Sto rileggendo, sfogliando – centellinando è il termine più preciso – le vecchie copie di Inc. È una storia d’amore che è nata nel 1998 a Philadelphia. Fu amore a prima vista: io vidi quella rivista e in un momento intuii che lì dentro c’era un mondo.

Quel mondo era fatto di adrenalina che scorreva, di storie di grandi uomini e grandi donne che facevano l’America, era la proiezione, l’idealizzazione del mio essere imprenditore. Io come volevo essere ed essere visto.

È stato bellissimo. Letture appassionanti, libri, conferenze, conversazioni, conoscenze.

Ora però il tempo è passato, io sono cambiato e in quei numeri vedo evidenziazioni che ho fatto e che adesso non mi dicono più nulla. Un po’, si parva licet, come l’ingegner Luciano De Crescenzo all’IBM alla fine degli anni Settanta.

Ripensando ora alla mia storia professionale, vedo che ho realizzato solo il 10% di quel che pensavo, e forse solo il 5% (“Vissi al cinque per cento”, direbbe Montale) di […] continua a leggere »

2012, un bilancio – e per il 2013…

VLUU L110 / Samsung L110
Come per il 2011, anche quest’anno ho pubblicato qui 52 articoli, uno per ciascun lunedì dell’anno. Ieri li ho scorsi tutti, perché penso che sia importante ogni tanto voltarsi indietro a vedere da dove arriviamo. I temi sono stati quelli annunciati, ovvero lavoro e filosofia spicciola: quel che cerco di fare in questo luogo è legare appunto il lavoro – la gestione dei progetti di traduzione nel mio caso, ma il discorso è ampliabile a qualunque occupazione – con il poco tempo che abbiamo. (E molto presto non avremo un anno in più, ma uno in meno, come direbbe don Bosco.)

A gennaio ho – abbiamo – dovuto fare i conti con la scomparsa di David Henderson, che non era solo un traduttore brillante ma anche uomo molto intelligente e persona di gran cuore. Qui e qui i miei ricordi, qui un bell’articolo di Cristina Caimotto, qui un ricordo del caro Giulio Pianese a.k.a. […] continua a leggere »

Io non torno indietro

[originariamente pubblicato su La vita 2.0 il 16 giugno 2011]

Ho fatto due conti. Non di soldi, ma di tempo, di anni, l’unica risorsa critica.

Ho pensato che la mia vita mi piace così. Anche con tutte le magagne che contiene. Anche con le sconfitte, le liti eccetera. Mi va bene così. Ci sto bene.

E poi voglio guardare avanti. Io non torno indietro. Ci ho messo tutti questi anni per arrivare – per caso – ad un risultato che mi soddisfa. Ora posso solo andare avanti posso solo migliorare.

E mi rendo anche conto che la felicità degli altri può dare fastidio. “Ma come? Io lavoro come un matto e quello pratica il 25×44 ed è pure felice?” Di domani ignoro, ma in questi tre anni sono stato sempre molto felice (di una felicità che Rita Levi-Montalcini definirebbe probabilmente da bambini, ma tant’è), ho mantenuto la mia famiglia, ho coltivato dei sogni per me grandi. Non è una ricetta e non è una garanzia, ma è – semplicemente è.

Ogni […] continua a leggere »

Eliminare il lavoro sporco


Segnalo questo articolo di Don DePalma, perché concerne una frontiera che dovrà per forza essere superata nella gestione dei progetti di traduzione.

In due parole, l’idea è di incaricare il sistema di fare buona parte del lavoro sporco, mentre il PM interviene solo quando ci sono eccezioni.

È una barriera di cui da anni tanti gli operatori del settore sono consci, perché i PM si scontrano continuamente con la ripetitività di compiti che potrebbero essere automatizzati. Ricordo che nel mio primo viaggio “d’affari” negli Stati Uniti, la mia valigia di cartone e io, uno degli incontri fu con un collega il quale mi parlò di un sistema che stava elaborando proprio con questo fine: forse era un precursore, probabilmente era troppo avanti con i tempi, poi i tempi andarono più avanti di lui e il progetto non divenne realtà; ma l’idea era proprio quella di togliere l’elemento umano dal processo ogniqualvolta ciò fosse pensabile.

Ricordo tutto questo con vividezza, ricordo il panorama che si godeva dal suo ufficio, […] continua a leggere »

STC-TAC Milan Conference: bei tempi…

Ad aprile 2005 partecipai a Milano ad una conferenza della divisione europea della STC, il TransAlpine Chapter che non mi risulta più esistere (e anche questo è un segno dei tempi). La ricordo comunque con molto piacere: molto ben organizzata, molto interessante, molto informativa.

Scrissi per “TransAlpiner”, la newsletter del gruppo, un articolo che ricordava i benefici derivanti dalla partecipazione a conferenze simili e che ripubblico volentieri qui.

The STC-TAC Milan Conference: Impressions of a First-time Attendee

Faced with these three days of conference, as a first-time attendee I was like a child that sees a new city for the first time, with all its bright lights and colors. So I had a sort of clear-minded view, which allowed me to gather the impressions that I would now like to express in this short article.

What, where and when. The Transalpine Chapter organizes a two-day general conference twice a year (in April and October). This year for the first time, the Milan conference was preceded by a meeting of the Italian Chapter.
“What’s in it for me?” I hear you ask. What does all this specifically mean for you and for your […] continua a leggere »